LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 628 Codice Penale — Sezione Terza Penale

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 628 Codice Penale

Reddito di cittadinanza: condanna e revoca del sussidio
La Corte di Cassazione conferma la condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza a un soggetto che aveva omesso di dichiarare una condanna definitiva per reati di stampo mafioso. La Corte ribadisce la legittimità dei requisiti morali, come l'assenza di condanne per reati ostativi negli ultimi dieci anni, quale presupposto inderogabile per l'accesso al beneficio.
Continua »
Ricorso inammissibile: Cassazione su tentata rapina
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per diversi imputati condannati in appello per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, tentata rapina aggravata e altri reati. La sentenza analizza i limiti dell'impugnazione dopo un accordo sulla pena, la legittimità dell'uso di intercettazioni provenienti da altri procedimenti e i criteri per configurare il tentativo punibile. La Corte ha ritenuto le censure dei ricorrenti generiche o volte a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando così la decisione dei giudici di merito.
Continua »
Esigenze cautelari: il ‘tempo silente’ non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che il lungo periodo trascorso dai fatti ('tempo silente') avesse affievolito le esigenze cautelari. La Corte ha stabilito che, per reati di tale gravità, il solo passare del tempo non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità sociale, in assenza di prove concrete di un effettivo allontanamento dal contesto criminale.
Continua »
Utilizzabilità intercettazioni Sky-Ecc: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, confermando la misura della custodia cautelare in carcere per reati di associazione mafiosa e narcotraffico. La sentenza stabilisce la piena utilizzabilità delle intercettazioni Sky-Ecc ottenute tramite cooperazione giudiziaria internazionale con le autorità francesi. La Corte ha ritenuto infondate le censure difensive relative all'impossibilità di analizzare l'algoritmo di decriptazione e ha ribadito che, nei reati di mafia, il mero decorso del tempo ("tempo silente") non è sufficiente a escludere le esigenze cautelari.
Continua »
Prove atipiche: lecite le videoriprese in azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro il sequestro del suo stabilimento per reati ambientali. La sentenza chiarisce che le videoriprese di aree aziendali visibili dall'esterno, quali cortili e ingressi, sono da considerarsi prove atipiche lecite e non richiedono autorizzazione giudiziaria, poiché il luogo di lavoro non equivale a una privata dimora. Inoltre, i campionamenti effettuati durante controlli amministrativi, prima dell'iscrizione nel registro degli indagati, sono pienamente utilizzabili.
Continua »
Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanne
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati da un imprenditore e un suo collaboratore. L'imprenditore era stato condannato per reati tributari (utilizzo di fatture per operazioni inesistenti), mentre il collaboratore per favoreggiamento personale nei confronti di un soggetto legato alla criminalità organizzata. Inizialmente accusato di tentata estorsione, il reato del collaboratore era stato riqualificato in appello. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi perché generici, volti a una nuova valutazione dei fatti (non consentita in sede di legittimità) e non specificamente correlati alle motivazioni della sentenza d'appello. La decisione conferma quindi le condanne e le pene rideterminate in secondo grado.
Continua »
Riparazione ingiusta detenzione: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che negava la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte ha stabilito che il giudice della riparazione non può fondare il diniego sulla base di una diversa valutazione degli stessi elementi già considerati e ritenuti non sufficienti per una condanna nel giudizio di merito. La condotta dell'assolto non può essere considerata gravemente colposa se gli elementi a sostegno erano già disponibili al giudice della cautela e sono stati poi smentiti nel processo principale.
Continua »
Riparazione ingiusta detenzione e reato prescritto
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto assolto per alcuni reati ma prosciolto per un altro a causa della prescrizione. La Corte ha stabilito che se il reato prescritto, da solo, era idoneo a giustificare la custodia cautelare sofferta, non spetta alcun indennizzo. La decisione sottolinea che la prescrizione non equivale a un'assoluzione nel merito, precludendo così la richiesta di risarcimento.
Continua »