LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 628 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 20 di 40

Altri anni per Art. 628 Codice Penale

Rapina aggravata: l’arma non trovata non esclude il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Rapina aggravata di un imputato, il quale aveva contestato la sussistenza dell'aggravante legata all'uso dell'arma, poiché questa non era stata ritrovata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la disponibilità dell'arma, anche se non rinvenuta, era stata ampiamente dimostrata dalle testimonianze dei presenti. L'assenza fisica dell'arma non esclude la Rapina aggravata se le prove testimoniali ne confermano l'utilizzo. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Attenuanti Generiche Negate: La Cassazione Conferma la Sentenza
Un Condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che non gli riconosceva le attenuanti generiche per un reato contro il patrimonio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito un principio fondamentale: il giudice non deve motivare il diniego delle attenuanti generiche se mancano elementi positivi a favore del Condannato. Al contrario, la concessione di tali attenuanti richiede sempre una motivazione specifica. Il Condannato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Qualificazione giuridica come rapina: no a nuovi motivi
Un imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la condanna ricevuta dalla Corte d'Appello. L'imputato ha contestato per la prima volta la qualificazione giuridica come rapina del fatto commesso e la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo riguardante la qualificazione giuridica come rapina non era mai stato sollevato prima e non può essere introdotto per la prima volta in sede di legittimità. Le doglianze sulla pena si limitavano a riprodurre argomenti già esaminati e correttamente respinti dai giudici di secondo grado. Di conseguenza, l'imputato deve pagare le spese del processo oltre a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Tentata rapina impropria: il furto fallito diventa reato grave
Un uomo tenta di rubare all'interno di un supermercato, ma l'addetto alla sicurezza lo scopre. Per assicurarsi la fuga e l'impunità, l'uomo aggredisce con violenza il vigilante. I giudici di merito lo condannano per la fattispecie di tentata rapina impropria, escludendo lo stato di necessità invocato dalla difesa. L'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito per un grave stato di bisogno e contestando la qualificazione del reato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici confermano che la tentata rapina impropria sussiste anche quando il furto non si consuma, ma il soggetto usa violenza subito dopo per fuggire. L'imputato deve quindi pagare le spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricorso inammissibile per motivi generici: condanna e multa
L'Imputato propone ricorso alla Corte di Cassazione a seguito della condanna per il reato di rapina aggravata. La difesa contesta la responsabilità penale attraverso argomentazioni astratte e lamenta la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per motivi generici. Le doglianze sollevate non analizzano le specifiche argomentazioni della sentenza impugnata. I giudici rilevano inoltre che le attenuanti generiche erano già state riconosciute nel giudizio precedente. La decisione comporta la conferma definitiva della pena, la condanna al pagamento delle spese del processo e il versamento di cinquemila euro alla Cassa delle Ammende per la palese colpa nella redazione dell'atto.
Continua »
Diniego circostanze attenuanti generiche: la rapina esclude il beneficio
Un Lavoratore è stato condannato per rapina. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il **diniego circostanze attenuanti generiche** da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che le circostanze attenuanti generiche non sono un diritto automatico, ma richiedono elementi positivi a favore dell'imputato. Nel caso specifico, le modalità allarmanti della rapina rendevano incompatibile la concessione del beneficio. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no al riesame dei fatti
Un uomo condannato per i reati di rapina aggravata e lesioni personali presenta ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per contestare la sentenza d'appello. La difesa ripropone le stesse argomentazioni già valutate e respinte dai giudici di secondo grado, chiedendo una nuova disamina delle prove e la concessione delle attenuanti. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando in via definitiva la condanna penale e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende a causa della reiterazione acritica delle censure.
Continua »
Patteggiamento impugnato: la Cassazione nega il ricorso per vizi di motivazione
Un Lavoratore, condannato per rapina tramite patteggiamento, ha presentato un ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'impugnazione patteggiamento è possibile solo per specifici motivi legati alla volontà dell'imputato, alla qualificazione del fatto o all'illegalità della pena, escludendo i vizi di motivazione. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Tentata rapina impropria: la violenza per fuggire costa la condanna
L'imputata ha sottratto un bene e ha successivamente esercitato violenza fisica contro la persona presente per garantirsi la fuga e l'impunità. La difesa ha sostenuto l'assenza dell'elemento soggettivo del reato, evidenziando la successiva restituzione della cosa. I giudici di merito hanno tuttavia confermato la condanna per il delitto di tentata rapina impropria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla donna: la condotta violenta finalizzata a fuggire perfeziona il delitto prima dell'eventuale riconsegna della refurtiva. L'imputata deve quindi pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violenza a Pubblico Ufficiale: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un Lavoratore è stato condannato per rapina aggravata, porto abusivo di armi e violenza a pubblico ufficiale. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la condanna per violenza a pubblico ufficiale, lamentando vizi di motivazione e travisamento della prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni generiche e già esaminate dalla Corte d'Appello. La condanna per violenza a pubblico ufficiale è stata confermata, poiché il Lavoratore era consapevole della qualifica dei suoi inseguitori.
Continua »
Concordato in appello: no al ricorso per contestare la pena
L'Imputato, condannato per furto e rapina, concorda una riduzione della sanzione in secondo grado attraverso il concordato in appello. Nonostante l'accordo raggiunto con la procura, l'Imputato propone successivamente ricorso per Cassazione per contestare la propria responsabilita e la quantita della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che l'intesa sanzionatoria impedisce di ridiscutere la responsabilita penale o il calcolo della pena nei successivi gradi di giudizio. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la colpa nella presentazione dell'impugnazione.
Continua »
Tentativo di rapina: ricorsi bocciati in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati condannati per tentativo di rapina. I giudici di secondo grado avevano riqualificato l'accusa originaria riconoscendo la sussistenza del delitto tentato e rideterminando le pene. Uno degli imputati ha presentato l'impugnazione personalmente, violando l'obbligo di avvalersi di un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Gli altri due imputati hanno riproposto le medesime censure già respinte dalla Corte d'appello, richiedendo una nuova e non consentita valutazione dei fatti. La Suprema Corte ha confermato la validità della sentenza precedente, condannando ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Identificazione certa, ricorso penale inammissibile: la Cassazione
La Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna di un individuo per un reato contro il patrimonio (rapina). L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione sull'identificazione come aggressore. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che il ricorso riproponeva argomenti già esaminati e che l'identificazione da parte della persona offesa era certa e attendibile, anche per la rapidità dell'intervento delle forze dell'ordine. L'inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Tentata rapina impropria: ricorso inammissibile, condanna confermata
Un individuo è stato condannato per tentata rapina impropria e altri reati dalla Corte d'Appello. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la condanna, l'applicazione della recidiva, il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la pena complessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la sentenza precedente, ritenendo le censure manifestamente infondate. La Corte d'Appello aveva fornito una motivazione logica e congrua, basata su prove certe e sulla pericolosità dell'imputato, giustificando il diniego delle attenuanti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di rapina: strattonare la vittima conferma la condanna
L'Imputato ha sottratto beni a una persona strattonandola con forza. La Corte di Appello ha confermato la responsabilità dell'uomo per il reato di rapina. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la violenza non fosse dimostrata e che la pena fosse eccessiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che gli strattonamenti costituiscono violenza diretta a compiere la sottrazione. Inoltre, la mancanza di pentimento e la gravità della condotta giustificano la pena. L'Imputato deve pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricorso per Cassazione inammissibile: la pena concordata è definitiva
Il Giudice per le Indagini Preliminari di Mantova aveva applicato una pena concordata (patteggiamento) a un imputato per reati di rapina e furto. L'imputato ha presentato un ricorso per Cassazione, contestando la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che non si può contestare la pena concordata in Cassazione, a meno che non sia stata determinata contro la legge, circostanza non verificatasi nel caso. L'imputato deve quindi pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
Continua »
Valido il riconoscimento fotografico: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per rapina e lesioni personali. Gli imputati contestavano la propria responsabilità penale sostenendo l'inutilizzabilità delle prove. La Suprema Corte ha chiarito che il riconoscimento fotografico effettuato durante le indagini preliminari costituisce una prova del tutto valida per fondare la condanna, specialmente se il processo si svolge con il rito abbreviato. Tale elemento, unito ai referti medici del 118 sulle lesioni e alle dichiarazioni coerenti della vittima, dimostra in modo solido la colpevolezza. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso in Cassazione e revisione dei fatti
L'Imputata ha proposto impugnazione contro la decisione d'appello che la condannava per vari reati, tra cui rapina, lesioni personali, furto e danneggiamento. La difesa contestava la credibilità della persona offesa e la valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha stabilito l'Inammissibilità del ricorso in Cassazione. I giudici hanno chiarito che in sede di legittimità non si possono riesaminare i fatti o la valutazione delle testimonianze già svolta dai giudici di merito. Se la motivazione della sentenza precedente risulta logica e completa, la Cassazione non può sovrapporre la propria decisione. Di conseguenza, l'Inammissibilità del ricorso in Cassazione ha comportato la condanna dell'Imputata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per profili di colpa.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per il reato di rapina in concorso. L'uomo ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando vizi di motivazione. In particolare, il ricorrente ha contestato l'attendibilità della Persona Offesa e il diniego alla riapertura dell'istruttoria in appello. La Suprema Corte ha stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti o valutare nuovamente le prove. Inoltre, la richiesta di assumere nuove prove in appello ha carattere del tutto eccezionale. L'Imputato perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Tentata Rapina: Danno di Speciale Tenuità Negato per Violenza e Danno
Un Lavoratore è stato condannato per tentata rapina. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte d'Appello aveva negato questa circostanza, considerando la gravità delle conseguenze della violenza e l'entità del danno patrimoniale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che per valutare il danno di speciale tenuità in una tentata rapina si deve considerare non solo il potenziale danno economico, ma anche gli effetti dannosi sulla persona offesa. La sentenza ha ribadito che la rapina è un reato plurioffensivo.
Continua »