LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 459 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 459 Codice di Procedura Penale

Sostituzione della pena detentiva: annullato il calcolo a 250 euro
L'Imputato concordava in secondo grado una condanna a quattro mesi di reclusione per omesso versamento di ritenute, ottenendo la sostituzione della pena detentiva con una multa pari a 30.000 euro, calcolata sulla base del vecchio parametro di 250 euro giornalieri. L'Imputato ricorreva per Cassazione eccependo l'illegalità della pena inflitta, alla luce della pronuncia della Corte Costituzionale che ha ridotto la soglia minima giornaliera di conversione da 250 a 75 euro. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza impugnata limitatamente all'entità della sanzione pecuniaria sostitutiva e rinviando la causa al giudice di merito affinché le parti rinegozino l'importo corretto.
Continua »
Conversione della pena detentiva: annullata la multa da 30mila €
La Corte d'appello condannava l'imputato a quattro mesi di reclusione per ricettazione di particolare tenuità. I giudici territoriali disponevano la sostituzione del carcere con una sanzione economica pari a 30.000 euro, calcolando ogni giorno di detenzione secondo il parametro di 250 euro. L'interessato proponeva ricorso denunciando l'illegittimità della sanzione inflitta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che la Corte Costituzionale ha ridotto a 75 euro il valore minimo giornaliero per il calcolo sostitutivo. L'applicazione del vecchio parametro rende la sanzione illegale. I Supremi Giudici hanno quindi annullato la decisione, demandando alla Corte d'appello la corretta conversione della pena detentiva.
Continua »
Conversione della pena detentiva: sanzione ridotta
La Corte di Appello ha disposto la conversione della pena detentiva di quattro mesi di reclusione inflitta al Condannato in una sanzione pecuniaria di 30.000 euro. Il calcolo originario applicava il vecchio parametro minimo di 250 euro per ogni giorno di carcere. Il Condannato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando la sopravvenuta sentenza della Corte Costituzionale che ha abbassato la soglia minima giornaliera a 75 euro. I Giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, dichiarando illegale il conteggio eseguito con il criterio previgente. La Suprema Corte ha pertanto annullato la decisione impugnata e ha rinviato il procedimento a una diversa sezione della Corte di Appello per ricalcolare l'importo della sanzione economica in base alle reali condizioni patrimoniali dell'interessato.
Continua »
Sanzioni amministrative accessorie: il Giudice non può sospendere la patente
Un Lavoratore, condannato con decreto penale a una multa, si è visto applicare dal Giudice dell'esecuzione anche la sospensione della patente di guida per un anno e mezzo, come sanzioni amministrative accessorie. Il Lavoratore ha contestato questa decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il Giudice dell'esecuzione non ha il potere di applicare sanzioni amministrative accessorie e che il procedimento era stato avviato in modo irregolare da un ente non legittimato. L'ordinanza di sospensione è stata annullata.
Continua »
Revoca Lavoro Pubblica Utilità: Cassazione Corregge Errore del GIP
Un condannato aveva ricevuto la revoca del lavoro di pubblica utilità a causa di una precedente condanna. Il Pubblico Ministero ha contestato l'ordinanza del GIP che aveva revocato la misura, sostenendo che il giudice non aveva considerato il periodo di lavoro già svolto dal condannato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato l'ordinanza del GIP e ha rinviato il caso allo stesso giudice. Il GIP dovrà riesaminare la questione, calcolando correttamente la durata residua del lavoro di pubblica utilità, tenendo conto del tempo già eseguito dal condannato.
Continua »
Decreto penale di condanna nullo se l’imputato non può pagare
La Procura della Repubblica ha chiesto l'emissione di un decreto penale di condanna con sanzione pecuniaria di 18.000 euro contro una persona accusata di indebita percezione del reddito di cittadinanza. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha respinto la richiesta, rilevando l'impossibilità economica dell'imputata di pagare la multa. Il Pubblico Ministero ha impugnato il diniego in Cassazione, denunciando l'abnormità della decisione e l'invasione delle proprie scelte processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice ha il potere-dovere di verificare la sostenibilità economica della pena convertita ai sensi dell'art. 459 c.p.p., evitando provvedimenti ineseguibili.
Continua »
Inutilizzabilità della Prova: GIP assolve, Cassazione ribalta
Un Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) ha assolto un automobilista accusato di guida in stato di ebbrezza. Il G.I.P. ha ritenuto che il prelievo ematico, unica prova a carico, fosse inutilizzabile perché l'automobilista non era stato avvisato del suo diritto di farsi assistere da un avvocato. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione, stabilendo che il G.I.P. può prosciogliere solo in casi specifici e non per semplice mancanza o insufficienza di prova. La Corte ha inoltre evidenziato che lo stato di ebbrezza può essere provato anche con altri elementi sintomatici, non solo con il test alcolemico. Il caso torna al Tribunale per un nuovo esame, ribadendo l'importanza delle procedure corrette e i limiti dell'inutilizzabilità della prova.
Continua »
Difensore d’ufficio e oblazione: la Cassazione chiarisce i poteri
Un individuo ha ricevuto un decreto penale di condanna per una contravvenzione. Il suo difensore d'ufficio ha presentato opposizione e richiesto l'oblazione. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto che il difensore d'ufficio necessitasse di procura speciale per tali atti, dichiarando inammissibile la richiesta. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il difensore d'ufficio, in base all'Art. 99 c.p.p., è sempre legittimato a proporre opposizione e a chiedere l'oblazione, anche senza procura speciale. La sentenza chiarisce i poteri del difensore d'ufficio e oblazione, rinviando gli atti al GIP per una nuova valutazione.
Continua »
Conflitto apparente tra giudici: ricorso inammissibile e condanna
Un soggetto ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando un presunto "conflitto apparente tra giudici" dello stesso ufficio giudiziario. La questione riguardava l'emissione di due decreti penali: uno era stato revocato, rendendo improcedibile l'opposizione, mentre l'altro era stato opposto, portando all'apertura di un dibattimento. La Corte ha ritenuto il conflitto palesemente inesistente. Per questo motivo, ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, oltre a una somma di tremila euro destinata alla Cassa delle ammende.
Continua »
Decreto penale di condanna: il giudice non proscioglie
La Procura ha richiesto l'emissione di un decreto penale di condanna verso l'imputato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha invece riqualificato autonomamente il fatto nel reato di minaccia aggravata e ha pronunciato sentenza di non doversi procedere per mancanza della querela della persona offesa. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando l'abnormità del provvedimento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può prosciogliere l'imputato mutando l'accusa. Di fronte a una diversa qualificazione giuridica, il giudice deve restituire gli atti al pubblico ministero senza bloccare l'azione penale. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio.
Continua »
Opposizione a decreto penale e sicurezza sul lavoro
Una datrice di lavoro riceve una condanna per violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. A seguito del provvedimento iniziale, l'imputata presenta opposizione a decreto penale sostenendo la nullità degli atti per mancata notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici ribadiscono che nel rito monitorio e nel successivo giudizio immediato l'avviso di fine indagini non è previsto dalla legge. La Suprema Corte conferma inoltre il diniego della particolare tenuità del fatto, data la severa esposizione a pericolo per l'incolumità dei dipendenti. La ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese legali e a un versamento verso la Cassa delle Ammende.
Continua »
Diffamazione a mezzo social: citare Shakespeare non è reato
Un cittadino ha commentato un post pubblico su Facebook criticando la scelta di alcuni commissari comunali di assegnare un incarico legale a un professionista esterno. Nel messaggio ha citato la celebre tragedia di Shakespeare definendo i commissari 'uomini d'onore'. Il Pubblico Ministero ha sostenuto che l'espressione equivalesse all'accusa di mafiosità, contestando il reato di diffamazione a mezzo social. Il Tribunale ha assolto l'imputato riconoscendo l'esercizio della satira politica. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione, stabilendo che la citazione colta non costituisce un attacco personale ma una lecita critica all'operato della pubblica amministrazione.
Continua »
Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest dopo l’incidente è valido
Il conducente di un camion con semirimorchio, coinvolto in un incidente stradale, è stato condannato per guida in stato di ebbrezza dopo che l'alcoltest ha rivelato valori superiori ai limiti di legge. La difesa ha contestato l'attendibilità del test e ha chiesto l'applicazione di un tasso di conversione della pena più favorevole, previsto solo per il decreto penale di condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo alcolemico effettuato subito dopo l'incidente è pienamente attendibile e che i benefici sanzionatori legati a riti alternativi non possono essere estesi ad altre procedure. Il conducente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Atto abnorme del giudice: la Cassazione sblocca il processo
Il Tribunale ha restituito gli atti al Pubblico Ministero per non aver notificato alla vittima l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Questo era avvenuto dopo l'opposizione a un decreto penale di condanna per truffa e falso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che tale restituzione costituisce un atto abnorme. Nel procedimento per decreto, infatti, non è previsto questo adempimento nei confronti della persona offesa. La decisione del giudice ha causato un'indebita regressione del processo alle indagini preliminari, bloccando la macchina giudiziaria. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale, ordinando la prosecuzione del processo.
Continua »
Decreto penale di condanna: quando la gravità impone il processo
Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso contro il rigetto, da parte del GIP, della richiesta di emissione di un decreto penale di condanna per lesioni colpose stradali. Il GIP aveva restituito gli atti ritenendo la pena pecuniaria inadeguata rispetto alla gravità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del PM, confermando che il provvedimento del GIP non è un atto abnorme. Il giudice ha infatti il potere discrezionale di valutare la congruità della pena proposta rispetto alla gravità della condotta. Di conseguenza, la restituzione degli atti al PM è legittima e non determina alcuno stallo processuale, potendo l'accusa procedere con le forme ordinarie.
Continua »
Omessa comunicazione alloggiati: la Cassazione conferma il reato
Il gestore di una struttura ricettiva a Venezia non ha comunicato alla Questura le generalità degli ospiti entro le ventiquattro ore dall'arrivo, giustificandosi con la mancanza delle credenziali per il portale telematico. Il Giudice per le indagini preliminari aveva prosciolto l'imputato ritenendo che il fatto non fosse più previsto come reato a causa di una complessa successione di leggi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che l'omessa comunicazione alloggiati costituisce ancora un reato punito ai sensi del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. La sentenza di proscioglimento è stata annullata e il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio.
Continua »
Decreto penale di condanna: scontro tra giudice e accusa
Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di emissione di un decreto penale di condanna avanzata dal Pubblico Ministero nei confronti di un'imputata accusata di molestie. Il Giudice ha restituito gli atti all'accusa affinché valutasse l'archiviazione per particolare tenuità del fatto. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione in Cassazione, ritenendola un blocco anomalo del processo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la restituzione degli atti non costituisce un provvedimento anomalo o illegittimo, poiché non blocca il procedimento né scavalca i poteri dell'accusa. Il Pubblico Ministero conserva infatti la piena libertà di riformulare la richiesta di decreto penale di condanna, scegliere un altro rito o chiedere l'effettiva archiviazione del caso.
Continua »
Guida senza patente: quando la recidiva non è reato penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari che aveva restituito gli atti rifiutando di emettere un decreto penale di condanna per il reato di guida senza patente. Il Giudice aveva rilevato l'inapplicabilità della pena detentiva. La Cassazione ha chiarito che il rifiuto del Giudice non costituisce un atto abnorme, rientrando nei suoi poteri discrezionali. Inoltre, affinché la guida senza patente costituisca reato per recidiva nel biennio, è necessario che la precedente violazione amministrativa sia stata accertata con un provvedimento definitivo e non più impugnabile prima del secondo illecito, elemento non contestato nel caso di specie.
Continua »