La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo accusato di cessione di stupefacenti a minorenne. L'imputato aveva venduto quasi 3 grammi di marijuana, pari a 15 dosi, a un ragazzo più giovane. La sua difesa si basava sulla tesi del 'consumo di gruppo', sostenendo che l'acquisto fosse condiviso. I giudici hanno respinto questa versione, dichiarando il ricorso inammissibile. Le prove, in particolare i messaggi scambiati tra i due, dimostravano chiaramente una vendita e non un accordo per un acquisto comune. La Corte ha ribadito che l'interpretazione dei fatti e delle prove spetta ai giudici di merito e non può essere messa in discussione in Cassazione, se la motivazione è logica.
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