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Art. 633 Codice Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Prescrizione del Reato: Occupazione Abusiva, Condanna Annullata
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore condannato per occupazione abusiva di un immobile. Il Lavoratore ha contestato la condanna, sostenendo l'intervenuta prescrizione del reato. La Corte ha riconosciuto che il termine di sei anni per la prescrizione del reato era scaduto. Questo è avvenuto tra la data della sentenza di primo grado (4 marzo 2013) e il decreto di citazione per il giudizio di appello (26 luglio 2019). Nonostante la contestata recidiva, il termine massimo di prescrizione non era stato superato. La Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata senza rinvio, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione del reato.
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Depenalizzazione Danneggiamento: Ricorso Inammissibile, Condanne Confermate
Un gruppo di persone ha subito una condanna per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e invasione di edifici privati durante una manifestazione. I condannati hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato di danneggiamento fosse stato depenalizzato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha chiarito che la depenalizzazione del danneggiamento non riguarda tutte le condotte, ma solo quelle non aggravate o non commesse in contesti specifici. Poiché la questione non era stata sollevata nei gradi precedenti, la Cassazione non ha potuto esaminarla nel merito, confermando le condanne e il diniego della sospensione condizionale della pena.
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Poteri G.i.p. indagini preliminari: Ordine legittimo, termine annullato
Un Giudice per le indagini preliminari (G.i.p.) aveva ordinato al Pubblico Ministero di indagare su un nuovo reato (invasione di terreni o edifici, ex art. 633 c.p.) e fissato un termine di sessanta giorni per queste nuove indagini. Il Pubblico Ministero ha contestato questa decisione. La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti dei **poteri G.i.p. indagini preliminari**. Ha stabilito che il G.i.p. può legittimamente ordinare l'iscrizione di un nuovo reato nel registro delle notizie di reato, anche se non era stato inizialmente contestato. Tuttavia, la Corte ha ritenuto "abnorme" (irregolare e invalida) la fissazione di un termine per lo svolgimento di tali indagini, in quanto esorbita dalle sue competenze. La Cassazione ha quindi annullato solo la parte dell'ordinanza relativa al termine.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: la Cassazione si corregge
Il Condannato ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Corte di Cassazione che aveva confermato la sua condanna per invasione di terreni. Il ricorrente ha evidenziato un errore materiale nel calcolo della prescrizione: il termine ordinario di sei anni era interamente decorso tra la sentenza di primo grado e il decreto di citazione in appello. La precedente sezione della Cassazione aveva erroneamente applicato l'aumento per la recidiva, ignorando che nessun atto interruttivo era intervenuto prima dello spirare del termine ordinario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ha revocato la sentenza impugnata e ha fissato una nuova udienza per la discussione del merito.
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Reato di calunnia: assoluzione se il fatto è solo civile
Una donna, assegnataria di un appartamento dopo la separazione, denunciava i conduttori e il legale dell'ex coniuge per la mancata consegna tempestiva delle chiavi, ipotizzando il reato di appropriazione indebita. Condannata nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. La Suprema Corte ha chiarito che l'appropriazione indebita non può riguardare beni immobili e che la mancata consegna delle chiavi costituisce un mero inadempimento civile. Di conseguenza, denunciare un fatto che non costituisce reato esclude in radice il reato di calunnia, il quale richiede l'incolpazione di un fatto penalmente rilevante. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Remissione tacita di querela: l’assenza giustificata non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di edifici nei confronti di un gruppo di occupanti abusivi di un immobile. I ricorrenti sostenevano che la mancata comparizione in udienza della comproprietaria dell'immobile costituisse una remissione tacita di querela, dato che era stata avvertita che l'assenza sarebbe stata interpretata in tal senso. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, rilevando che la persona offesa aveva giustificato per due volte la propria assenza, prima per uno sciopero aereo e poi per un infortunio. Tali giustificazioni dimostrano la chiara volontà di insistere nell'azione penale e non di rinunciarvi. Di conseguenza, non si è verificata alcuna remissione tacita di querela e la condanna a carico degli occupanti è diventata definitiva.
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Invasione di edifici: legittimo l’ingresso, escluso il reato
L'Assegnatario di un alloggio popolare, entrato legittimamente nell'immobile nel 1998, subisce la revoca dell'assegnazione nel 2015 ma si rifiuta di rilasciare l'appartamento. Il Tribunale dispone il sequestro preventivo ipotizzando il reato di invasione di edifici. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'occupante e annulla il sequestro senza rinvio. I giudici chiariscono che il reato di invasione di edifici punisce solo l'introduzione abusiva dall'esterno e non la semplice permanenza nell'immobile dopo la scadenza o la revoca del titolo. La condotta costituisce un illecito civile o amministrativo, ma non ha rilevanza penale.
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Sequestro preventivo: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un'area costiera adibita a campeggio, respingendo il ricorso dei gestori che rivendicavano la proprietà privata del terreno. Gli imputati, accusati di occupazione abusiva di suolo demaniale e violazioni ambientali, contestavano la natura pubblica dell'area. La Suprema Corte ha stabilito che le questioni relative alla proprietà e all'epoca di costruzione delle opere sono valutazioni di merito che non possono essere affrontate in sede di legittimità, ma devono essere risolte durante il dibattimento penale.
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Sequestro preventivo: stop all’occupazione demaniale
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un'area di oltre 30.000 mq occupata da una struttura turistica. I ricorrenti, eredi della precedente gestione, contestavano la misura sostenendo l'insussistenza del reato e la mancanza di attualità del pericolo. La Corte ha stabilito che l'occupazione di suolo demaniale senza titoli validi giustifica il vincolo reale, poiché la libera disponibilità dei manufatti abusivi determina un costante aggravamento del carico urbanistico, indipendentemente dalla risalenza nel tempo delle opere.
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Corruzione e alloggi popolari: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per diversi soggetti coinvolti in un sistema di Corruzione finalizzato alla gestione illecita di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il meccanismo prevedeva il pagamento di tangenti a funzionari di un ente gestore per ottenere la regolarizzazione di occupazioni abusive o la riduzione indebita di debiti morosi. La Suprema Corte ha ribadito che il reato sussiste anche se il pubblico ufficiale non è identificato nominativamente, purché sia certo il mercimonio delle funzioni. Inoltre, è stato riconosciuto il concorso dei privati nei reati di falso e accesso abusivo ai sistemi informatici, in quanto condotte necessarie e prefigurate per il raggiungimento dell'obiettivo illecito.
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Occupazione abusiva: no reato se c’è subentro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro per occupazione abusiva immobile. Il caso riguardava persone subentrate in un alloggio popolare a seguito di uno scambio autorizzato dal Comune. La Corte ha stabilito che non si configura il reato di invasione di edifici (art. 633 c.p.) se non c'è un'introduzione arbitraria 'dall'esterno', ma un semplice subentro con il consenso del precedente assegnatario, anche se la procedura potesse avere vizi amministrativi.
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Notifica PEC difensore: valida anche se unica per più
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di quattro imputati condannati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. La sentenza stabilisce che la notifica PEC al difensore è valida anche se effettuata con un unico atto per più assistiti, purché i nominativi siano indicati nel documento. Inoltre, chiarisce che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se i reati, pur derivando dalla stessa azione, tutelano beni giuridici diversi (es. getto pericoloso di cose vs. lesioni), non essendoci identità del fatto storico-naturalistico.
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Sequestro preventivo demanio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo demanio. Il caso riguardava l'occupazione abusiva di un'area marittima con attrezzature balneari. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale, che aveva escluso il 'periculum in mora' in quanto le attrezzature erano state rimosse a fine stagione, costituisce un apprezzamento di merito non sindacabile in sede di legittimità, se logicamente motivato.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
Un caso di sequestro preventivo per occupazione abusiva di un immobile giunge in Cassazione. Tuttavia, la Corte dichiara l'inammissibilità del gravame a seguito della rinuncia al ricorso presentata dalla parte, condannandola alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Impugnazione patteggiamento: no alla prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7027/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario contro una sentenza di patteggiamento. La Corte ha stabilito che, a seguito di un patteggiamento, l'imputato non può più sollevare la questione della prescrizione del reato, poiché questa non rientra tra i motivi tassativi di impugnazione previsti dall'art. 448, comma 2-bis del codice di procedura penale. Inoltre, ha ribadito che un'errata valutazione giuridica non costituisce un "errore di fatto" che giustifichi un ricorso straordinario.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di manifestanti condannati per resistenza a pubblico ufficiale aggravata durante uno sgombero. La sentenza conferma che l'assalto a un furgone e il lancio di oggetti verso le forze dell'ordine integrano pienamente il reato, comprese le aggravanti del numero di persone e dell'uso di corpi contundenti. I ricorsi sono stati respinti in quanto basati su riesami dei fatti, non consentiti in sede di legittimità.
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Associazione mafiosa: quando si partecipa al clan?
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'imputata contro una misura cautelare per partecipazione ad un'associazione mafiosa a conduzione familiare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la valutazione del Tribunale del Riesame sui gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha ritenuto che il ruolo di collegamento con il padre detenuto e la gestione degli interessi economici del clan fossero elementi sufficienti a configurare la partecipazione al sodalizio criminale, anche in assenza di condotte violente dirette.
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Associazione mafiosa: Cassazione conferma la detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di essere il "reggente" di un'associazione mafiosa dedita al controllo della pesca e del traffico di stupefacenti. La Corte ha rigettato il ricorso della difesa, che lamentava una motivazione carente e basata su prove datate. Secondo la Suprema Corte, le numerose intercettazioni provano in modo inequivocabile l'attualità del controllo mafioso del territorio e la pericolosità del soggetto, giustificando pienamente la detenzione.
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Sequestro preventivo e proprietà: la decisione penale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che manteneva un sequestro preventivo su un immobile, deferendo la questione della proprietà al giudice civile. La Corte ha stabilito che il giudice penale deve prima valutare la legittimità del sequestro stesso (fumus delicti), e solo in caso di annullamento del vincolo, può rimettere la controversia sulla proprietà al giudice civile per decidere a chi restituire il bene.
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Sequestro preventivo: poteri del giudice del riesame
In un caso di sequestro preventivo di un immobile con titolarità contesa, la Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame. Quest'ultimo aveva rigettato l'istanza di dissequestro rimettendo la questione della proprietà al giudice civile. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice del riesame ha il dovere di valutare in via preliminare la sussistenza dei presupposti del sequestro (il cosiddetto fumus commissi delicti), potendo devolvere la controversia sulla proprietà al giudice civile solo se, all'esito della sua valutazione, decide di annullare il sequestro e disporre la restituzione del bene.
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