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Art. 378 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 378 Codice di Procedura Civile

Estinzione processo tributario: caso di mancata istanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo tributario in un caso riguardante un avviso di accertamento. Il contribuente aveva ottenuto la sospensione del giudizio per aderire a una definizione agevolata, ma né lui né l'Agenzia delle Entrate hanno presentato l'istanza di trattazione entro il termine previsto dalla legge. Tale omissione ha comportato, per legge, l'automatica estinzione del contenzioso.
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Credito d’imposta teleriscaldamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 366/2026, ha stabilito che in una filiera di teleriscaldamento con più gestori, il credito d'imposta previsto dalla L. 448/1998 ha un tetto massimo unico e non può essere cumulato da ciascun operatore. Il caso riguardava una società agricola che, in qualità di gestore di rete e utente finale, si era vista negare il credito poiché già usufruito dal fornitore di energia a monte. La Corte ha confermato che il beneficio, una volta applicato dal primo gestore tramite sconto in fattura, si considera trasferito all'utente finale, esaurendo così l'incentivo fiscale per quella specifica fornitura.
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Prescrizione contributi previdenziali: cosa decide la Cassazione?
Un'erede agiva in giudizio contro una società e l'ente previdenziale per ottenere il corretto versamento dei contributi dovuti al defunto lavoratore. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione dei contributi previdenziali. Anche se il diritto ai contributi non può essere oggetto di rinuncia da parte del lavoratore, esso è comunque soggetto ai normali termini di prescrizione. La Corte ha chiarito che l'eccezione di prescrizione, non decisa in un precedente giudizio di Cassazione, poteva essere legittimamente esaminata e accolta dal giudice del rinvio, portando al rigetto definitivo della domanda.
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Accertamento tecnico preventivo: prova per tutti?
La Corte di Cassazione chiarisce che la perizia di un accertamento tecnico preventivo (ATP), anche se svolto in assenza di alcune parti, può essere utilizzata come prova nel successivo giudizio contro tutti i soggetti coinvolti, inclusa l'intera catena produttiva. La vicenda riguarda un motociclo difettoso: il venditore, condannato a risarcire il cliente, aveva agito in regresso contro il produttore. La Corte ha stabilito che l'ATP, una volta acquisito agli atti, diventa un elemento di prova liberamente valutabile dal giudice nei confronti di tutti, garantendo il contraddittorio nel corso della causa di merito.
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Errore di fatto Cassazione: quando è revocabile?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per revocazione per errore di fatto. Nel caso esaminato, una correntista aveva citato in giudizio la propria banca per aver consegnato carnet di assegni a una persona non autorizzata, subendo protesti per assegni con firma falsa. Dopo la soccombenza in primo e secondo grado, e un primo ricorso in cassazione rigettato, la correntista ha tentato la via della revocazione, sostenendo che la Corte avesse commesso un errore di fatto nel non considerare la mancata identificazione del soggetto allo sportello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che quello lamentato non era un errore di fatto (una svista percettiva), bensì un errore di giudizio, ossia un dissenso sull'interpretazione e valutazione degli atti, che non può essere corretto con la revocazione.
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Lavoratori LSU: risarcimento per contratto a termine
Un gruppo di lavoratori ex LSU ha citato in giudizio un Comune per ottenere la conversione dei loro contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato e il relativo risarcimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione della Corte d'Appello, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune. La Suprema Corte ha stabilito che, a prescindere dalla qualificazione formale, se le mansioni svolte sono di natura subordinata, i lavoratori LSU hanno diritto alle tutele previste, inclusi il risarcimento del danno, la progressione economica e il TFR.
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Definizione agevolata: no se l’atto è annullato
Una società impugna una cartella di pagamento, ma l'Agenzia delle Entrate la annulla in autotutela. La società chiede comunque la definizione agevolata della lite. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la definizione agevolata non è possibile se l'atto contestato non esiste più al momento della domanda, anche se la causa è formalmente ancora pendente. Il ricorrente viene sanzionato per abuso del processo.
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Errore revocatorio: notifica errata e caso risolto
La Corte di Cassazione ha accolto un ricorso per revocazione a causa di un errore revocatorio. La notifica di un'udienza era stata inviata a un avvocato omonimo a causa di un codice fiscale errato, impedendo la difesa del contribuente. La Corte, riconosciuto l'errore, ha revocato la precedente ordinanza e, vista l'adesione del contribuente a una definizione agevolata, ha dichiarato estinto il giudizio originario.
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Omessa pronuncia appello tributario: Cassazione annulla
Una contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo la mancata notifica degli atti precedenti. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello per omessa pronuncia appello tributario, poiché il giudice di secondo grado non aveva esaminato specificamente tutti i motivi di gravame sollevati. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Detraibilità IVA liquidazione: la Cassazione decide
Una società in liquidazione, successore di un'altra che svolgeva attività sanitarie esenti da IVA, ha richiesto il rimborso dell'IVA su costi legali. La Corte di Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo che la detraibilità IVA in liquidazione è esclusa se i costi, pur sostenuti in questa fase, sono direttamente collegati alla precedente attività esente. Il principio determinante è la connessione del costo all'operazione originaria, non lo stato attuale della società.
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IVA di gruppo: no compensazione con debiti terzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 167/2026, ha stabilito un importante principio in materia di IVA di gruppo. Un rimborso IVA spettante alla società controllante non può essere sospeso per compensarlo con debiti fiscali (nella specie, IRES e IRAP) di altre società del gruppo, soprattutto se tali debiti si riferiscono a periodi d'imposta in cui la struttura del gruppo era diversa. La Corte ha chiarito che il regime dell'IVA di gruppo è una procedura meramente liquidatoria per l'IVA e non estende la responsabilità solidale della capogruppo ai debiti di altra natura delle controllate, mancando il presupposto della reciprocità per la compensazione.
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Credito IVA negato: la prova della società cedente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che si era vista negare il rimborso di un credito IVA acquisito da un'altra impresa. La decisione si fonda sull'accertata inesistenza e non operatività della società cedente. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sull'effettività di un soggetto passivo è un accertamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità, e che l'onere di dimostrare la reale consistenza della società originaria grava su chi richiede il rimborso del credito IVA.
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Titolo esecutivo complesso: la Cassazione nega la validità
Una banca internazionale, creditrice di una società in concordato, ha cercato di ottenere la consegna di azioni in base a un titolo esecutivo complesso, formato da una sentenza straniera di condanna al pagamento e dalla sentenza italiana di omologa del concordato. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, stabilendo che i due provvedimenti non possono essere combinati per creare un titolo esecutivo per una prestazione (consegna di azioni) diversa da quella originaria (pagamento di una somma). La Corte ha accolto l'opposizione della società, dichiarando l'inesistenza del diritto della banca a procedere esecutivamente in tal senso.
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Verbale assemblea condominiale: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una delibera a causa di un verbale di assemblea condominiale privo dell'elenco nominativo dei partecipanti e delle rispettive quote. La Corte ha stabilito che un foglio presenze separato, non firmato e non esplicitamente menzionato come allegato al verbale, non è sufficiente a sanare tale vizio, poiché impedisce la verifica della regolare costituzione dell'assemblea e della validità delle votazioni.
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Patrocinio a spese dello Stato e trust: i poteri del giudice
La Corte di Cassazione chiarisce i doveri del giudice nelle cause di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. In un caso riguardante un richiedente che aveva precedentemente conferito i suoi beni in un trust, la Corte ha stabilito che il giudice non può limitarsi all'autocertificazione del reddito. Deve invece esercitare i suoi poteri istruttori officiosi per accertare la reale condizione economica, soprattutto in presenza di elementi sospetti. La Corte ha invece escluso che la richiesta di ammissione potesse configurare un abuso del diritto.
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Dicatio ad patriam: come nasce un uso pubblico
Un comune citava in giudizio i proprietari di un'area con un monumento storico per accertarne l'acquisizione per usucapione o, in subordine, per la costituzione di una servitù di uso pubblico tramite dicatio ad patriam. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riconosceva la servitù, chiarendo la distinzione fondamentale: la dicatio ad patriam richiede un comportamento inequivocabile del proprietario che destina il bene all'uso pubblico per avere effetto immediato. In assenza di tale atto, è necessario il decorso di vent'anni di uso pubblico continuato, assimilando la situazione all'usucapione.
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Caparra confirmatoria: come si calcola l’importo?
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto del venditore di recedere dal contratto e trattenere la caparra confirmatoria a causa dell'inadempimento dell'acquirente. Tuttavia, ha annullato la decisione della Corte d'Appello riguardo all'importo, stabilendo che il giudice deve accertare e motivare specificamente quale parte delle somme versate costituisca effettivamente la caparra, non potendo presumerlo. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione su questo punto specifico.
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