Un uomo subisce la revoca della sospensione condizionale della pena da parte del Tribunale poiché ha commesso un nuovo reato durante il periodo di prova di cinque anni. Il condannato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che l'avviso di fissazione dell'udienza gli è stato notificato in ritardo rispetto ai dieci giorni previsti dalla legge. La Suprema Corte dichiara il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici spiegano che il ritardo nella notifica genera una nullità a regime intermedio, la quale risulta sanata se l'avvocato difensore presente in aula non la eccepisce formalmente e tempestivamente durante l'udienza. Di conseguenza, la revoca del beneficio resta pienamente valida ed efficace, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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