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Art. 418 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 418 Codice di Procedura Civile

Ricorso inammissibile: i requisiti secondo la Cassazione
Una società del settore benessere ha presentato ricorso contro una decisione che confermava la sussistenza di lavoro subordinato non dichiarato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, poiché la parte ricorrente non aveva adeguatamente riportato negli atti i documenti e le domande processuali su cui si basavano le sue censure. La Corte ha ribadito che l'interpretazione delle domande processuali da parte dei giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Risoluzione per mutuo consenso: quando il comportamento conta
La Corte di Cassazione chiarisce che la risoluzione per mutuo consenso di un rapporto di lavoro può essere dedotta dal comportamento concludente delle parti. Nel caso specifico, alcuni lavoratori, pur avendo ottenuto una sentenza che ordinava la loro riammissione in servizio, hanno continuato a stipulare contratti a termine con il datore di lavoro. La Corte ha ritenuto tale condotta, insieme ad altri elementi, come espressione di una volontà comune di porre fine al rapporto di lavoro originario, rigettando la loro richiesta di risarcimento del danno per mancata riammissione.
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Trattenuta sulla retribuzione: procedura e limiti
La Cassazione conferma l'illegittimità di una trattenuta sulla retribuzione per un danno causato da un lavoratore, se effettuata prima della conclusione del procedimento disciplinare. La sentenza chiarisce che il rispetto delle procedure previste dal CCNL è inderogabile, anche se la responsabilità del dipendente per il danno è accertata.
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Comodato non provato: no a rilascio e usucapione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha respinto sia la domanda del proprietario per il rilascio di un immobile basata su un comodato non provato, sia la domanda riconvenzionale dell'occupante per l'acquisto tramite usucapione. L'ordinanza sottolinea come la mancanza di prova del contratto di comodato impedisca di agire per la sua risoluzione, e allo stesso tempo, l'assenza di prova di un possesso utile ai fini dell'usucapione ne preclude il riconoscimento. I ricorsi di entrambe le parti sono stati rigettati per motivi procedurali e di merito, confermando la situazione di stallo giuridico.
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Iscrizione fondo previdenza: il CCNL è decisivo
Una società contestava l'obbligo di iscrizione al fondo previdenza di un proprio dipendente, in quanto non svolgeva mansioni tipiche del settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il criterio determinante è l'applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di categoria al rapporto di lavoro, a prescindere dall'attività concreta svolta dal dipendente.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10982/2025, ha stabilito che un contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai propri pensionati è illegittimo se non previsto da una specifica norma di legge. La Corte ha rigettato il ricorso della Cassa, confermando le sentenze di merito che ne avevano dichiarato l'illegittimità e condannato l'ente alla restituzione delle somme trattenute. È stato inoltre confermato che il termine di prescrizione per richiedere tale restituzione è decennale, e non quinquennale.
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Clausola risolutiva: no alla rinegoziazione del canone
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di affitto d'azienda a causa del mancato pagamento dei canoni. La società affittuaria aveva invocato l'emergenza Covid-19 come giustificazione, ma i giudici hanno stabilito che la pandemia non esonera automaticamente dalla responsabilità, specialmente in assenza di prove concrete sul danno economico subito. La Corte ha ritenuto legittimo l'uso della clausola risolutiva espressa da parte del concedente, respingendo la richiesta di rinegoziazione del canone per mancanza di buona fede dell'affittuaria, che aveva interrotto totalmente i pagamenti.
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Travisamento della prova: quando è inammissibile
Una società conduttrice ha citato in giudizio la società locatrice per la restituzione di somme versate in eccesso rispetto al canone pattuito per un affitto d'azienda. Le richieste sono state respinte in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la procedura seguita in appello era legittima in base alle norme emergenziali Covid-19 e che il cosiddetto travisamento della prova non costituisce motivo valido per un ricorso in Cassazione, ma per un diverso rimedio processuale.
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Interruzione prescrizione: basta la difesa del creditore
Una società si opponeva a una cartella esattoriale di un ente previdenziale, sostenendo la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'interruzione prescrizione del credito è sufficiente la memoria difensiva con cui l'ente creditore chiede il rigetto dell'opposizione. Tale atto, infatti, equivale a una domanda giudiziale e non è necessaria la notifica di una formale domanda riconvenzionale.
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Mancanza titolo abilitante: contratto nullo
Una docente, assunta a tempo indeterminato a seguito di un provvedimento cautelare, subisce la risoluzione del contratto per la successiva scoperta della mancanza del titolo abilitante all'insegnamento. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione, affermando che il contratto è nullo per la mancanza di un requisito essenziale previsto dalla legge. La Corte ha precisato che né il provvedimento cautelare iniziale, né la successiva assoluzione penale dal reato di falso ideologico, possono sanare la nullità derivante dalla oggettiva mancanza del titolo abilitante.
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Domanda riconvenzionale e eccezione: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore ricorre in Cassazione per il riconoscimento di mansioni superiori e contro la condanna alla restituzione di somme. La Corte rigetta la richiesta sulle mansioni, ma accoglie quella sulla restituzione. La decisione si fonda sulla distinzione tra domanda riconvenzionale ed eccezione: una volta che la richiesta di restituzione viene qualificata come mera eccezione e tale qualifica non viene appellata, essa non può più portare a una condanna, ma solo neutralizzare la pretesa avversaria, per effetto del giudicato interno.
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