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Art. 605 Codice Penale — Sezione Quarta Penale

Altri anni per Art. 605 Codice Penale

Ingiusta Detenzione: Assoluzione non basta per il Risarcimento
Un Cittadino, dopo essere stato sottoposto a custodia cautelare e successivamente assolto da alcuni reati, ha richiesto l'equa riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello aveva accolto la sua domanda. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha però impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, stabilendo che il giudice deve sempre verificare se la condotta del Cittadino abbia contribuito, con dolo o colpa grave, alla sua detenzione, anche in caso di successiva assoluzione. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Narcotraffico e misure cautelari: il carcere resta inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un soggetto accusato di ricoprire ruoli organizzativi in un'associazione dedita al narcotraffico e misure cautelari. Nonostante le contestazioni della difesa sull'attendibilità dei collaboratori di giustizia e sulle intercettazioni, i giudici hanno ritenuto solido il quadro indiziario. Il ricorrente, oltre a partecipare a un raid armato, avrebbe continuato a gestire lo spaccio dal carcere tramite telefoni cellulari clandestini. La Corte ha ribadito l'operatività della doppia presunzione di pericolosità, ritenendo insufficienti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico data la capacità del soggetto di mantenere contatti con il clan e la sua condotta violenta durante la detenzione.
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Ingiusta detenzione: difesa debole non nega il risarcimento
Una donna, assolta dopo un periodo di arresti domiciliari, si vede negare il risarcimento per ingiusta detenzione a causa di una difesa ritenuta debole. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13073/2023, ha annullato tale decisione, stabilendo che una difesa inefficace non costituisce automaticamente la 'colpa grave' necessaria per escludere il diritto all'equa riparazione. Il giudice deve individuare una condotta specifica e causalmente rilevante che ha indotto in errore l'autorità giudiziaria.
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Riparazione ingiusta detenzione: niente risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che non spetta la riparazione per ingiusta detenzione se, a fronte di più accuse, anche una sola di esse si conclude con una declaratoria di prescrizione. Tale esito procedurale, non essendo un'assoluzione nel merito, impedisce il sorgere del diritto al risarcimento, anche se per altre imputazioni vi sia stata un'assoluzione piena.
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Errore legge penale: no scusante per straniero
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero, sottoposto a custodia cautelare per coltivazione di un'ingente quantità di stupefacenti. L'imputato sosteneva un errore sulla legge penale, affermando di non conoscere l'illegalità della sua condotta in Italia, di essere stato ingannato e costretto. La Corte ha ritenuto che le sue argomentazioni fossero una mera riproposizione di tesi già respinte e che l'ignoranza della legge non fosse scusabile, data l'enormità della coltivazione e la possibilità di allontanarsi.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa la esclude
Un individuo, assolto dall'accusa di associazione mafiosa, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che le sue frequentazioni assidue e consapevoli con esponenti di un clan criminale costituissero una colpa grave che ha contribuito a causare l'arresto, creando una falsa apparenza di colpevolezza.
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