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Art. 672 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 672 Codice di Procedura Penale

Opposizione all’indulto: tra benefici e reati di mafia
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Procuratore Generale contro la concessione del beneficio dell'indulto a un condannato, precedentemente accordato dalla Corte di appello di Catanzaro. Il Procuratore sosteneva che il condannato non avesse diritto al beneficio a causa di una successiva condanna per associazione mafiosa. La Suprema Corte non è entrata nel merito della questione, ma ha stabilito che il ricorso deve essere qualificato come opposizione all'indulto ai sensi dell'articolo 667 del codice di procedura penale. Di conseguenza, la Cassazione ha ordinato la trasmissione degli atti alla Corte di appello di Catanzaro, affinché decida in sede di opposizione garantendo il pieno contraddittorio tra le parti.
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Opposizione all’indulto: la Cassazione salva il ricorso errato
Il Tribunale di Roma, operando come giudice dell'esecuzione, concedeva l'indulto a un condannato. Il Procuratore della Repubblica proponeva ricorso per Cassazione, sostenendo che i reati si fossero protratti oltre il limite temporale di legge fissato al 2 maggio 2006. La Suprema Corte ha chiarito che contro i provvedimenti in materia di indulto non è ammesso il ricorso diretto in Cassazione, bensì l'opposizione davanti allo stesso giudice dell'esecuzione. Tuttavia, in base al principio di conservazione degli atti, la Corte ha riqualificato il ricorso in opposizione all'indulto e ha trasmesso gli atti al Tribunale di Roma per il relativo giudizio di merito.
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Opposizione in fase di esecuzione: Cassazione annulla il no del Tribunale
Un uomo ha chiesto la revoca di una vecchia condanna per un reato nel frattempo depenalizzato e l'applicazione di un condono (indulto) su un'altra pena. Il Tribunale ha inizialmente respinto le sue richieste. L'uomo ha allora presentato un'istanza di riesame, ma il Tribunale l'ha dichiarata inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che l'opposizione in fase di esecuzione è lo strumento corretto previsto dalla legge in questi casi. Il Tribunale ha quindi sbagliato a non esaminare la richiesta nel merito e dovrà ora procedere a una nuova valutazione. La Cassazione ha annullato la decisione e rinviato il caso al Tribunale.
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Indulto: come impugnare il rigetto dell’istanza
Un condannato ha presentato istanza per ottenere l'applicazione dell'indulto in relazione a una condanna per reati in materia di stupefacenti. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta sostenendo che la permanenza del reato fosse cessata dopo il termine ultimo previsto dalla legge (2 maggio 2006), basandosi sulla data dell'arresto. Il difensore ha proposto ricorso per Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte, tuttavia, ha stabilito che contro il rigetto dell'indulto emesso 'de plano' non è ammesso il ricorso diretto in Cassazione, bensì l'opposizione davanti allo stesso giudice. In virtù del principio di conservazione degli atti, il ricorso è stato riqualificato come opposizione e gli atti sono stati trasmessi alla Corte d'Appello competente.
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Liberazione anticipata: calcolo e latitanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la decisione di un Giudice dell'esecuzione che aveva anticipato il fine pena di un condannato, attualmente latitante, applicando la detrazione per la liberazione anticipata. La Corte ha stabilito che il ricorso del PM mancava di un interesse concreto, poiché contestava solo il momento del calcolo del beneficio e non il diritto del condannato a riceverlo, rendendo l'impugnazione un mero esercizio tecnico-giuridico.
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