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Art. 459 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 459 Codice di Procedura Penale

Invasione di terreni o edifici: reato anche senza scasso
Il Tribunale di Napoli aveva prosciolto un'imputata dall'accusa di occupazione abusiva, ritenendo che l'assenza di scasso o violenza escludesse il reato. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici si configura anche senza violenza sulle cose o effrazione. È sufficiente l'introduzione arbitraria e non autorizzata nell'immobile altrui con la consapevolezza dell'illegittimità dell'azione e lo scopo di occuparlo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha rinviato gli atti al giudice per la prosecuzione del procedimento penale.
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Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza scasso
Il Pubblico Ministero ha chiesto un decreto penale di condanna per due soggetti accusati del reato di invasione di terreni o edifici. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta, assolvendo gli imputati perché l'ingresso nell'immobile era avvenuto senza scasso o violenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che il reato non richiede modalità esecutive violente o effrazioni. Per la configurazione del reato è sufficiente l'introduzione arbitraria e non autorizzata nell'altrui proprietà con la consapevolezza dell'illegittimità e lo scopo di occupare l'immobile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale per la prosecuzione del procedimento penale.
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Decreto penale di condanna: no alla sanzione senza prove sul reddito
Il Pubblico Ministero ha richiesto l'emissione di un decreto penale di condanna nei confronti di un imputato. Il Giudice per le indagini preliminari (GIP) ha rigettato la richiesta e restituito gli atti, poiché mancavano i documenti sulle condizioni economiche dell'imputato, necessari per calcolare la pena pecuniaria sostitutiva. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, ritenendola un atto abnorme che limitava la sua autonomia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il provvedimento del GIP non è abnorme, poiché rientra nei suoi poteri valutare la congruità della pena. Di conseguenza, il pubblico ministero deve fornire le informazioni sul reddito dell'indagato per ottenere il decreto penale di condanna.
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Prescrizione del reato: annullata la multa da 45mila euro
L'Imputato era stato condannato in appello a sei mesi di reclusione, pena convertita in una sanzione pecuniaria di 45.000 euro per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, contestando il tasso di conversione applicato (250 euro al giorno), dichiarato parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 28/2022), che lo ha ridotto a un minimo di 75 euro. La Suprema Corte ha rilevato che, sebbene la sanzione concordata fosse ormai illegale alla luce della nuova disciplina, il reato commesso nel 2014 era ormai estinto. Di conseguenza, la Cassazione ha pronunciato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, applicando la prescrizione del reato ed evidenziando che la causa estintiva prevale su qualsiasi rinvio per la rideterminazione della pena.
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Decreto penale di condanna: no alla pena senza prove sul reddito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero contro la decisione del Giudice per le indagini preliminari di Messina. Il giudice aveva rifiutato di emettere un decreto penale di condanna perché il Pubblico Ministero non aveva fornito i documenti sulla situazione economica e familiare dell'imputato. Secondo la Suprema Corte, con le nuove regole della riforma Cartabia, il giudice deve personalizzare la pena pecuniaria sostitutiva valutando il reddito e il patrimonio del condannato. Di conseguenza, il Pubblico Ministero ha l'obbligo di allegare queste informazioni finanziarie. La richiesta di applicare il minimo della pena non esonera da questo dovere. Vince quindi il Giudice per le indagini preliminari: gli atti tornano al Pubblico Ministero che dovrà raccogliere le prove sul patrimonio dell'imputato.
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Rigetto Decreto Penale per Povertà: la Cassazione dà ragione al GIP
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è illegittimo il rigetto del decreto penale di condanna da parte del Giudice per le Indagini Preliminari. Il giudice può respingere la richiesta del Pubblico Ministero se prevede che l'imputato non sarà in grado di pagare la pena pecuniaria. Questa valutazione non è una scelta di opportunità, ma un dovere del giudice. Egli deve infatti considerare le condizioni economiche dell'imputato per assicurare che la pena sia congrua e concretamente eseguibile. La decisione, quindi, non costituisce un provvedimento 'abnorme' e rientra pienamente nei poteri del giudice.
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Opposizione a decreto penale tardiva: errore sulla notifica costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che aveva presentato l'opposizione a decreto penale di condanna oltre i termini. L'imputato ha cercato di giustificare il ritardo sostenendo di aver ricevuto la notifica in una data successiva, ma ha confuso l'atto originale con la successiva comunicazione del decreto divenuto esecutivo. La Corte ha chiarito che il termine per l'opposizione decorre dalla prima notifica personale del decreto. L'errore ha reso l'opposizione tardiva e ha comportato la conferma della condanna, oltre al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa Dichiarazione di Residenza: Assolto ma la Cassazione Annulla
Un cittadino presenta una richiesta di cambio residenza online, allegando un contratto di locazione falso per un alloggio popolare. Inizialmente assolto dal giudice, la sua posizione viene ribaltata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte stabilisce un principio fondamentale: la falsa dichiarazione di residenza, anche se presentata tramite un'autocertificazione online, integra pienamente il reato di falsità ideologica in atto pubblico. Secondo i giudici, queste dichiarazioni sono per legge equiparate ad atti destinati a provare la verità dei fatti attestati. Di conseguenza, la Procura vince il ricorso e il procedimento penale contro il cittadino deve proseguire.
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Provvedimento abnorme: Giudice blocca condanna, Cassazione lo corregge
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro sui poteri del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP). Il GIP non può respingere la richiesta di un decreto penale di condanna basandosi su una sua personale previsione negativa sulla capacità dell'imputato di pagare la multa. Una simile decisione costituisce un **provvedimento abnorme del giudice**, perché invade la sfera di competenza del Pubblico Ministero, l'unico a cui spetta valutare l'opportunità di scegliere un rito processuale. Il controllo del giudice deve limitarsi alla congruità della pena proposta, non estendersi a previsioni sulla sua futura riscossione. Di conseguenza, la decisione del GIP è stata annullata e gli atti sono stati rinviati per una nuova valutazione.
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Decreto Penale: Giudice non può negarlo per presunta povertà
La Corte di Cassazione ha stabilito che costituisce un provvedimento abnorme del giudice il rigetto di una richiesta di decreto penale di condanna basato su una previsione negativa circa la capacità economica dell'imputato di pagare la multa. Il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna per un reato di lesioni, ma il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) aveva restituito gli atti, dubitando che l'imputato potesse saldare la pena pecuniaria. Secondo la Cassazione, questa valutazione di opportunità non spetta al giudice, il quale non può interferire con le scelte dell'accusa basandosi su una semplice prognosi di insolvibilità. Di conseguenza, la decisione del GIP è stata annullata e il procedimento dovrà proseguire.
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Nega condanna per povertà: la Cassazione annulla l’atto abnorme
Un Giudice per le Indagini Preliminari nega l'emissione di un decreto penale di condanna non per motivi di diritto, ma perché prevede che l'imputato non sarà in grado di pagare la multa. Il Pubblico Ministero ricorre in Cassazione, sostenendo che si tratta di un provvedimento abnorme del giudice. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo un principio chiaro: il giudice non può basare il rigetto su una prognosi negativa circa la capacità economica dell'imputato. Questa valutazione esula dai suoi poteri e invade la sfera di competenza dell'accusa. La decisione del GIP viene quindi annullata e gli atti restituiti per il corretto proseguimento del procedimento.
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Incidente e fuga? Non è omissione di soccorso se l’altro rifiuta
Una motociclista viene accusata di omissione di soccorso stradale dopo un incidente. La Corte di Cassazione conferma la sua assoluzione, stabilendo un principio chiaro: non c'è reato se la persona coinvolta si ferma per un tempo sufficiente a farsi identificare e se la vittima, cosciente, rifiuta esplicitamente l'aiuto. I giudici hanno ritenuto decisive le testimonianze che confermavano sia la sosta della donna per circa dieci minuti, sia il rifiuto di assistenza da parte dell'altra persona. La sentenza distingue nettamente il reato di 'fuga' da quello di omissione di soccorso, chiarendo che entrambi i reati erano insussistenti nel caso specifico. La Procura, che aveva impugnato l'assoluzione, ha perso la causa.
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Falso in autocertificazione: assolti per dichiarazione generica
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul reato di falso in autocertificazione. Alcuni cittadini, fermati durante il lockdown Covid, avevano dichiarato di doversi recare da un'amica senza conoscerne l'indirizzo esatto. La Corte ha confermato la loro assoluzione, chiarendo che una dichiarazione generica su un'intenzione futura non integra il reato. Per la condanna è necessaria un'alterazione della verità su un fatto storico già avvenuto e verificabile. Una semplice intenzione vaga, anche se poco credibile, non è sufficiente per configurare il falso punibile penalmente. Di conseguenza, il ricorso del Pubblico Ministero è stato respinto.
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Patteggiamento e termini: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di aver falsificato la propria patente di guida. Il ricorrente lamentava il diniego della rimessione in termini per accedere al patteggiamento, motivata da una sopravvenuta sentenza della Corte Costituzionale che rendeva più favorevole il calcolo della pena pecuniaria sostitutiva. La Suprema Corte ha stabilito che la scelta di non richiedere il rito alternativo entro i termini di legge costituisce una libera decisione strategica dell'imputato, non sanabile successivamente attraverso la rimessione in termini, data la natura perentoria delle scadenze processuali.
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Pena pecuniaria sostitutiva: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sentenza che sostituiva la detenzione con una **pena pecuniaria sostitutiva**, nonostante il ricorrente lamentasse un calcolo errato. La Suprema Corte ha chiarito che, se la sanzione rientra nei limiti edittali stabiliti dalla Corte Costituzionale (tra 75 e 250 euro pro die), non sussiste violazione di legge. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la difesa non ha contestato il vizio di motivazione sulla determinazione della cifra, ma solo un'errata applicazione della norma che, nei fatti, era stata rispettata.
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Particolare tenuità del fatto: limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava la non punibilità per particolare tenuità del fatto in sede di richiesta di decreto penale di condanna. La Corte ha stabilito che il giudice non può applicare d'ufficio l'art. 131-bis c.p. in questa fase, poiché la natura del rito monitorio esclude il necessario contraddittorio tra le parti. L'accertamento della particolare tenuità del fatto richiede infatti un confronto preventivo che non può essere bypassato dal giudice per finalità di accelerazione processuale.
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Ricettazione e merce contraffatta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di ricettazione a carico di un soggetto trovato in possesso di calzature con marchi contraffatti. La difesa sosteneva che la condotta dovesse essere inquadrata come contraffazione, ma i giudici hanno ribadito che la ricezione di merce falsa integra la ricettazione. È stata inoltre confermata la legittimità del calcolo di conversione della pena detentiva in pecuniaria applicando il valore fisso di 250 euro giornalieri, escludendo l'applicabilità dei parametri variabili previsti esclusivamente per il decreto penale di condanna.
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Decreto penale di condanna: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica contro la decisione di un GIP che aveva rifiutato l'emissione di un decreto penale di condanna. Il giudice di merito aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero affinché valutasse l'archiviazione per particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis c.p. La Suprema Corte ha stabilito che tale provvedimento non è impugnabile né può essere considerato abnorme, in quanto rientra pienamente nei poteri di qualificazione giuridica spettanti al giudice, senza invadere le competenze dell'organo inquirente.
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Giudizio immediato: la competenza spetta al GIP
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza sorto tra un GIP e un giudice del dibattimento in merito a una richiesta di giudizio immediato per reati a citazione diretta. Il GIP aveva declinato la competenza ritenendo che, a seguito della Riforma Cartabia, la decisione spettasse al giudice dibattimentale. La Suprema Corte ha invece stabilito che la competenza appartiene al GIP, poiché il giudizio immediato è una modalità di esercizio dell'azione penale che si colloca nella fase delle indagini e mira a saltare l'udienza predibattimentale.
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Giudizio immediato: la competenza spetta al GIP
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza stabilendo che spetta al GIP, e non al giudice del dibattimento, decidere sulla richiesta di **giudizio immediato** avanzata dal Pubblico Ministero, anche per i reati a citazione diretta. La decisione sottolinea come tale valutazione appartenga funzionalmente alla fase delle indagini preliminari, essendo il decreto di giudizio l'atto che segna il passaggio alla fase dibattimentale.
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