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Art. 47 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 47 Codice Civile

Valore di liquidazione nel concordato: stop ai finti plusvalori
Un'Azienda in crisi propone un concordato preventivo in continuità indiretta basato sull'offerta d'acquisto della propria attività. Nel determinare il valore di liquidazione nel concordato, l'Azienda indica tuttavia una stima dei singoli beni molto più bassa, qualificando la differenza rispetto all'offerta reale come un plusvalore liberamente distribuibile ai creditori. Il Tribunale e la Corte d'Appello dichiarano la proposta inammissibile. L'Azienda ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso ma stabilisce un fondamentale principio di diritto: il valore di liquidazione nel concordato deve includere la reale offerta d'acquisto dell'azienda in esercizio. Non è lecito sottostimare i beni simulando una vendita atomistica al solo scopo di distribuire arbitrariamente le risorse. L'Azienda perde il ricorso.
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Concordato preventivo liquidatorio: stop se i dati mancano
Un ente creditore ha presentato istanza per aprire la liquidazione giudiziale contro una società in crisi. La debitrice ha risposto depositando un piano di concordato preventivo liquidatorio per bloccare il fallimento. Il tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta a causa di gravi lacune informative, omessa certificazione dei debiti previdenziali e fiscali e mancata indicazione delle possibili azioni legali. La corte d'appello ha confermato la decisione, aprendo la liquidazione giudiziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice. I giudici hanno chiarito che il controllo del tribunale sulla completezza informativa è doveroso e rigoroso. In presenza di vizi gravi e insanabili, il tribunale non è obbligato a fissare una seconda udienza se le parti hanno già partecipato al procedimento unitario.
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Elezione di domicilio nel mutuo: la Cassazione dà ragione alla banca
Un istituto di credito avviava un pignoramento immobiliare contro un debitore inadempiente. Il debitore si opponeva sostenendo che la notifica del pignoramento fosse inesistente, poiché eseguita presso la Casa Comunale, luogo indicato come elezione di domicilio nel mutuo. La Corte d'Appello accoglieva l'opposizione ritenendo nulla tale clausola. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'accordo contrattuale rimane pienamente valido ed efficace per tutte le fasi della procedura esecutiva. Di conseguenza, la notifica effettuata presso il domicilio eletto, anche se coincide con la Casa Comunale, è del tutto regolare. La Suprema Corte ha quindi rigettato l'opposizione del debitore, confermando la validità del pignoramento promosso dalla banca.
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Liquidazione giudiziale: la sede cambia ma il giudice resta
Due creditrici hanno chiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società a responsabilità limitata. La società debitrice aveva trasferito la propria sede legale da Roma a Concorezzo meno di un anno prima del deposito del ricorso. Sia il Tribunale di Roma che il Tribunale di Monza si sono dichiarati incompetenti, sollevando un conflitto negativo di competenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che il trasferimento della sede legale avvenuto nell'anno antecedente alla domanda è irrilevante per determinare il giudice competente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Roma, disponendo la riassunzione della causa entro sessanta giorni.
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Notificazione al domicilio eletto: PEC ignorata, causa a rischio?
Una società creditrice ottiene un ordine di pagamento per 180.000 euro. La società debitrice si oppone, sostenendo che il documento di debito sia falso. Il caso si complica sulla validità della notifica di una sentenza: la creditrice la invia al vecchio indirizzo fisico del legale, mentre la debitrice sostiene che avrebbe dovuto usare il nuovo indirizzo PEC. La questione è cruciale per stabilire se i termini per agire siano stati rispettati. La Corte di Cassazione, prima di decidere sulla validità della notificazione al domicilio eletto, sospende il giudizio per acquisire i fascicoli processuali necessari a verificare i fatti.
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Foro del consumatore: la Cassazione sui compensi
La Corte di Cassazione ha confermato che nelle controversie tra avvocato e cliente per il pagamento di onorari professionali, il foro del consumatore è inderogabile. La decisione chiarisce che una generica elezione di domicilio o una delega per il ritiro di documenti non sono sufficienti a spostare la competenza territoriale lontano dalla residenza del cliente, dichiarando nullo il tentativo del professionista di radicare la causa nel proprio tribunale di riferimento.
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Ultrattività del giudicato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ultrattività del giudicato formatosi su una precedente controversia è valida anche in un nuovo processo, nonostante l'estinzione del giudizio di rinvio. In un caso riguardante scatti di anzianità per i dipendenti di una casa di cura, la Corte ha confermato che i capi di una sentenza non cassati diventano definitivi e mantengono la loro efficacia. L'estinzione del processo per mancata riassunzione non annulla il giudicato già formatosi sulle questioni decise in via definitiva, garantendo così la stabilità dei diritti accertati.
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Indennità una tantum: quando il dirigente non può pagarla
Un dipendente comunale si è visto negare una indennità una tantum per un incarico aggiuntivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la determina dirigenziale che concedeva l'emolumento era illegittima. Il dirigente, infatti, aveva agito in carenza di potere, violando una precedente delibera di Giunta che stabiliva criteri precisi (come la definizione di obiettivi) e escludeva la categoria del dipendente dal beneficio.
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