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Art. 649 Codice Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 649 Codice Penale

Appropriazione indebita tra conviventi: la convivenza non salva
L'Imputato ha prelevato indebitamente 300 euro dal conto corrente della compagna e, successivamente, ha denunciato falsamente alle autorità che il prelievo era stato effettuato da ignoti. Scoperto grazie alle telecamere di sorveglianza della banca, è stato condannato per simulazione di reato e appropriazione indebita. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'applicabilità della causa di non punibilità prevista per i reati patrimoniali commessi a danno del coniuge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che l'esenzione da pena non si applica in caso di appropriazione indebita tra conviventi non sposati (more uxorio), poiché la tutela speciale della stabilità familiare è riservata dalla Costituzione esclusivamente al matrimonio, lasciando fuori le unioni di fatto.
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Patrocinio Infedele Annullato: Avvocato Condannato per Truffa
Un avvocato viene condannato per truffa e patrocinio infedele per aver ingannato un suo cliente. L'avvocato aveva comunicato un importo di onorari liquidato dal giudice molto più alto del reale (120.000 euro invece di 20.000), facendosi consegnare 100.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa, ma ha annullato quella per patrocinio infedele. I giudici hanno stabilito un principio importante: il reato di patrocinio infedele si configura solo se il danno al cliente deriva da una cattiva gestione *all'interno* del processo. Comunicare falsamente l'esito della causa è un'azione esterna al processo e costituisce, in questo caso, il reato di truffa, evitando così una doppia condanna per lo stesso fatto.
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Ne bis in idem: quando non si applica al reato associativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la violazione del principio del 'ne bis in idem'. L'imputato, già condannato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, era stato nuovamente sottoposto a misura cautelare per fatti simili. La Corte ha stabilito che la valutazione sull'identità dei fatti tra due procedimenti è una questione di merito, non decidibile in sede di legittimità con un ricorso diretto. Ha inoltre precisato che, per un reato permanente con contestazione 'aperta', la condanna di primo grado non estende automaticamente la colpevolezza fino alla data della sentenza senza prove specifiche.
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