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Art. 600 Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 600 Codice Penale

Custodia cautelare in carcere: il sequestro beni non basta
L'Imprenditore, indagato per associazione mafiosa e riduzione in schiavitù, ha proposto ricorso chiedendo la revoca della misura cautelare. La difesa sosteneva che il sequestro di tutte le sue aziende e il tempo trascorso avessero annullato il rischio di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. I giudici hanno chiarito che, per i reati associativi di stampo mafioso, la presunzione delle esigenze cautelari decade solo dinanzi al recesso effettivo dell'indagato o allo scioglimento del gruppo criminale. Il semplice sequestro dei beni aziendali o il mero decorso del tempo non bastano a dimostrare l'allontanamento definitivo dall'organizzazione.
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Espulsione come sanzione alternativa: negata per i reati gravi
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un detenuto straniero, condannato per riduzione in schiavitù commessa nel 1996, l'accesso alla misura dell'espulsione come sanzione alternativa. Il detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'inserimento del reato tra quelli ostativi, avvenuto nel 2003, non potesse applicarsi retroattivamente al suo caso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'espulsione come sanzione alternativa ha natura prettamente amministrativa e non rieducativa. Di conseguenza, non si applicano i limiti di retroattività tipici delle sanzioni penali e delle misure alternative penitenziarie. Inoltre, nel 1996 la misura non esisteva ancora, escludendo qualsiasi legittimo affidamento del condannato.
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