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Art. 49 TFUE

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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9046/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggettività passiva ai fini dell'imposta unica sulle scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite un centro trasmissione dati (CTD). La Corte ha stabilito che la normativa italiana non viola i principi dell'Unione Europea, in quanto la tassa si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse sul territorio nazionale, senza discriminazioni basate sulla sede legale. Viene quindi confermata la piena responsabilità fiscale del bookmaker estero, anche per periodi d'imposta precedenti alle norme di interpretazione autentica.
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Concessione pubblica e mercato illegale: la Cassazione
Una società titolare di una concessione pubblica per la raccolta di scommesse ha citato in giudizio le Amministrazioni concedenti, lamentando i danni derivanti dalla mancata repressione del mercato illegale. Dopo una condanna in sede arbitrale, confermata in appello, le Amministrazioni si sono rivolte alla Cassazione. La Suprema Corte, riconoscendo la novità e l'importanza della questione sulla responsabilità dello Stato in una concessione pubblica, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per un esame approfondito.
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Concessioni balneari: limiti al potere del giudice
Una società di gestione balneare ha impugnato una decisione del Consiglio di Stato che, disapplicando le proroghe legislative nazionali, aveva confermato la scadenza della sua concessione demaniale marittima. La società lamentava un eccesso di potere giurisdizionale, sostenendo che i giudici avessero invaso la sfera del legislatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che interpretare le norme e disapplicare quelle interne in contrasto con il diritto dell'Unione Europea rientra pienamente nella funzione del giudice e non costituisce un vizio di giurisdizione.
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Tassazione dividendi non residenti: la discriminazione
Un trust caritatevole con sede nel Regno Unito ha contestato la maggiore ritenuta fiscale applicata ai dividendi percepiti da società italiane, sostenendo una discriminazione rispetto al trattamento più favorevole riservato a enti residenti simili. I giudici di merito hanno respinto il ricorso. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'elevata importanza e novità delle questioni legate al principio di non discriminazione UE e alla tassazione dividendi non residenti, non ha deciso nel merito ma ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Imposta unica scommesse: bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7540/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggezione all'imposta unica scommesse per l'annualità 2010. È stata ribadita la responsabilità solidale del bookmaker estero, privo di concessione, con i centri di trasmissione dati operanti sul territorio italiano. La Corte ha escluso qualsiasi profilo di discriminazione rispetto alla normativa UE, ritenendo l'imposta applicabile a chiunque raccolga gioco in Italia, e ha chiarito che la responsabilità del bookmaker sussisteva anche prima delle modifiche legislative del 2011.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma la tassa
Un operatore di scommesse estero ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse per l'anno 2014, sostenendo la violazione del diritto UE e l'illegittimità dell'imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede dell'operatore o dalla presenza di una concessione. È stata inoltre ribadita la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il Centro Trasmissione Dati (CTD) locale, ritenendo la normativa non discriminatoria e conforme ai principi europei.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione e gli operatori
Un'azienda internazionale di scommesse, operante in Italia attraverso centri locali senza concessione statale, ha contestato l'applicazione dell'imposta unica scommesse per l'anno 2014, sostenendo una discriminazione secondo il diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la piena legittimità del tributo. La Corte ha stabilito che l'imposta unica scommesse si applica a tutte le giocate raccolte sul territorio italiano, a prescindere dalla sede legale dell'operatore, ed è giustificata da motivi di interesse pubblico. È stata inoltre confermata la validità della responsabilità solidale tra l'operatore estero e il centro di raccolta locale.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica scommesse per l'anno 2014. La sentenza stabilisce che il tributo non è discriminatorio nei confronti degli operatori esteri e si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano. Viene inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero, privo di concessione, e il gestore del Centro Trasmissione Dati (CTD) che opera per suo conto in Italia.
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Imposta unica scommesse: bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse a carico di un bookmaker estero operante in Italia senza concessione. Il ricorso della società è stato rigettato, stabilendo che la responsabilità fiscale sussiste anche per gli operatori stranieri, in solido con i gestori delle ricevitorie, per l'attività di raccolta gioco sul territorio nazionale per l'anno di imposta 2012.
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Tassa scommesse bookmaker: la Cassazione conferma
Un bookmaker estero e il suo Centro Trasmissione Dati (CTD) italiano hanno impugnato un avviso di accertamento relativo alla tassa unica sulle scommesse per l'anno 2011. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la responsabilità solidale di entrambi i soggetti per il pagamento della tassa scommesse bookmaker. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta da chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano, anche in assenza di una concessione statale, e ha ribadito che la normativa è conforme ai principi costituzionali e al diritto dell'Unione Europea per le annualità a partire dal 2011.
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Imposta Unica Scommesse: Cassazione conferma la tassa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un bookmaker estero contro l'Agenzia delle Dogane, confermando la legittimità dell'imposta unica sulle scommesse per gli anni 2012-2013. La Corte ha stabilito che la normativa italiana non viola il diritto UE, non è discriminatoria e giustifica la tassazione per tutelare l'ordine pubblico e i consumatori, affermando la piena responsabilità solidale del bookmaker estero.
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Imposta scommesse bookmaker estero: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6033/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che l'imposta scommesse bookmaker estero si applica anche agli operatori privi di concessione italiana che raccolgono gioco sul territorio nazionale tramite Centri Trasmissione Dati (CTD). È stata affermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il gestore del CTD, escludendo qualsiasi discriminazione o violazione del diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5857/2024, ha definito una controversia sull'imposta unica scommesse per l'anno 2009. Ha stabilito che una ricevitoria (CTD) che opera per un bookmaker estero non è soggetta all'imposta per i periodi antecedenti al 2011, accogliendo il suo ricorso sulla base di una precedente sentenza della Corte Costituzionale. Per il bookmaker estero, invece, la Corte ha confermato la debenza del tributo, ma ha annullato le sanzioni a causa dell'obiettiva incertezza normativa esistente all'epoca dei fatti.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un operatore di scommesse estero e del titolare di una ricevitoria italiana, confermando la loro responsabilità solidale per il pagamento dell'imposta unica scommesse relativa all'anno 2011. La Corte ha stabilito che la normativa nazionale che impone tale obbligo anche a soggetti privi di concessione è legittima e compatibile con il diritto europeo, non essendo necessario un rinvio alla Corte di Giustizia UE. Inoltre, è stato chiarito che la mancata traduzione dell'avviso di accertamento non ne determina l'invalidità se il destinatario ha dimostrato di averne compreso il contenuto.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5705/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità solidale con il centro trasmissione dati (CTD) italiano per il pagamento dell'imposta unica scommesse relativa all'anno 2014. La Corte ha stabilito che la normativa non viola il diritto dell'Unione Europea, in quanto si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano. Inoltre, ha chiarito che l'illegittimità costituzionale precedentemente dichiarata per la stessa norma riguarda solo i periodi d'imposta anteriori al 2011, poiché dal 2011 in poi le parti avevano la possibilità di adeguare i loro contratti per ripartire il carico fiscale.
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Imposta unica scommesse: legittima per bookmaker esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5675/2024, ha rigettato il ricorso di un bookmaker estero contro l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, confermando la piena legittimità dell'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse. La Corte ha stabilito che la normativa italiana non è discriminatoria né contraria al diritto UE, e ha riaffermato la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il Centro Trasmissione Dati (CTD) locale per il pagamento del tributo relativo all'anno 2013.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2750/2024, ha rigettato il ricorso di un Centro Trasmissione Dati (CTD) e di un bookmaker estero, confermando la loro responsabilità solidale per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2011. La Corte ha stabilito che, a partire dal 2011, la normativa permetteva alle parti di rinegoziare i loro accordi commerciali per trasferire l'onere fiscale, superando i profili di incostituzionalità validi solo per gli anni precedenti. È stata inoltre respinta la tesi della violazione del diritto UE, poiché l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano senza discriminazioni.
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Imposta unica scommesse: CTD non responsabili
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse a carico di un Centro Trasmissione Dati (CTD). Facendo leva su una sentenza della Corte Costituzionale, i giudici hanno stabilito che per le annualità d'imposta antecedenti al 2011, il soggetto passivo del tributo è esclusivamente il bookmaker che organizza le scommesse, e non l'intermediario che si limita a raccogliere le giocate.
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Imposta Unica scommesse: CTD non tassabile prima del 2011
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2153/2024, ha stabilito che i Centri Trasmissione Dati (CTD) non sono soggetti passivi dell'Imposta Unica scommesse per le annualità d'imposta precedenti al 2011. La decisione si fonda su una precedente sentenza della Corte Costituzionale (n. 27/2018) che ha dichiarato illegittima l'estensione retroattiva della responsabilità fiscale a tali intermediari. Per il periodo in esame (anno 2007), l'unico soggetto tenuto al pagamento del tributo è il bookmaker, con o senza concessione, e non il centro che si limita a raccogliere le giocate.
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Legittimazione associazioni: sì all’intervento in giudizio
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che negare aprioristicamente la legittimazione ad agire delle associazioni di categoria a intervenire in un giudizio amministrativo costituisce un diniego di giurisdizione. Il caso riguardava due associazioni del settore turistico-balneare escluse da un processo relativo alla proroga di una concessione demaniale. La Corte ha chiarito che le associazioni tutelano un interesse collettivo, proprio e distinto da quello del singolo associato, e il loro diritto a partecipare al processo non può essere negato senza una valutazione concreta del loro statuto e degli interessi perseguiti. La sentenza del Consiglio di Stato è stata cassata con rinvio.
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