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Art. 600 Codice Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 600 Codice Penale

Riduzione in schiavitù e prostituzione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sedici anni di reclusione per un'imputata accusata di tratta, violenza sessuale, riduzione in schiavitù e prostituzione forzata di una giovane donna straniera. La vittima era arrivata in Italia con la falsa promessa di poter studiare, ma era stata assoggettata mediante riti intimidatori e costretta a prostituirsi per ripagare un debito fittizio di 35.000 euro. La condannata gestiva le violenze persino mentre si trovava agli arresti domiciliari per reati analoghi. La difesa ha tentato di screditare la giovane testimone e di sostenere l'impossibilità di commettere i reati durante la misura cautelare. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: le dichiarazioni della persona offesa sono coerenti, dettagliate e riscontrate da prove certe, mentre i motivi del ricorso erano generici.
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Riparazione per errore giudiziario negata per ricorso tardivo
Una cittadina, condannata a dieci anni di carcere e poi assolta con formula piena dopo oltre trecento giorni di detenzione, ha promosso una domanda di riparazione per errore giudiziario. La Corte di Appello territoriale ha respinto la richiesta risarcitoria della richiedente. Contro tale decisione, il legale dell'interessata ha notificato un ricorso per cassazione oltre il termine di quindici giorni previsto dal rito penale. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile per tardività, condannando l'interessata al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro. L'errore processuale sui tempi cancella il diritto all'indennizzo.
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Riduzione in schiavitù: condannati i finti aiuti ai migranti
Tre imputati sono stati condannati per tratta di persone, riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione ed estorsione. Due sorelle straniere erano state reclutate e condotte in Italia, soggiogate con riti tribali e costrette a prostituirsi sotto minaccia di un falso debito di viaggio di venticinquemila euro. Mentre il reclutatore le controllava e minacciava, una coppia di connazionali le ospitava e ne incassava i proventi. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei tre imputati, confermando le condanne inflitte nei gradi precedenti con pene tra i dodici e i quindici anni di reclusione. La Corte ha ribadito che il reato di riduzione in schiavitù si configura anche senza la totale privazione della libertà, essendo sufficiente una grave compromissione della capacità di autodeterminazione della vittima, accentuata dalla vulnerabilità culturale e dall'uso di minacce esoteriche.
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