Un uomo ha fornito false generalità a pubblico ufficiale durante un controllo di polizia, dichiarando un nome fittizio. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo, giustificando la menzogna con un improvviso malore, la paura di ritorsioni per una presunta parentela con un ex dittatore e il timore di conseguenze penali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando integralmente la condanna per il delitto di false attestazioni. I giudici hanno chiarito che il timore personale costituisce solo un movente e non cancella la consapevolezza di mentire, confermando anzi la precisa volontà di eludere i controlli. La Suprema Corte ha inoltre convalidato la revoca della sospensione condizionale della pena precedentemente accordata, poiché l'uomo ha commesso il nuovo reato entro i cinque anni dal passaggio in giudicato della precedente condanna.
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