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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia all’impugnazione: niente spese se la misura decade
Un indagato, inizialmente sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati legati al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione contro il diniego di sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. Durante lo svolgimento del giudizio di legittimità, la misura cautelare è stata revocata dall'autorità giudiziaria competente. Di conseguenza, la difesa ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il punto centrale della decisione riguarda l'esonero dal pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria: i giudici hanno stabilito che, non essendoci soccombenza ma un venir meno dell'interesse non imputabile al ricorrente, non è dovuta alcuna somma alla Cassa per le ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: dalla difesa alla sanzione.
Un cittadino ha presentato ricorso contro un'ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano. Successivamente alla presentazione, il ricorrente ha deciso personalmente di depositare un atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte di Cassazione, preso atto della volontà del soggetto, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione è stata assunta seguendo la procedura semplificata prevista per i casi di rinuncia manifesta. Oltre alla dichiarazione di inammissibilità, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma equitativa a favore della Cassa delle ammende. La **Rinuncia al ricorso per cassazione** comporta infatti la chiusura del procedimento con oneri economici a carico della parte che recede, come previsto dal codice di procedura penale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: costi e inammissibilità
Un cittadino detenuto aveva presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Ravenna che negava l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne definitive. Durante il procedimento, il ricorrente ha depositato formalmente una rinuncia al ricorso per cassazione presso l'ufficio matricola della casa circondariale. La Suprema Corte, preso atto della validità della rinuncia, ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Oltre alla chiusura del caso, la Corte ha condannato il soggetto al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende, valutando la natura del ricorso e la tardività del ripensamento.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: effetti e costi legali
Una donna, condannata in appello per furto in abitazione e utilizzo indebito di carte di credito, aveva inizialmente presentato ricorso alla Suprema Corte. Tuttavia, durante la detenzione, ha scelto formalmente di presentare la rinuncia al ricorso per Cassazione tramite una dichiarazione al Direttore della struttura carceraria. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà, dichiarando il ricorso inammissibile. Tale decisione comporta il passaggio in giudicato della condanna precedente, con l'obbligo per la ricorrente di pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende. La procedura conferma che la rinuncia è un atto unilaterale che interrompe definitivamente l'iter giudiziario.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due imputati contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. I ricorrenti avevano concordato la pena con il Procuratore Generale, rinunciando contestualmente agli altri motivi di gravame. La Suprema Corte ha chiarito che tale rinuncia determina una preclusione processuale invalicabile. Il giudice di secondo grado, accogliendo il concordato in appello, non è tenuto a motivare su questioni non devolute o sul mancato proscioglimento d'ufficio. Il ricorso per cassazione resta esperibile solo per vizi della volontà o illegalità della sanzione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che, nonostante l'adesione al concordato in appello, lamentava la mancata valutazione delle cause di proscioglimento. La sentenza chiarisce che l'accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. implica una rinuncia consapevole a tutti i motivi di gravame, inclusa la verifica d'ufficio delle condizioni previste dall'art. 129 c.p.p., rendendo impossibile contestare tali aspetti in sede di legittimità.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver aderito al concordato in appello, contestava la determinazione della pena ai sensi dell'art. 133 c.p. La Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena previsto dall'art. 599-bis c.p.p. comporta la rinuncia implicita a far valere vizi relativi al trattamento sanzionatorio, rendendo il ricorso inammissibile salvo i casi di pena illegale.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello, lamentava l'omessa verifica delle cause di proscioglimento nel merito. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. comporta una rinuncia ai motivi di appello, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati. Pertanto, il giudice non ha l'obbligo di motivare l'insussistenza di cause di assoluzione ex art. 129 c.p.p. se queste non sono oggetto dell'accordo.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e costi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte di Appello. Il ricorso, incentrato esclusivamente sul trattamento sanzionatorio, è stato oggetto di una formale rinuncia al ricorso depositata dal difensore munito di procura speciale. Tale atto ha determinato la sopravvenuta carenza di interesse, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: guida agli effetti legali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. Il ricorrente ha successivamente depositato un atto formale di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha stabilito che tale atto, avendo natura negoziale e abdicativa, determina l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, oltre alla chiusura del procedimento, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, poiché la legge non distingue tra le diverse cause di inammissibilità ai fini delle sanzioni pecuniarie.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. L'imputato, condannato per reati inerenti agli stupefacenti, aveva concordato la pena rinunciando ai motivi di appello, ma ha successivamente tentato di contestare in Cassazione la sussistenza di un'aggravante. La Suprema Corte ha chiarito che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli punti oggetto dell'accordo, rendendo inammissibili le doglianze su profili già rinunciati, come le circostanze del reato.
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Concordato in appello: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., ha tentato di contestare la sentenza per violazione dell'art. 129 c.p.p. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena implica una rinuncia ai motivi non concordati, rendendo il concordato in appello un limite invalicabile per successive doglianze di merito, salvo vizi sulla formazione della volontà o difformità della pronuncia rispetto all'accordo.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di concordato in appello. Il ricorrente lamentava un errore nel calcolo del quantitativo di stupefacenti sequestrati, sostenendo che tale svista avesse viziato il suo consenso all'accordo sulla pena. La Suprema Corte ha chiarito che il concordato in appello, disciplinato dall'art. 599-bis c.p.p., limita drasticamente i motivi di ricorso in Cassazione, escludendo le doglianze relative al merito o a questioni rinunciate, come la qualificazione giuridica del fatto.
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Rinuncia al ricorso: effetti e conseguenze legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso. La ricorrente, attraverso il proprio difensore munito di procura speciale, ha scelto di non proseguire l'azione legale. Tale decisione comporta l'estinzione immediata del rapporto processuale e la definitività della sentenza impugnata, oltre alla condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Assolti ma Condannati alle Spese
Due imputati, precedentemente assolti per violazione di domicilio per la particolare tenuità del fatto, avevano presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, hanno deciso di ritirare l'impugnazione. La Corte Suprema, prendendo atto della loro decisione, ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Questa ordinanza chiarisce che la rinuncia al ricorso in Cassazione comporta automaticamente la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, trasformando una vittoria processuale in una sconfitta economica.
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Rapina e cellulare: inammissibilità del ricorso se si ridiscutono i fatti
Una persona, sottoposta a misura cautelare per rapina aggravata, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. Le prove a suo carico includono la geolocalizzazione del cellulare e il ritrovamento di refurtiva nella sua auto. La Corte Suprema ha stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione perché i motivi presentati non denunciavano reali violazioni di legge, ma miravano a ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Corte. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'indagato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Ricettazione: condanna e possesso di beni rubati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione in appello, dopo un'iniziale assoluzione. Il caso riguardava il possesso di un telefono cellulare rubato, utilizzato poco dopo il furto. La Corte ha stabilito che la rinuncia all'impugnazione del Pubblico Ministero deve essere formale e non può essere desunta da semplici conclusioni orali. Inoltre, ha chiarito che la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale non è necessaria se la riforma della sentenza non dipende da una diversa valutazione della prova testimoniale, ma da una differente interpretazione logica dei fatti accertati.
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Rinuncia al ricorso: costi e inammissibilità
Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che riqualificava il reato ai sensi dell'art. 424 c.p. e rideterminava la pena. Successivamente, il soggetto ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso: costi e conseguenze legali
Un imputato, condannato per la detenzione illecita di oltre 14 chilogrammi di hashish, ha presentato istanza di rinuncia al ricorso in Cassazione tramite comunicazione PEC. La Suprema Corte, preso atto della volontà del ricorrente, ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Tale decisione comporta, per legge, la condanna del soggetto al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. La rinuncia al ricorso chiude definitivamente il procedimento penale, rendendo irrevocabile la condanna precedente.
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Rinuncia all’impugnazione: effetti e conseguenze
Un soggetto condannato per violazione delle misure di prevenzione ha presentato ricorso in Cassazione, ma successivamente il suo difensore ha depositato una rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha chiarito che la rinuncia, se supportata da procura speciale, estingue immediatamente il rapporto processuale. Tale atto determina l'inammissibilità del ricorso e il passaggio in giudicato della sentenza di condanna, con conseguente obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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