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Art. 49 Codice della Crisi d'Impresa — Anno 2026

Altri anni per Art. 49 Codice della Crisi d'Impresa

Liquidazione giudiziale: quando gli interessi salvano i creditori
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale a carico di una società debitrice. L'impresa non ha fornito i bilanci degli ultimi tre esercizi né altre scritture contabili idonee a dimostrare il mancato superamento delle soglie dimensionali di non assoggettabilità alla procedura. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che la semplice presentazione di un'istanza di autotutela non cancella i debiti fiscali. Infine, il credito dei creditori istanti, calcolato includendo gli interessi moratori maturati, superava ampiamente la soglia di legge di 30.000 euro, rendendo legittima l'apertura della procedura concorsuale a prescindere dalle pendenze tributarie.
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Inammissibilità concordato preventivo: il ritardo costa la liquidazione
Un'azienda ha presentato una domanda preliminare di concordato preventivo con riserva, ma ha depositato la proposta completa con sei giorni di ritardo rispetto al termine perentorio fissato dal Tribunale. Il Tribunale ha dichiarato l'inammissibilità del concordato preventivo e ha aperto la liquidazione giudiziale. L'azienda ha impugnato la decisione, chiedendo una proroga o la rimessione in termini. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando che il termine non era prorogabile, soprattutto in presenza di richieste di liquidazione giudiziale da parte dei creditori. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del concordato preventivo, ribadendo che la tardività e la contemporanea presenza di istanze di liquidazione giudiziale precludevano ogni estensione o conversione della procedura.
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Stato di insolvenza: crediti Superbonus non salvano dal fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la liquidazione giudiziale di un'impresa di costruzioni, stabilendo un principio chiave sullo stato di insolvenza. L'azienda si era opposta sostenendo che le sue difficoltà erano temporanee e dovute al blocco della cessione dei crediti Superbonus, di cui possedeva un ingente ammontare nel proprio cassetto fiscale. I giudici hanno chiarito che la presenza di un patrimonio, anche cospicuo, sotto forma di crediti fiscali non esclude lo stato di insolvenza se questi non possono essere trasformati rapidamente in liquidità per pagare i debiti. L'incapacità strutturale di adempiere alle obbligazioni prevale sul valore teorico degli asset. L'appello dell'impresa è stato quindi respinto.
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