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Art. 667 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 667 Codice di Procedura Penale

Affidamento in prova al servizio sociale e reato: la pena resta
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'opposizione di una condannata, stabilendo che l'affidamento in prova al servizio sociale non ha avuto esito favorevole a causa di un nuovo reato commesso durante la misura. La donna aveva aggredito fisicamente un uomo recatosi nel suo negozio per pretendere la restituzione di un debito. La Suprema Corte ha precisato che il mero decorso del tempo non determina l'estinzione della sanzione, occorrendo una condotta effettivamente rieducativa. I giudici hanno inoltre respinto l'eccezione di incompatibilità del collegio di sorveglianza, evidenziando che la fase di opposizione appartiene al medesimo procedimento ed è volta a garantire il contraddittorio pieno senza ledere l'imparzialità del magistrato.
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Abuso edilizio: sequestro e acquisizione al patrimonio comunale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari di un manufatto abusivo contro il dissequestro dell'immobile disposto in favore del Comune anziché a loro favore. I giudici hanno chiarito che l'acquisizione al patrimonio comunale scatta automaticamente dopo novanta giorni dalla notifica dell'ordine di demolizione inottemperato. La presenza di un sequestro preventivo penale non sospende tale termine: il proprietario ha infatti l'onere di chiedere l'autorizzazione all'autorità giudiziaria per accedere all'area e demolire le opere. Risultano irrilevanti sia le successive istanze di sanatoria presentate a termine già scaduto, sia i ricorsi amministrativi che non abbiano sospeso l'efficacia del provvedimento sanzionatorio.
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Confisca per equivalente sui conti della società schermo
A seguito della condanna definitiva dell'amministratore per reati fiscali, l'autorità giudiziaria ha disposto la confisca per equivalente su somme intestate a un'altra società a lui riconducibile. La società colpita ha presentato opposizione, sostenendo la propria totale estraneità ai fatti, l'autonomia del patrimonio sociale e l'assenza di una preventiva ricerca dei beni presso l'azienda originariamente autrice della frode, nel frattempo fallita. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del blocco economico, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, accertata l'incapienza dell'ente fallito, il recupero per equivalente può colpire i beni di un'altra compagine societaria se questa opera come mero schermo fittizio. Nel caso esaminato, il condannato deteneva la quasi totalità delle quote, la delega bancaria illimitata ed effettuava prelievi per scopi personali estranei all'attività d'impresa.
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Confisca per equivalente: conti societari bloccati
La Procura Generale ha disposto il blocco di somme depositate su conti e carte di una società in accomandita semplice, ritenendola mero schermo del condannato per reati fiscali commessi con un'altra azienda fallita. La società ha contestato il prelievo sostenendo la propria totale autonomia e invocando la tutela prevista per i terzi non coinvolti nel reato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca per equivalente. I giudici hanno chiarito che l'accusa non deve compiere inutili ricerche sul patrimonio della società fallita se la sua insolvenza è manifesta. Inoltre, la misura colpisce legittimamente i beni formalmente intestati a persone giuridiche quando l'amministratore condannato ne detiene il dominio assoluto e la gestione esclusiva.
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Confisca per equivalente valida se il reo gestisce il bene altrui
Una donna contesta la confisca per equivalente disposta sull'abitazione a lei intestata dopo la condanna definitiva dell'ex coniuge. La donna afferma di avere acquistato il bene grazie ad accordi di separazione e a prestiti familiari. I giudici respingono la revoca della misura perché accertano che il condannato ha sempre mantenuto il pieno possesso di fatto dell'immobile, abitandovi e gestendolo come effettivo padrone. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma la legittimità della decisione.
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Opposizione alla confisca: no al ricorso diretto in Cassazione
Una terza interessata ha fatto valere il proprio diritto di abitazione su un immobile confiscato alla persona condannata. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta sostenendo l'assenza di buona fede. La donna ha presentato opposizione alla confisca davanti allo stesso tribunale. I giudici territoriali hanno tuttavia riqualificato l'atto come ricorso per cassazione, trasmettendo il fascicolo a Roma sul presupposto di aver già tenuto un'udienza camerale partecipata. La Corte di Cassazione ha annullato questa interpretazione. Gli ermellini hanno chiarito che l'opposizione alla confisca resta di competenza del giudice dell'esecuzione, anche se il primo provvedimento è scaturito da un'udienza camerale. La Suprema Corte ha riqualificato il rimedio e ha restituito gli atti al tribunale locale per riesaminare il merito della vicenda.
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Opposizione a decreto de plano: stop al ricorso
Un cittadino ha chiesto al Tribunale di chiarire lo stato e la destinazione di un immobile, precedentemente confiscato e poi dissequestrato. I giudici hanno dichiarato inammissibile l'istanza con una decisione immediata senza udienza, ritenendola una replica di domande già respinte. Il proprietario ha proposto ricorso diretto in Cassazione per mancato rispetto delle garanzie difensive. La Suprema Corte ha chiarito che contro il provvedimento sommario emesso sulle misure patrimoniali non spetta il ricorso diretto a Roma, ma l'opposizione a decreto de plano davanti allo stesso ufficio che ha provveduto. Applicando il principio di conservazione degli atti, i Supremi Giudici hanno convertito il ricorso in opposizione, ordinando la trasmissione del fascicolo al tribunale originario affinché fissi una regolare udienza camerale con pieno confronto tra le parti.
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Revoca della confisca: la prova nuova batte il vizio formale
La Corte di appello dichiarava inammissibile senza udienza la richiesta di revoca della confisca presentata dalla ex moglie del condannato. La misura riguardava un fabbricato, un terreno e due polizze assicurative di sua esclusiva titolarità. I giudici territoriali ritenevano la richiesta preclusa da una precedente decisione che aveva respinto un ricorso per decorrenza dei termini. La ricorrente sosteneva invece la piena liceità degli acquisti e la novità degli elementi documentali presentati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della donna e annulla il provvedimento impugnato. La Suprema Corte stabilisce che la tardività di una precedente opposizione non impedisce di proporre una nuova istanza se si introducono elementi di fatto mai valutati. Il giudice deve tutelare il diritto di difesa del terzo proprietario estraneo al reato.
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Richiesta di riabilitazione: decide il collegio, non il singolo
Il Presidente del Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inammissibile una richiesta di riabilitazione presentata da un cittadino, ritenendo mancante il decorso dei termini di legge a causa della presunta recidiva. Il condannato ha contestato la decisione, dimostrando che il giudice di merito aveva escluso la recidiva e che il termine triennale era regolarmente decorso. La Corte di Cassazione ha annullato il decreto presidenziale senza rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che il singolo Presidente non ha il potere di bocciare l'istanza. La competenza appartiene esclusivamente al Tribunale di sorveglianza in composizione collegiale. Di conseguenza, gli atti tornano all'organo collegiale per una nuova e corretta decisione.
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Revoca del sequestro conservativo negata all’erede
Un uomo condannato in via definitiva per truffa aveva acquistato un immobile con proventi societari illeciti, intestandolo formalmente al figlio. L'immobile era stato sottoposto a sequestro a garanzia dei risarcimenti dovuti alla parte civile. Il figlio ha chiesto al giudice dell'esecuzione la revoca del sequestro conservativo, sostenendo di essere l'effettivo proprietario e asserendo la prescrizione del debito risarcitorio a seguito del fallimento del padre. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del figlio. I giudici hanno chiarito che l'intestazione formale non cancella la reale disponibilità del bene in capo al condannato. Inoltre, il fallimento del debitore non estingue la pretesa risarcitoria della vittima. Chi richiede la revoca del sequestro conservativo deve documentare con precisione la cessazione definitiva del credito garantito, onere non soddisfatto nel caso di specie.
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Confisca per equivalente: scontro tra Stato e creditore
Un istituto di credito ha concesso un mutuo garantito da ipoteca su un immobile. Successivamente, lo Stato ha disposto la confisca per equivalente del bene a carico del proprietario per reati fiscali. La banca e la società cessionaria del credito hanno chiesto la vendita dell'immobile per soddisfare la propria garanzia ipotecaria. L'Agenzia del Demanio si è opposta, eccependo la decadenza dei creditori. Il giudice dell'esecuzione ha confermato il diritto del creditore ipotecario e ha assegnato un termine all'amministrazione statale per decidere la destinazione del bene. L'Agenzia del Demanio ha impugnato l'ordinanza direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha riqualificato il ricorso come opposizione all'esecuzione e ha rimesso gli atti al Tribunale. La Corte ha stabilito che contro il provvedimento del giudice dell'esecuzione sulla confisca per equivalente occorre proporre prima formale opposizione davanti allo stesso tribunale.
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Lavoro di pubblica utilità: la Cassazione salva il ricorso
Un cittadino, condannato per un reato contro il patrimonio, ha ottenuto la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità. Successivamente, ha chiesto al giudice di modificare la prescrizione del divieto di uscire dalla regione con il semplice divieto di espatrio per motivate esigenze lavorative e familiari. Il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza. Il condannato ha quindi presentato ricorso diretto in Cassazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che contro il diniego del giudice non si deve ricorrere subito in Suprema Corte, ma occorre fare opposizione davanti allo stesso Tribunale. In applicazione del principio di conservazione degli atti, la Cassazione ha riqualificato il ricorso errato in opposizione, trasmettendo gli atti al giudice di merito per un riesame completo.
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Lavoro di pubblica utilità: il ricorso diventa opposizione
Il Condannato, punito per ricettazione con pena sostituita dal lavoro di pubblica utilità e divieto di uscire dalla regione, chiede al giudice dell'esecuzione di sostituire la prescrizione territoriale con il solo divieto di espatrio per motivi di lavoro. Il Tribunale respinge la richiesta. Il Condannato propone ricorso diretto in Cassazione. La Suprema Corte stabilisce che contro il diniego di modifica delle prescrizioni del lavoro di pubblica utilità occorre proporre opposizione allo stesso giudice dell'esecuzione e non ricorso per cassazione. In applicazione del principio di conservazione degli atti, la Cassazione riqualifica l'impugnazione in opposizione e trasmette gli atti al Tribunale per il riesame.
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Revoca della confisca negata: il prestanome perde il bene
Una cittadina ha richiesto la revoca della confisca di un bene, sostenendo di esserne la legittima proprietaria. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza e la successiva opposizione. La donna ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la presunta parzialità del magistrato, il quale ha deciso sia sulla domanda iniziale sia sull'opposizione. Ha inoltre contestato l'errata valutazione della titolarità del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stesso magistrato può gestire la fase di opposizione, poiché essa fa parte del medesimo procedimento esecutivo. Inoltre, le prove hanno confermato l'intestazione fittizia: il bene è stato acquistato e saldato da un terzo. La ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Revoca prestazioni assistenziali condannato: la decisione
Un uomo condannato per reati gravi e gravemente malato beneficiava di aiuti economici statali. L'Ente Previdenziale ha disposto la revoca prestazioni assistenziali condannato a seguito della sentenza penale definitiva. L'esecuzione della pena principale era stata tuttavia sospesa per motivi di salute. Il condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione di congelare il taglio del sussidio. Il giudice ha respinto la richiesta e la difesa ha proposto ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione diretta era errata. I giudici supremi hanno riqualificato il ricorso come semplice opposizione. Di conseguenza, gli atti sono stati ritrasmessi al giudice di primo grado per decidere la questione attraverso la procedura corretta.
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Confisca allargata: il giudicato prevale sui ricorsi tardivi
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di revoca di una confisca allargata avente ad oggetto un immobile acquistato in comunione dei beni da un uomo condannato per reati di mafia e dalla moglie. Il condannato contestava la misura in fase di esecuzione lamentando il difetto di ragionevolezza temporale tra l'acquisto del bene e i reati. La moglie, come terza interessata, contestava a sua volta i presupposti del provvedimento. La Suprema Corte ha stabilito che la confisca allargata disposta con sentenza definitiva non può essere messa in discussione in sede esecutiva in assenza di fatti o prove nuove. Inoltre, il terzo interessato può solo difendere la titolarità del bene, ma non può contestare i presupposti legali della misura applicata al condannato. I ricorsi sono stati entrambi rigettati.
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Sequestro preventivo e opposizione: conversione del ricorso
Una società commerciale contestava l'ordine di sgombero relativo a due chioschi posti sotto sequestro preventivo per presunta invasione di terreno demaniale. Il Giudice dell'Esecuzione respingeva la richiesta di revoca dello sgombero con decisione emessa senza udienza. La società proponeva ricorso diretto in Cassazione lamentando la violazione dei principi di proporzionalità. La Corte di Cassazione ha chiarito che in materia di sequestro preventivo e opposizione contro le decisioni assunte senza contraddittorio occorre prima svolgere la fase di opposizione locale. Invece di rigettare il ricorso, la Corte lo ha riqualificato come opposizione, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale competente per il giudizio di merito.
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Conversione della pena pecuniaria: stop al blocco del giudice
Il Pubblico Ministero ha chiesto la conversione della pena pecuniaria per un condannato che non aveva pagato le sanzioni dovute. Il Magistrato di Sorveglianza ha rifiutato di decidere. Il giudice ha preteso che la Procura unificasse prima tutte le condanne tramite un provvedimento di cumulo. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione segnalando l'errore del giudice. La Corte di Cassazione ha chiarito la procedura corretta. La Suprema Corte ha riqualificato il ricorso in un atto di opposizione. Di conseguenza, i giudici hanno inviato nuovamente gli atti al Magistrato di Sorveglianza. Quest'ultimo dovrà ora riesaminare la pratica e decidere sulla conversione della pena pecuniaria applicando le dovute garanzie del contraddittorio.
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Confisca obbligatoria dei beni: niente eredità per il condannato
Un cittadino, condannato con sentenza irrevocabile per reati ambientali insieme al padre e al fratello, ha proposto opposizione contro l'ordinanza del giudice dell'esecuzione. L'ordinanza aveva individuato le particelle catastali colpite dalla misura patrimoniale. Il ricorso lamentava violazioni del contraddittorio dovute al decesso del padre coimputato e alla presenza di diritti spettanti agli eredi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La **confisca obbligatoria dei beni** impedisce l'ingresso delle aree nell'asse ereditario. Il ricorrente non vantava alcun interesse diretto da tutelare, non essendo proprietario dei terreni al momento della condanna e risultando anch'egli condannato per lo stesso illecito.
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Confisca per equivalente: la Cassazione respinge il ricorso
L'Azienda impugna il provvedimento che conferma la confisca per equivalente di somme di denaro e beni immobili. La misura era stata disposta per responsabilità amministrativa da reato ai sensi del Decreto Legislativo 231 del 2001. La società lamenta la prescrizione della misura e presunte irregolarità nelle procedure di esecuzione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici chiariscono che il termine di prescrizione quinquennale decorre soltanto dal momento in cui la sentenza passa definitivamente in giudicato. Inoltre, le operazioni di apprensione dei beni eseguite dalla polizia giudiziaria sotto la delega del Pubblico Ministero risultano del tutto legittime. La Corte conferma la validità del sequestro e condanna L'Azienda al pagamento delle spese processuali.
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