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Art. 428 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 428 Codice Civile

Incapacità naturale del donante: gli eredi perdono la casa
Gli Eredi hanno impugnato la procura speciale a donare e la successiva donazione di immobili effettuate dal loro parente defunto in favore di una beneficiaria, lamentando l'incapacità naturale del donante al momento della firma. Nello stesso giorno, il defunto aveva redatto anche un testamento pubblico con identiche disposizioni. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, rilevando che il consulente tecnico d'ufficio aveva espresso conclusioni contraddittorie nei due giudizi paralleli e che la persistenza della volontà del donante escludeva l'incapacità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi, confermando che la valutazione della capacità spetta al giudice di merito e che l'esistenza di una "doppia conforme" impedisce il riesame dei fatti. Vince la beneficiaria, che mantiene la proprietà degli immobili.
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Annullamento del contratto per incapacità: serve la malafede
Gli eredi di una venditrice chiedono l'annullamento del contratto per incapacità naturale della defunta al momento della vendita di un immobile. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ma l'acquirente ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'acquirente, stabilendo che per ottenere l'annullamento del contratto per incapacità non basta dimostrare lo stato di alterazione mentale del venditore o l'esistenza di un danno economico. È indispensabile accertare la malafede dell'altro contraente, ossia la consapevolezza di sfruttare lo stato di vulnerabilità altrui. La sentenza impugnata viene quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Azione di riduzione: l’obbligo dell’inventario
Una vedova ha impugnato gli atti di alienazione patrimoniale compiuti dal marito in favore dei fratelli, sostenendo che fossero simulati o viziati da violenza morale per ledere la sua quota di legittima. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di azione di riduzione a causa della mancata redazione dell'inventario nei termini di legge, requisito essenziale per agire contro terzi non coeredi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente all'omessa decisione su crediti mensili derivanti da una scrittura privata, rinviando la causa alla Corte d'Appello.
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Incapacità naturale e accordi di lavoro: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva l'annullamento di un accordo di risoluzione del rapporto di lavoro. Il ricorrente sosteneva di aver firmato l'atto in uno stato di incapacità naturale causato da una grave depressione indotta da mobbing. I giudici di merito avevano già respinto la domanda per mancanza di prove concrete e per la genericità delle testimonianze. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione sulla superfluità delle prove e sulla natura esplorativa della consulenza tecnica spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Inoltre, il ricorso è stato giudicato carente per la mancata trascrizione dei documenti contestati, violando i principi di specificità richiesti dal codice di procedura civile.
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Nullità matrimonio canonico: la Cassazione decide
Una donna si oppone al riconoscimento in Italia della nullità del suo matrimonio, dichiarata da un tribunale ecclesiastico, eccependo la lunga convivenza con il coniuge. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, annullando la decisione della Corte d'Appello. Quest'ultima, secondo i giudici, non ha adeguatamente verificato se il 'vizio psichico' riconosciuto dal diritto canonico corrispondesse effettivamente all'incapacità di intendere e volere prevista dal codice civile italiano, fornendo una motivazione solo apparente. La sentenza sottolinea la necessità di un'analisi sostanziale prima di procedere con la delibazione di una nullità matrimonio canonico.
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Divieto di matrimonio: chi può impugnarlo?
Un terzo, come la fidanzata, non può impugnare il divieto di matrimonio imposto a una persona in amministrazione di sostegno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27691/2023, ha stabilito che solo il beneficiario della misura, quale unico titolare del diritto personalissimo a sposarsi, ha la legittimazione per contestare tale provvedimento. Di conseguenza, il ricorso della donna è stato respinto per difetto di legittimazione attiva.
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