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Art. 372 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 372 Codice Penale

Falsa testimonianza: minacce in carcere senza prove
Un testimone ritratta le precedenti dichiarazioni durante un processo penale. L'autorità giudiziaria condanna l'uomo per il reato di falsa testimonianza. L'imputato presenta ricorso in Cassazione per giustificare la propria condotta. Il ricorrente sostiene di aver mentito a causa di gravi minacce di morte ricevute da altri detenuti in carcere. Egli invoca lo stato di necessità e chiede la concessione delle attenuanti generiche. I giudici supremi bocciano l'impugnazione. La difesa non ha fornito alcuna prova concreta sui presunti ricatti carcerari. La Corte conferma inoltre il rifiuto delle attenuanti a causa dei precedenti penali dell'uomo. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza e favoreggiamento: no al riesame dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per i reati di falsa testimonianza e favoreggiamento personale. Il ricorrente contestava il calcolo della prescrizione e richiedeva una nuova valutazione delle dichiarazioni testimoniali già esaminate nei gradi precedenti. I giudici hanno confermato la corretta applicazione della sospensione dei termini di prescrizione secondo la legge Orlando. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che non può riesaminare le prove o le testimonianze, compito riservato esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorso conteneva mere riproposizioni dei motivi di appello e critiche generiche sulle sanzioni inflitte. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna.
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Riqualificazione del reato: accusa immutata, condanna valida
La Procura contesta a un imputato il delitto di calunnia per aver incolpato falsamente una persona. Il giudice di merito esamina la vicenda e opera la riqualificazione del reato in falsa testimonianza. L'imputato presenta ricorso per Cassazione, lamentando la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza e sostenendo l'assenza dell'elemento psicologico del reato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il giudice possiede il potere autonomo di mutare il titolo del reato se i fatti storici contestati restano identici. La difesa ha avuto piena possibilità di controbattere su ogni elemento materiale descritto nell'atto di accusa. La condanna viene confermata con spese di giudizio e sanzione pecuniaria.
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Falsa testimonianza: il ricorso di merito porta alla sanzione
La Corte d'Appello confermava la condanna penale nei confronti di un imputato per il reato di falsa testimonianza. L'imputato proponeva quindi ricorso per Cassazione, contestando l'affermazione della propria responsabilità penale e chiedendo una nuova valutazione delle prove assunte nel corso del processo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, poiché il ricorrente si è limitato a riproporre le medesime doglianze già analizzate e motivatamente respinte dai giudici territoriali, sollecitando un riesame delle fonti di prova non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. I giudici hanno inoltre negato la liquidazione delle spese alla parte civile, poiché la memoria difensiva depositata non conteneva elementi utili alla decisione finale.
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Falsa testimonianza: negare il fatto aggrava solo la condanna
Un cittadino subisce una condanna penale per falsa testimonianza dopo aver reso dichiarazioni contrastanti con le deposizioni di altri testimoni e con il racconto lineare della persona offesa. I giudici di merito accertano la piena consapevolezza della menzogna e negano la conversione della reclusione in pena sostitutiva a causa di una prognosi comportamentale sfavorevole. L'imputato presenta ricorso per Cassazione, riproponendo le stesse argomentazioni difensive già respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione perché il controllo di legittimità non consente di riesaminare le prove già valutate in modo logico. Il ricorrente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese del procedimento insieme a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza: tra vuoti di memoria e condanna
Un testimone ha nascosto la verità durante un processo per usura, negando dettagli decisivi sui tassi di interesse e sui rapporti economici con l'imputato. Messo alle strette dalle intercettazioni telefoniche, ha ammesso i fatti solo parzialmente, giustificandosi con presunti vuoti di memoria e confusione. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di falsa testimonianza, escludendo sia l'errore inconsapevole sia la particolare tenuità del fatto. L'imputato ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la presenza del dolo e chiedendo l'assoluzione per minima gravità della condotta. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile: le scuse della memoria non escludono l'intenzionalità e il silenzio su fatti gravi impedisce ogni clemenza. Il ricorrente perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di falsa testimonianza. L'imputato aveva contestato la propria responsabilità penale, richiedendo il riconoscimento della speciale causa di non punibilità prevista per chi agisce per salvare se stesso o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile danno nella libertà o nell'onore. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'impugnazione riproponeva censure di fatto già valutate nei gradi precedenti senza contrastare la motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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False Dichiarazioni e Precedenti: Inammissibilità Ricorso Penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un individuo. L'impugnazione contestava la valutazione di false dichiarazioni testimoniali e l'esclusione della sospensione condizionale della pena. La Corte ha ritenuto che le dichiarazioni, seppur non decisive, fossero comunque idonee a influenzare l'accertamento dei fatti. Inoltre, ha confermato l'esclusione del beneficio della sospensione condizionale, basandosi su una valutazione del dato personologico del ricorrente, che includeva precedenti condanne che attestavano la sua propensione a delinquere. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza: Cassazione conferma la condanna e respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una testimone condannata per falsa testimonianza. La testimone aveva chiesto la riqualificazione del reato in "false informazioni al pubblico ministero", ritenuto meno grave. Tuttavia, la Corte ha confermato la condanna per falsa testimonianza (Art. 372 c.p.), poiché la ricostruzione degli eventi e la falsità delle dichiarazioni erano state pienamente provate. La ricorrente dovrà sostenere le spese processuali e versare una somma alla cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza: condanna ferma e ricorso inammissibile
Due soggetti impugnano la sentenza d'appello che li aveva condannati per il reato di falsa testimonianza. Gli imputati lamentano l'errata valutazione della loro responsabilità penale, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici evidenziano la presenza di una motivazione logica e congrua sui fatti di falsa testimonianza. La richiesta di attenuanti non risulta riesaminabile in sede di legittimità. Infine, il calcolo dei termini di prescrizione non ha considerato le sospensioni per l'emergenza COVID-19 e l'astensione dei difensori. Gli imputati subiscono la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: quando la Cassazione non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da una persona condannata per false dichiarazioni. I motivi del ricorso riguardavano questioni di fatto e non di diritto, rendendolo non accoglibile. L'inammissibilità ha precluso la valutazione di una successiva prescrizione del reato, anche se eventualmente maturata. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, confermando l'esito della condanna precedente.
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Dichiarazione mendace: ricorso inammissibile per fatti già accertati
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per aver reso una dichiarazione mendace, cioè una falsa testimonianza, allo scopo di favorire un congiunto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto infondate le contestazioni sulla presenza del dolo e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche. La Cassazione ha ribadito che non può riesaminare i fatti già accertati dai giudici precedenti. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza: ricorso inammissibile per riesame dei fatti
Un Lavoratore è stato condannato per falsa testimonianza in relazione a un incidente stradale. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua versione dei fatti non fosse in contrasto con le prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo ruolo è verificare l'applicazione della legge, non riesaminare i fatti. La versione del Lavoratore, che descriveva un incidente grave con il danneggiato incastrato, era smentita dalle prove e dalle altre testimonianze che indicavano lievi graffi. La condanna per falsa testimonianza è stata quindi confermata.
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Falsa testimonianza: il fatto non si riesamina in Cassazione
Due persone presentano ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di falsa testimonianza. Le ricorrenti sostengono che la testimonianza non fosse pertinente e contestano la valutazione delle prove effettuata nei primi gradi di giudizio. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici spiegano che la pertinenza della testimonianza costituisce una questione di fatto già esaminata e motivata correttamente nel giudizio di merito. Non è consentito richiedere un nuovo esame delle prove in sede di legittimità. Di conseguenza, le imputate vengono condannate al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuna alla Cassa delle Ammende.
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Falsa testimonianza: la Cassazione rigetta il ricorso del teste
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di falsa testimonianza. L'imputato sosteneva che le sue dichiarazioni mendaci non avessero avuto alcun impatto concreto sul processo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti nel giudizio di legittimità. Inoltre, la falsa testimonianza è risultata determinante perché ha fornito un riscontro fondamentale alle dichiarazioni rilasciate dalla persona offesa. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Falso giuramento: l’appello respinto, confermata la condanna penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un Imputato, confermando la sua condanna per falso giuramento. L'Imputato aveva prestato un falso giuramento in una causa civile, scatenando un procedimento penale. La Suprema Corte ha ritenuto infondate le sue contestazioni, qualificandole come mere doglianze di fatto e tentativi di rivalutare le prove già esaminate. Ha inoltre respinto la richiesta di circostanze attenuanti, sottolineando la gravità del fatto e le sue conseguenze sulla parte civile. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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Falsa testimonianza: no al riesame delle prove in Cassazione
Un cittadino condannato per il reato di Falsa testimonianza (art. 372 c.p.) ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere una rivalutazione delle prove a suo carico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare gli elementi di prova o proporre ricostruzioni alternative dei fatti quando la sentenza d'appello risulta logica e ben motivata. La condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza: la Cassazione conferma la condanna penale
Due testimoni hanno subito una condanna per il delitto di falsa testimonianza dopo aver reso dichiarazioni non veritiere durante un processo. I due soggetti hanno sostenuto che una vittima fosse caduta da sola contro una ringhiera, escludendo ogni aggressione fisica da parte di un terzo. Le prove e le altre testimonianze hanno invece smentito tale ricostruzione. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione per contestare la ricostruzione dei fatti e la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità non possono riesaminare i fatti già chiariti nei precedenti gradi di giudizio. I ricorrenti devono quindi pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la condanna definitiva.
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Falsa testimonianza del socio: condanna e risarcimento
Un socio d'azienda ha deposto come testimone in una causa civile sul diritto di passaggio. Durante l'udienza, il soggetto ha negato l'esistenza di accordi transitori già documentati, cercando di favorire la propria società. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di falsa testimonianza. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non essere punibile a causa della sua incompatibilità come testimone e chiedendo la particolare tenuità del reato. La Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna. I giudici hanno chiarito che il semplice interesse economico di un socio non impedisce di testimoniare e che le reiterate menzogne impediscono qualsiasi sconto di pena, convalidando il risarcimento del danno morale per sofferenza psichica.
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Reato di falsa testimonianza: ricorso generico e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la sentenza di condanna per il reato di falsa testimonianza emessa dalla Corte di Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi presentati dalla difesa erano generici e privi di un confronto critico con la decisione impugnata. I giudici di secondo grado avevano infatti motivato in modo logico e completo sia la responsabilità dell'uomo sia la misura della pena. A seguito di questa decisione, la condanna per il reato di falsa testimonianza è diventata definitiva. La Cassazione ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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