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Art. 61 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 61 Codice di Procedura Penale

Visita medica del detenuto: il giudice non può negare l’esperto
Un privato in stato di custodia cautelare in carcere ha chiesto l'autorizzazione per far accedere un medico di fiducia ed eseguire un prelievo pilifero, volto ad accertare la propria tossicodipendenza. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta ritenendo non provata l'attualità della patologia. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza stabilendo che la visita medica del detenuto da parte di un consulente privato costituisce un diritto fondamentale. Il giudice non possiede il potere di sindacare la necessità clinica o l'opportunità dell'accertamento. L'autorizzazione può essere negata unicamente in presenza di documentati rischi di pregiudizio per le indagini o per il processo in corso.
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Riesame del sequestro preventivo: non proprietario sconfitto
Un indagato ha impugnato il sequestro preventivo di una nave da diporto intestata a una società straniera. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile il riesame per carenza di interesse, poiché l'indagato non era proprietario del bene. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la cancellazione della misura cautelare avrebbe favorito l'archiviazione del procedimento penale a suo carico. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. Il principio di diritto stabilisce che il riesame del sequestro preventivo proposto dall'indagato non proprietario richiede un interesse concreto e attuale a rimuovere un pregiudizio giuridico diretto sul bene, non potendo consistere nella mera speranza di un esito favorevole nelle indagini principali.
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Visita del medico di fiducia in carcere: il GIP non può negarla
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha respinto la richiesta di un detenuto in custodia cautelare volta a ottenere una visita del medico di fiducia in carcere a proprie spese. Il magistrato ha fondato il diniego sull'assenza di patologie gravi e sul timore generico di comunicazioni con l'esterno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore e ha annullato l'ordinanza senza rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che la visita del medico di fiducia in carcere costituisce una diretta espressione del diritto alla salute. Il giudice non possiede il potere di sindacare l'opportunità clinica o l'utilità della visita sanitaria richiesta dal detenuto. L'autorizzazione può essere negata solo in presenza di comprovate, concrete e specifiche esigenze di tutela delle indagini e genuinità della prova.
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Riesame del sequestro probatorio: legittimo ma senza interesse
La Procura ha disposto il sequestro probatorio di macchinari aziendali e di smartphone intestati a terzi durante una perquisizione per reati di droga. L'amministratore della società indagata ha presentato richiesta di riesame in proprio per bloccare l'uso probatorio di tali beni nel procedimento a suo carico. Il Tribunale del riesame ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità. La Suprema Corte ha chiarito che l'indagato ha la legittimazione formale a impugnare il sequestro di beni non suoi. Tuttavia, manca il necessario interesse concreto e attuale se l'unico scopo è paralizzare le prove dell'accusa. Il riesame del sequestro probatorio serve a tutelare diritti soggettivi lesi e non ad anticipare eccezioni difensive di merito.
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Sequestro beni di terzi: onere della prova e regole
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di sequestro preventivo emesso nei confronti di un soggetto non indagato. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di sequestro beni di terzi, non è sufficiente dimostrare l'incompatibilità dei redditi del possessore, ma è necessario fornire la prova positiva che i beni siano nella disponibilità effettiva dell'indagato.
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Sequestro preventivo: quando il denaro è profitto reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni imprenditori contro il sequestro preventivo di una cospicua somma in contanti, ritenuta profitto di reati fiscali. La sentenza ribadisce che il ricorso per cassazione contro misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge e non per vizi logici della motivazione, a meno che questa non sia totalmente assente o meramente apparente.
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Fatture soggettivamente inesistenti: la condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per dichiarazione fraudolenta a carico dell'amministratore di una società che gestiva un supermercato. Il caso riguarda l'utilizzo di fatture per servizi, quali caricamento scaffali e cassa, emesse da un'altra impresa. I giudici hanno stabilito che, nonostante le prestazioni fossero state effettivamente eseguite, si trattava di fatture soggettivamente inesistenti, poiché mascheravano un'intermediazione illecita di manodopera anziché un legittimo contratto d'appalto. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, ribadendo che la diversità tra il soggetto che emette la fattura e quello che realmente esegue la prestazione è sufficiente per configurare il reato.
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