Un uomo ha incassato un assegno da 45.000 euro dal conto dei genitori dopo la morte del padre. Il fratello ha sporto querela per appropriazione indebita, ma oltre il termine di tre mesi da quando aveva scoperto il fatto. La Corte d'Appello ha assolto l'imputato, riqualificando il fatto come furto. La Cassazione ha respinto il ricorso del fratello confermando la tardività della querela. Infatti, nei rapporti tra fratelli non conviventi, anche il furto aggravato richiede la querela della persona offesa. Di conseguenza, il ritardo nel presentare la denuncia rende il reato non più perseguibile, determinando la sconfitta della parte civile e la sua condanna al pagamento delle spese processuali.
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