L'Imputato è stato condannato per detenzione di circa ventuno grammi di marijuana destinati allo spaccio. Contro la decisione d'appello, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della pena sostitutiva e lamentando un'omessa valutazione prognostica sulla pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i numerosi precedenti penali specifici, già puniti con il carcere, evidenziano una condotta di vita dedita stabilmente al reato. Di conseguenza, la scelta dei giudici di merito di negare la pena sostitutiva risulta pienamente motivata, poiché una misura non detentiva non garantirebbe il ravvedimento del reo. L'Imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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