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Art. 39 Costituzione — Anno 2025

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Altri anni per Art. 39 Costituzione

Licenziamento disciplinare: ira e bestemmie bastano?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un lavoratore per uno scoppio d'ira. La decisione sottolinea che, in assenza di danni, aggressioni o specifiche violazioni del CCNL che prevedano il recesso, la condotta non è così grave da giustificare la massima sanzione. Il caso ribadisce l'importanza del principio di proporzionalità e della corretta interpretazione dei contratti collettivi.
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Blocco stipendi PA: no a risarcimenti per il 2010-2015
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano un risarcimento per il blocco degli stipendi imposto tra il 2010 e il 2015. La Corte ha stabilito che la sentenza della Corte Costituzionale (n. 178/2015), pur dichiarando illegittimo il protrarsi del blocco, ha avuto l'effetto di ripristinare la procedura di contrattazione collettiva, ma non ha creato un diritto automatico a recuperare le mancate progressioni economiche o a ottenere specifici aumenti. Il blocco stipendi PA è stato considerato una misura temporanea e proporzionata, giustificata dalla grave crisi finanziaria e dalla necessità di contenere la spesa pubblica, senza violare il principio di una retribuzione equa e sufficiente.
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Inquadramento superiore: quando le mansioni contano
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due lavoratrici a un inquadramento superiore, stabilendo che la valutazione deve basarsi sulle mansioni effettivamente svolte secondo le declaratorie del contratto collettivo, e non sulla denominazione o presunta semplicità della struttura organizzativa in cui operano. La Corte ha rigettato l'argomento della società datrice di lavoro, secondo cui una distinzione non formalizzata tra diverse tipologie di sale operative potesse giustificare un inquadramento inferiore. È stato inoltre confermato che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto.
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Sanzione disciplinare: inammissibile il ricorso vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice contro una sanzione disciplinare di sospensione. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso proceduralmente errati, in quanto mescolavano vizi di natura diversa e non affrontavano specificamente le motivazioni della Corte d'Appello, confermando che il valore di una causa su una sanzione disciplinare è indeterminabile.
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Inquadramento superiore: le mansioni prevalgono
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un lavoratore all'inquadramento superiore, stabilendo che la valutazione deve basarsi sulle mansioni concretamente svolte e non sulla denominazione o complessità della struttura aziendale. La sentenza rigetta l'appello di una società che distingueva tra diverse tipologie di sale operative senza un supporto normativo o contrattuale. Viene inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto di lavoro, a causa della ridotta stabilità introdotta dalle recenti riforme.
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Blocco stipendi PA: non si applica al privato
Una lavoratrice di un Comune, assunta con contratto di diritto privato del settore edile, si è vista negare gli aumenti contrattuali a causa delle norme sul blocco stipendi pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il blocco della contrattazione collettiva previsto per il settore pubblico (art. 9, c. 17, D.L. 78/2010) non si applica ai rapporti di lavoro regolati da CCNL privati, anche se il datore di lavoro è un ente pubblico. La Corte ha distinto tale blocco da quello, più generale e temporalmente limitato, relativo al trattamento economico individuale.
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Obbligo contributivo geometra: le Sezioni Unite decidono
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione sull'obbligo contributivo geometra per i professionisti che svolgono la loro attività esclusivamente come lavoratori dipendenti. Il caso riguarda un geometra a cui la Cassa di previdenza di categoria chiedeva il versamento dei contributi, nonostante fosse già assicurato come lavoratore subordinato. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla Cassa, ma la Cassazione ha ritenuto la questione di massima importanza, sollevando dubbi sulla legittimità delle previsioni regolamentari della Cassa che qualificano come autonoma un'attività svolta in regime di subordinazione, ai soli fini previdenziali.
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