La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione applicata a beni immobili e quote societarie formalmente intestati ai familiari di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La difesa sosteneva la mancanza di una base legale certa per la pericolosità generica prima di una nota sentenza della Corte EDU, ma i giudici hanno ribadito che l'evoluzione giurisprudenziale nazionale aveva già reso il precetto sufficientemente determinato. La decisione sottolinea che la confisca di prevenzione, incidendo sul diritto di proprietà e non sulla libertà personale, ammette una precisione normativa integrata dall'interpretazione costante dei giudici, confermando il sequestro dei beni in assenza di prove concrete sulla loro lecita provenienza.
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