La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione dei beni di un imprenditore edile, rigettando il suo ricorso. Il ricorrente sosteneva che la sproporzione tra il suo patrimonio e i redditi dichiarati fosse giustificata da proventi derivanti da evasione fiscale (quindi da attività lecita, sebbene non dichiarata). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'evasione fiscale non può mai essere utilizzata come giustificazione per sanare la sproporzione patrimoniale nell'ambito di una confisca di prevenzione. Inoltre, i giudici hanno confermato la legittimità del termine di dieci giorni per proporre appello contro tali provvedimenti, escludendo violazioni del diritto di difesa. Di conseguenza, la confisca dei beni è stata definitivamente confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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