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Art. 672 Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 672 Codice Penale

Omessa custodia di animali: da una disattenzione al reato
Due proprietari subiscono una condanna penale per lesioni colpose causate dalla mancata vigilanza sui propri animali. Il Giudice di Pace applica la pena della multa e il Tribunale conferma integralmente la responsabilità. Gli imputati impugnano la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo vizi di motivazione e un'errata ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: il giudizio di legittimità non consente una rilettura delle prove già esaminate nel merito. La sentenza ribadisce che la violazione degli obblighi legati alla omessa custodia di animali comporta conseguenze penali definitive quando cagiona danni a terzi. I ricorrenti devono pagare le spese processuali, una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e rifondere le spese legali sostenute dalla persona offesa costituitasi parte civile.
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Morso di cane e colpa: padrone condannato per lesioni colpose
Un passante è stato aggredito e morso al gomito da un cane mentre puliva la strada con una scopa. Il Giudice di Pace e il Tribunale hanno condannato il padrone per il reato di lesioni colpose per morso di cane, infliggendogli una multa e il risarcimento del danno. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che l'animale fosse al guinzaglio e che la vittima avesse provocato la reazione anomala sventolando il manico della scopa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il detentore assume infatti una precisa posizione di garanzia che impone l'adozione di ogni cautela necessaria per prevenire aggressioni, compreso l'uso effettivo di guinzaglio e museruola. Il proprietario perde il ricorso, deve pagare le spese legali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Omessa custodia di animali: dalla prima assoluzione alla condanna
Il caso nasce dalle lesioni subite da una passante a causa dell'omessa custodia di animali da parte della proprietaria di un cane, che non aveva vigilato adeguatamente sull'animale. Dopo una prima assoluzione, il Tribunale ha condannato la proprietaria al risarcimento dei danni. Quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi nella quantificazione del danno e la mancata considerazione di un risarcimento assicurativo già avvenuto. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, la proprietaria ha presentato una formale rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e sanzionando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Responsabilità del proprietario del cane: morso e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni personali colpose a carico di un uomo, stabilendo la responsabilità del proprietario del cane per l'aggressione subita da una passante. Il pastore tedesco dell'imputato, lasciato libero senza custodia, aveva attaccato il cane della vittima. Nel tentativo di difendere il proprio animale, la donna era stata morsa alla mano, riportando lesioni guaribili in venti giorni. La difesa ha contestato un errore materiale nella data di citazione a giudizio e la mancata ammissione di una prova contraria. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: l'errore sulla data era facilmente riconoscibile e la prova richiesta non era decisiva per scardinare la ricostruzione dei fatti, ampiamente confermata dai testimoni.
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Responsabilità del proprietario del cane: assenza non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni personali colpose a carico del proprietario di un cane che aveva aggredito un passante. Il ricorrente sosteneva che la colpa fosse da attribuire esclusivamente al detentore temporaneo dell'animale, data la propria assenza fisica al momento del fatto. I giudici hanno rigettato la tesi, stabilendo che la temporanea assenza non esclude la responsabilità del proprietario del cane. Su di lui grava infatti una costante posizione di garanzia, che impone l'adozione di tutte le cautele necessarie per prevenire aggressioni o danni a terzi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna penale e il pagamento delle spese.
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Impugnazione sentenza Giudice di Pace: da ricorso ad appello
L'Imputata era stata condannata dal Giudice di Pace a una pena pecuniaria e al risarcimento dei danni per lesioni personali colpose. Contro questa decisione, la difesa ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti e la responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, quando si contesta la colpevolezza, l'atto corretto da presentare è l'appello e non il ricorso di legittimità. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la riqualificazione dell'atto, ordinando la trasmissione del fascicolo al Tribunale per lo svolgimento del processo di secondo grado. Questo principio garantisce una tutela piena per l'impugnazione sentenza Giudice di Pace.
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Responsabilità per morso di cane: assolto se c’è un randagio
Una portalettere veniva morsa alla coscia da un cane di grossa taglia mentre consegnava la posta presso un'abitazione. Il Giudice di Pace assolveva il proprietario dell'immobile dall'accusa di lesioni colpose e omessa custodia perché non vi era la certezza che il cane aggressore fosse il suo, data la presenza di un canile e di un randagio simile in zona. La persona offesa ricorreva in Cassazione contestando la formula di assoluzione e la valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la responsabilità per morso di cane richiede la certezza assoluta sull'identità dell'animale. In caso di ragionevole dubbio, l'imputato deve essere assolto con la formula "perché il fatto non sussiste". La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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