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Art. 384 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 384 Codice Penale

Falsa testimonianza: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per falsa testimonianza. La Corte ha stabilito che il ricorso si limitava a una mera rilettura critica dei fatti, senza contestare validamente le motivazioni della sentenza d'appello. Quest'ultima aveva correttamente argomentato la sussistenza del reato, basandosi su dichiarazioni mendaci rese in sede civile e smentite dall'istruttoria. È stata inoltre respinta l'applicazione della causa di non punibilità, poiché l'interesse dell'imputato non costituiva un impedimento all'obbligo di testimoniare il vero.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo dichiara
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per falsa testimonianza. La decisione si fonda sulla natura ripetitiva e generica dei motivi di appello, che non contestavano specificamente la motivazione della sentenza precedente. Questo caso evidenzia i requisiti di specificità necessari per un ricorso in Cassazione, che comporta per la ricorrente la condanna alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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False dichiarazioni: mentire sull’identità è reato
Un cittadino straniero, per timore di essere espulso, ha fornito false generalità alla polizia. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di false dichiarazioni, stabilendo che l'obbligo di dire la verità sulla propria identità è assoluto e non è coperto dal diritto a non autoincriminarsi (nemo tenetur se detegere).
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Lieve entità: quando è esclusa nello spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non applicare l'ipotesi di lieve entità, prevista dall'art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990. Secondo gli Ermellini, la valutazione sulla lieve entità deve essere complessiva e anche un solo elemento di particolare gravità, come la professionalità dell'attività di spaccio, è sufficiente a escludere tale beneficio, rendendo la motivazione del giudice di merito non sindacabile se logicamente argomentata.
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Favoreggiamento personale: reato anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per favoreggiamento personale. L'imputato aveva aiutato un amico, autore di un'aggressione, a eludere la giustizia. La Corte ha ribadito che il favoreggiamento è un reato di pericolo, che si perfeziona con il semplice ostacolo frapposto alle indagini, a prescindere dall'esito del procedimento per il reato principale.
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Concorso in spaccio: il ruolo del convivente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna condannata per concorso in spaccio. La Suprema Corte ha confermato che il suo ruolo non era di mera connivenza non punibile, ma di piena partecipazione al reato, data la sua fuga con una parte della droga e la presenza di strumenti per il confezionamento in bella vista nell'abitazione condivisa.
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