La Banca d'Italia ha imposto una sanzione amministrativa bancaria a un ex componente del Consiglio di Amministrazione di una banca per aver approvato un accordo di risoluzione consensuale con il Direttore Generale. Questo accordo prevedeva un compenso elevato e una clausola di manleva, nonostante i risultati negativi della gestione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dirigente. Ha confermato che l'accordo violava le disposizioni sulle politiche di remunerazione e incentivazione, che richiedono un legame tra compenso e performance e vietano clausole che tengano indenne il dirigente da responsabilità per il suo operato. La sanzione è stata ritenuta legittima.
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