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Art. 408 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 408 Codice di Procedura Penale

Condanna alle spese del querelante: illegittima in archiviazione
Il Giudice per le indagini preliminari disponeva l'archiviazione di un procedimento penale per infondatezza della notizia di reato. Contestualmente, il giudice imponeva ai soggetti denuncianti il rimborso delle spese di difesa sostenute dalle persone indagate. I querelanti impugnavano il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la totale illegittimità della decisione economica. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato la decisione senza rinvio nella parte relativa ai costi di lite. I giudici di legittimità hanno chiarito che la condanna alle spese del querelante non può essere disposta durante la fase delle indagini preliminari. Tale statuizione risulta affetta da abnormità funzionale per carenza assoluta di potere, poiché l'azione penale non è mai iniziata.
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Cestinazione modello 45: no al ricorso, sì all’avocazione
Il Denunciante presenta una querela penale. Il Pubblico Ministero iscrive l'atto nel registro delle non notizie di reato (Modello 45) e ne dispone la cestinazione modello 45 (archiviazione diretta) senza trasmettere gli atti al Giudice per le indagini preliminari. Il Denunciante fa ricorso in Cassazione, ritenendo l'atto abnorme. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il provvedimento di archiviazione diretta del Pubblico Ministero non è un atto del giudice e quindi non è impugnabile. Lo strumento corretto per la persona offesa che vuole contestare l'inerzia del PM è la richiesta di avocazione delle indagini al Procuratore Generale. Il ricorrente viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Opposizione all’archiviazione: ditta esclusa dall’appalto perde
Una società esclusa da una gara d'appalto comunale si oppone alla richiesta di archiviazione per il reato di abuso d'ufficio contestato a ignoti. Il Giudice per le indagini preliminari dichiara inammissibile l'opposizione, ritenendo che la società sia solo danneggiata e non persona offesa. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che l'opposizione all'archiviazione spetta solo alla persona offesa. Nel reato di abuso d'ufficio, il privato è considerato persona offesa solo se la condotta del pubblico ufficiale è diretta specificamente a danneggiarlo. Se l'atto mira invece a favorire un terzo, il concorrente escluso è un semplice danneggiato e non può opporsi. Inoltre, contro il decreto di archiviazione il rimedio corretto è il reclamo al tribunale, non il ricorso in Cassazione.
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PM inerte e GIP archivia? È provvedimento abnorme del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di archiviazione, definendola un 'provvedimento abnorme del giudice'. Il caso nasce quando un Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) archivia un procedimento ignorando una sua precedente ordinanza che imponeva al Pubblico Ministero di svolgere ulteriori indagini. Il PM non aveva eseguito tali accertamenti. Secondo la Cassazione, il GIP non può ignorare la propria stessa direttiva e l'inerzia del PM, perché così facendo rinuncia al suo ruolo di controllo. Questa condotta crea una paralisi processuale e rende l'atto abnorme, cioè talmente anomalo da dover essere annullato. La vicenda torna quindi al GIP per il corretto proseguimento.
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Archiviazione senza avviso: il reclamo è l’unica via, no a ricorsi errati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un'archiviazione. Il soggetto non aveva ricevuto l'avviso della richiesta di archiviazione e, per contestarla, aveva chiesto la 'restituzione nel termine'. I giudici hanno stabilito che tale strumento è errato. L'unica via corretta in questi casi è il reclamo per omesso avviso di archiviazione, previsto dall'art. 410-bis del codice di procedura penale. La sentenza sottolinea che l'uso di un rimedio processuale sbagliato rende l'impugnazione non esaminabile nel merito, con conseguente condanna alle spese. La scelta dello strumento giuridico corretto è quindi fondamentale per la tutela dei propri diritti.
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Provvedimento abnorme: quando un ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una parte offesa contro un'ordinanza di archiviazione per un reato di corruzione. Il ricorrente sosteneva che la decisione del giudice fosse un provvedimento abnorme, in quanto impediva la persecuzione di un illecito. La Suprema Corte ha chiarito che un'ordinanza di archiviazione, basata su una valutazione giuridica come l'applicazione del principio 'ne bis in idem', non costituisce un atto abnorme, ma un legittimo esercizio della funzione giurisdizionale, non impugnabile in Cassazione se non nei casi tassativamente previsti dalla legge.
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Reclamo archiviazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che aveva respinto un reclamo avverso un decreto di archiviazione. La Suprema Corte ribadisce che, secondo l'art. 410-bis c.p.p., tale ordinanza non è ulteriormente impugnabile. L'unica eccezione, quella dell'atto abnorme, non è stata ravvisata nel caso di specie, poiché il provvedimento del Tribunale rientrava pienamente nelle sue funzioni e non creava una stasi processuale. La decisione sul reclamo archiviazione definisce il sub-procedimento, rendendo definitiva la chiusura delle indagini.
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Malfunzionamento sistema telematico: Atto del Giudice Abnorme
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto con cui un Gip aveva dichiarato inammissibile una richiesta di archiviazione depositata in cartaceo. A causa di un malfunzionamento del sistema telematico, certificato dal Procuratore della Repubblica, il deposito era avvenuto in via analogica. La Corte ha stabilito che il provvedimento del Gip è 'abnorme' sia strutturalmente che funzionalmente, in quanto il giudice non ha il potere di sindacare l'attestazione del malfunzionamento fatta dal capo dell'ufficio e perché tale decisione crea una stasi insuperabile del procedimento.
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Decreto di archiviazione: no abnormità se c’è altro rimedio
La Corte di Cassazione ha stabilito che un indagato non può impugnare per abnormità un decreto di archiviazione che contenga apprezzamenti sulla sua colpevolezza, violando la presunzione di innocenza, quando esiste un rimedio specifico previsto dalla legge. In questo caso, il rimedio apposito è la richiesta di correzione ai sensi dell'art. 115-bis del codice di procedura penale. Poiché l'abnormità è un rimedio residuale, non può essere utilizzato se il legislatore ha già previsto una procedura specifica per sanare il vizio. L'appello è stato quindi respinto.
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