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Art. 516 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 516 Codice Penale

Frode in commercio: latte vaccino non ammesso nella mozzarella
Il titolare di un caseificio ha subito una condanna per vendita di alimenti non genuini e tentata frode in commercio aggravata. L'imprenditore vendeva mozzarella a denominazione protetta contenente una percentuale di latte bovino pari al 2%, a fronte del limite massimo di tolleranza fissato all'1% dal disciplinare. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la particolare tenuità del fatto, la modestia dello sforamento e l'assenza di dolo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'alterazione degli ingredienti non riguardava singoli prodotti isolati ma l'intera organizzazione della filiera produttiva. Tale condotta rende l'alimento radicalmente diverso da quello promesso ai consumatori, integrando pienamente la responsabilità penale.
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Inammissibilità ricorso generico: il caso 131-bis
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato dal titolare di una macelleria, condannato per la vendita di alimenti non genuini. La difesa chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), ma il motivo è stato ritenuto generico. Questa decisione sottolinea che l'onere di dimostrare i presupposti per la non punibilità ricade sull'imputato, che deve fornire argomentazioni specifiche, pena l'inammissibilità del ricorso generico. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un macellaio condannato per l'uso di solfiti nella carne. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme", ovvero la presenza di due sentenze di merito concordanti, e sulla genericità dei motivi di ricorso, che non contestavano efficacemente le motivazioni delle corti inferiori.
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Vendita sostanze alimentari non genuine: il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la vendita di sostanze alimentari non genuine. L'olio, etichettato come extravergine 100% italiano, era in realtà olio di semi con clorofilla. La Corte ha confermato che la nozione di sostanza 'non genuina' comprende anche prodotti che non contengono gli ingredienti e le quantità previste dalla legge, e ha ribadito l'impossibilità di far prevalere le attenuanti generiche sulla recidiva qualificata.
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