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Art. 428 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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Assegni e Incapacità Naturale: Cassazione conferma la nullità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di eredi che contestavano la validità di assegni firmati dal defunto poco prima della sua morte, sostenendo la sua incapacità naturale. La Corte d'Appello aveva accolto questa tesi, revocando i decreti ingiuntivi. I ricorrenti hanno impugnato questa decisione in Cassazione, lamentando vizi procedurali e di motivazione. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che non si possono riesaminare i fatti in Cassazione e che i motivi di ricorso devono essere specifici, non generici. La decisione della Corte d'Appello sulla incapacità naturale del defunto è rimasta valida.
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Nullità matrimonio canonico: la Cassazione decide
Una donna si oppone al riconoscimento in Italia della nullità del suo matrimonio, dichiarata da un tribunale ecclesiastico, eccependo la lunga convivenza con il coniuge. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, annullando la decisione della Corte d'Appello. Quest'ultima, secondo i giudici, non ha adeguatamente verificato se il 'vizio psichico' riconosciuto dal diritto canonico corrispondesse effettivamente all'incapacità di intendere e volere prevista dal codice civile italiano, fornendo una motivazione solo apparente. La sentenza sottolinea la necessità di un'analisi sostanziale prima di procedere con la delibazione di una nullità matrimonio canonico.
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Divieto di matrimonio: chi può impugnarlo?
Un terzo, come la fidanzata, non può impugnare il divieto di matrimonio imposto a una persona in amministrazione di sostegno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27691/2023, ha stabilito che solo il beneficiario della misura, quale unico titolare del diritto personalissimo a sposarsi, ha la legittimazione per contestare tale provvedimento. Di conseguenza, il ricorso della donna è stato respinto per difetto di legittimazione attiva.
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Fideiussore consumatore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12286/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di garanzie personali. Nel caso di due genitori che avevano prestato fideiussione per la società del figlio, la Corte ha cassato la decisione d'appello che negava loro la qualifica di consumatori. È stato affermato che lo status di 'fideiussore consumatore' deve essere valutato in base alla finalità dell'atto di garanzia rispetto all'attività del garante, e non in base al suo legame con il debitore principale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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