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Art. 52 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 52 Codice Civile

Lavori socialmente utili: paga da dipendente? No della Cassazione
Una lavoratrice impiegata in un progetto di lavori socialmente utili ha chiesto il pagamento di differenze retributive per le ore eccedenti le 20 settimanali, pretendendo un calcolo basato sulla paga di un dipendente pubblico di pari livello. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che i lavori socialmente utili non costituiscono un rapporto di lavoro subordinato, ma un istituto speciale di natura assistenziale e formativa. Pertanto, la retribuzione per le ore extra deve essere calcolata secondo le norme specifiche previste per gli L.S.U. e non con le regole applicabili ai dipendenti. L'appello della lavoratrice è stato dichiarato inammissibile.
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Compenso integrativo LSU: no alla paga da dipendente, vince la P.A.
Un Lavoratore Socialmente Utile (LSU) ha chiesto a una Pubblica Amministrazione differenze retributive per le ore eccedenti le 20 settimanali, sostenendo che il calcolo dovesse essere equiparato a quello di un dipendente. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che il rapporto dei LSU è speciale, di natura assistenziale e non assimilabile al lavoro subordinato. Pertanto, il calcolo del **compenso integrativo LSU** deve seguire le norme specifiche (D.Lgs. 468/1997) e i criteri del contratto collettivo applicato dall'ente, incluso il divisore orario previsto. Il Lavoratore ha perso la causa perché la sua pretesa si basava su un'errata equiparazione tra le due tipologie di rapporto.
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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia della PA
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per i dirigenti medici a cui non è stata corrisposta la parte variabile dell'indennità di posizione. L'inerzia della Pubblica Amministrazione nel completare le procedure di valutazione e pesatura degli incarichi costituisce un inadempimento contrattuale che genera una perdita di chance risarcibile, liquidabile dal giudice anche in via equitativa.
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Risarcimento perdita di chance: non è tassabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3804/2023, ha stabilito un importante principio in materia fiscale: il risarcimento del danno per perdita di chance professionale non è soggetto a tassazione. Il caso riguardava alcuni dirigenti medici che avevano ricevuto somme a titolo transattivo da un'Azienda Sanitaria per la mancata attivazione di un sistema di valutazione e incentivazione. L'Amministrazione Finanziaria riteneva tali somme un reddito da lavoro dipendente e quindi tassabili. La Suprema Corte ha invece chiarito che questo tipo di indennizzo non sostituisce un reddito mancato (lucro cessante), ma ripara un danno emergente, ovvero la perdita della possibilità di crescita professionale ed economica. Pertanto, non costituendo reddito, il risarcimento perdita di chance è fiscalmente esente.
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