La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti condannati per ricettazione, riciclaggio e falsità in registri legati al commercio di oro. Un acquirente aveva comprato gioielli preziosi senza registrarli, sostenendo di averli scambiati con un orologio di lusso. Un gestore di negozi aveva acquistato semilavorati industriali d'oro, distruggendo i registri e conservando strumenti di fusione in casa. Una legale rappresentante aveva inserito dati falsi nei registri dell'attività. La Suprema Corte ha confermato la condanna dei ricorrenti. I giudici hanno ribadito che il dolo di ricettazione si configura come dolo eventuale quando l'acquirente accetta consapevolmente il rischio della provenienza illecita dei beni, specialmente in presenza di mancate registrazioni e giustificazioni inverosimili. I ricorrenti devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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