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Art. 416-ter Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 416-ter Codice Penale

Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibilità e sanzione
Un indagato per reati associativi ha presentato impugnazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la misura degli arresti domiciliari. In seguito, la difesa ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione tramite procuratore speciale. La Corte di Cassazione ha preso atto della scelta difensiva e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. L'interruzione volontaria dell'iter giudiziario comporta precise conseguenze economiche stabilite dalla legge. I giudici hanno quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Scambio elettorale politico-mafioso: il patto tra politico e clan
Un ex sindaco, candidato alle elezioni, stringeva un patto di scambio elettorale politico-mafioso con un esponente di spicco della criminalità organizzata. Il politico riceveva sostegno elettorale e denaro. In cambio, prometteva di modificare la destinazione d'uso di terreni e favorire società legate al clan. Il Tribunale del Riesame aveva confermato gli arresti domiciliari. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ex sindaco, confermando la gravità indiziaria e la configurabilità del reato di scambio elettrale politico-mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza sottolinea come l'accordo abbia rafforzato il potere del clan sul territorio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e spese processuali
Un uomo sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati associativi ha impugnato il provvedimento davanti alla Suprema Corte. Nel corso del procedimento, il giudice dell'appello cautelare ha attenuato la misura concedendo gli arresti domiciliari. Il difensore ha quindi presentato la rinuncia al ricorso per cassazione sostenendo il venir meno dell'interesse ad agire. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la semplice sostituzione della misura non elimina totalmente l'interesse sui presupposti originari del provvedimento restrittivo. Di conseguenza, chi rinuncia al giudizio deve comunque pagare le spese del procedimento e una sanzione economica a favore della Cassa delle ammende.
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Scambio Elettorale Politico Mafioso: Cassazione Conferma Arresti e Intercettazioni
Un individuo ha ricevuto una misura cautelare di arresti domiciliari per presunto "scambio elettorale politico mafioso". L'accusa era di aver accettato voti da un clan mafioso in cambio di denaro e futuri appalti pubblici per le sue aziende, in occasione delle elezioni comunali. La difesa ha contestato l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento e l'attualità delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la connessione tra i procedimenti che rendeva le intercettazioni utilizzabili e ribadendo la persistenza del pericolo di recidiva e di inquinamento probatorio, nonostante il tempo trascorso.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: reato minore, prove salve
Il caso riguarda un indagato accusato inizialmente di scambio elettorale politico-mafioso, reato poi riqualificato dal Tribunale del Riesame in corruzione elettorale. La difesa ha contestato l'utilizzabilità delle intercettazioni, sostenendo che per il nuovo reato meno grave non fossero consentite. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura degli arresti domiciliari. I giudici hanno stabilito che l'utilizzabilità delle intercettazioni legittimamente autorizzate per il reato originario non viene meno se il fatto viene successivamente riqualificato in un reato che non ne avrebbe consentito l'avvio. La Cassazione ha ritenuto validi i gravi indizi di colpevolezza e concreto il rischio di reiterazione del reato, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Scambio elettorale politico-mafioso: indizi solidi, misura ko
Il Sindaco di un Comune è indagato per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. Secondo l'accusa, l'amministratore avrebbe accettato la promessa di voti da parte di esponenti della criminalità organizzata locale in cambio di favori urbanistici e nomine politiche. Il Tribunale del Riesame aveva applicato la misura cautelare del divieto di dimora nel territorio comunale. La Corte di Cassazione, pur confermando la gravità degli indizi di colpevolezza, ha accolto parzialmente il ricorso del Sindaco. I giudici di legittimità hanno stabilito che il pericolo di reiterazione del reato era stato motivato in modo generico e congetturale, basandosi solo sulla vicinanza delle successive elezioni amministrative. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza limitatamente alle esigenze cautelari, rinviando il caso al Tribunale del Riesame per una nuova e più approfondita valutazione.
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Voto di scambio politico-mafioso: rinuncia al ricorso e arresti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un esponente politico, indagato per il reato di voto di scambio politico-mafioso. L'indagato era accusato di aver stretto un accordo elettorale con un esponente della criminalità organizzata per ottenere voti alle elezioni del Senato del 2018, promettendo in cambio favori, tra cui il trasferimento di sede di una dipendente. Dopo il rigetto della revoca degli arresti domiciliari da parte del Tribunale del Riesame, la difesa aveva proposto ricorso per Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, l'indagato ha formalmente rinunciato al ricorso. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno preso atto della rinuncia, dichiarando l'inammissibilità dell'impugnazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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