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Art. 39 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 39 Codice Civile

Concordato preventivo e meritevolezza: debiti non bloccano il piano
Un'azienda in crisi ha richiesto l'accesso alla procedura di concordato preventivo per salvare l'attività. L'Agenzia fiscale si è opposta, contestando i passati debiti tributari e la mancanza di meritevolezza dell'imprenditore. I giudici di merito hanno omologato la proposta, evidenziando che i bilanci fotografavano fedelmente la situazione aziendale reale. L'ente fiscale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei temi di Concordato preventivo e meritevolezza, la legge non richiede una condotta passata impeccabile del debitore. L'omologazione dipende dalla trasparenza delle informazioni e dalla fattibilità del piano per i creditori. Gli atti in frode rilevano solo se ingannano concretamente il voto dei creditori. L'ente creditore deve rimborsare oltre diecimila euro di spese legali.
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Concordato preventivo liquidatorio: stop se i dati mancano
Un ente creditore ha presentato istanza per aprire la liquidazione giudiziale contro una società in crisi. La debitrice ha risposto depositando un piano di concordato preventivo liquidatorio per bloccare il fallimento. Il tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta a causa di gravi lacune informative, omessa certificazione dei debiti previdenziali e fiscali e mancata indicazione delle possibili azioni legali. La corte d'appello ha confermato la decisione, aprendo la liquidazione giudiziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice. I giudici hanno chiarito che il controllo del tribunale sulla completezza informativa è doveroso e rigoroso. In presenza di vizi gravi e insanabili, il tribunale non è obbligato a fissare una seconda udienza se le parti hanno già partecipato al procedimento unitario.
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Perequazione retributiva dei dirigenti scolastici: no ai ricorsi
Una docente di scuola primaria, dopo aver superato un concorso pubblico, assume il ruolo di dirigente scolastico. Al momento del pensionamento, richiede il riconoscimento delle differenze retributive basate sulla sua anzianità di servizio come docente. La lavoratrice lamenta una disparità di trattamento rispetto ai colleghi ex presidi o presidi incaricati, i quali beneficiano di trattamenti economici speciali come la retribuzione individuale di anzianità o assegni personali. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, escludendo la perequazione retributiva dei dirigenti scolastici di nuova assunzione con i colleghi provenienti da ruoli direttivi. La Corte chiarisce che le situazioni non sono comparabili: i trattamenti speciali per gli ex presidi servivano unicamente a evitare un peggioramento dello stipendio precedentemente maturato nell'esercizio di funzioni direttive, assenti nella carriera pregressa della ricorrente.
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Business plan inattendibile e compenso professionale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di compenso di un professionista per la redazione di un business plan inattendibile. Il piano, basato su dati contabili aziendali del tutto inattendibili, è stato considerato privo di utilità per la procedura di concordato. La Corte ha statuito che la diligenza professionale include il dovere di verificare la veridicità dei dati di partenza.
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Responsabilità professionale avvocato: no onorario
La Corte di Cassazione ha negato il compenso a un legale per inadempimento, evidenziando la sua responsabilità professionale avvocato. La strategia adottata, sebbene formalmente corretta, è stata giudicata concretamente inutile e non ha tutelato gli interessi del cliente, una società in grave crisi. Il dovere del professionista non si limita al compimento di atti procedurali, ma include una valutazione sostanziale sull'utilità e fattibilità delle azioni intraprese per il cliente.
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Responsabilità professionale avvocato: il caso
La Corte di Cassazione conferma il rigetto della richiesta di compenso di un avvocato per l'assistenza a un'impresa in crisi. La Corte ha stabilito che la responsabilità professionale dell'avvocato impone di fornire prestazioni utili. Proporre una soluzione di risanamento palesemente impraticabile fin dall'inizio, data la condizione dell'impresa, costituisce un inadempimento contrattuale che non dà diritto al pagamento.
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