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Art. 372 Codice Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 372 Codice Penale

Falsa testimonianza: la Cassazione conferma la condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina condannata per il reato di falsa testimonianza. La ricorrente contestava la valutazione delle prove, il mancato riconoscimento della ritrattazione come causa di non punibilità e la misura della pena. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, rilevando che le prove della falsità erano solide e che la pena era già stata fissata al minimo edittale con le massime attenuanti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente dovrà pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Falsa testimonianza: l’assoluzione non evita la condanna
L'Imputata, assolta in primo grado dal reato di falsa testimonianza grazie all'applicazione di una causa di non punibilità, propone ricorso in Cassazione. La ricorrente richiede un'assoluzione nel merito per insussistenza del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I motivi di ricorso sollevano infatti questioni di fatto non valutabili in sede di legittimità, data la coerenza della motivazione della sentenza impugnata. Inoltre, la mancata valutazione di una memoria difensiva indirizzata al Pubblico Ministero e non al Tribunale non costituisce un vizio. L'Imputata viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa testimonianza: mentire in aula costa la condanna definitiva
Un testimone, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di falsa testimonianza, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove documentali eseguita dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna del ricorrente. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti o delle prove in sede di Cassazione quando la sentenza impugnata presenta una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiare l’auto è ritorsione e non intralcio alla giustizia
Un uomo viene condannato per danneggiamento dell'auto di una testimone e per intralcio alla giustizia, accusato di aver voluto condizionare la sua deposizione futura. La Cassazione annulla senza rinvio la condanna per intralcio alla giustizia perché manca la prova del dolo specifico: il danneggiamento e le frasi pronunciate potevano avere un mero intento ritorsivo o vendicativo, non necessariamente quello di spingere la donna a mentire o a non testimoniare. Viene invece confermata la responsabilità per il danneggiamento dell'auto. La Suprema Corte accoglie anche i motivi sulle attenuanti generiche e sulla non menzione della condanna, rinviando alla Corte d'appello per rideterminare la pena, criticando la mancata valutazione del tentativo di risarcimento e le contraddizioni sulla prognosi di comportamento futuro.
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Falsa testimonianza per salvare la NASPI: condanna definitiva
Una lavoratrice è stata condannata per il reato di falsa testimonianza per aver dichiarato, in una causa di lavoro, di non aver mai lavorato per un'azienda e di non conoscere un collega licenziato. In realtà, la donna lavorava in nero per una società satellite gestita dallo stesso gruppo, mentre percepiva l'indennità di disoccupazione NASPI. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, confermando la condanna a due anni di reclusione (pena sospesa). I giudici hanno chiarito che la falsa testimonianza si configura se le dichiarazioni sono pertinenti al momento della deposizione (valutazione ex ante), a nulla rilevando che abbiano poi concretamente influenzato la decisione finale del giudice civile.
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Falsa testimonianza: condanna confermata ma la pena è da rifare
Il caso riguarda Il Testimone, condannato per il reato di falsa testimonianza per aver negato, durante un processo per usura ai suoi danni, che alcune cambiali fossero a garanzia di un prestito usurario. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale del soggetto, rilevando le sue contraddizioni rispetto alle indagini e la sua ammissione di aver subito pressioni. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente al diniego della pena sostitutiva. I giudici di merito avevano infatti negato tale beneficio senza valutare correttamente il percorso positivo di affidamento in prova ai servizi sociali già svolto dal condannato per altri reati. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'appello solo per rideterminare l'applicazione della pena sostitutiva.
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Falsa Testimonianza: Assolto perché il dubbio batte l’accusa
Un testimone, accusato di falsa testimonianza per aver dichiarato di aver assistito a un incidente stradale, viene assolto. L'accusa sosteneva che non fosse presente al momento del fatto. La Corte d'Appello prima, e la Cassazione poi, hanno confermato l'assoluzione perché non è stato possibile dimostrare la sua assenza 'al di là di ogni ragionevole dubbio'. Altre testimonianze lo collocavano sulla scena subito dopo l'evento, creando un margine di incertezza sufficiente a far cadere l'accusa. La sentenza stabilisce che il semplice dubbio sulla presenza del testimone al momento esatto dell'incidente impedisce una condanna per falsa testimonianza, anche se la sua versione dei fatti è diversa da quella di altri.
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Falsa testimonianza: ricorso in Cassazione respinto per inammissibilità
Un uomo, condannato per falsa testimonianza, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Egli contestava la sua responsabilità, la pena e il mancato riconoscimento di attenuanti. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le richieste dell'imputato miravano a una nuova valutazione dei fatti e delle prove, un'attività che non rientra nei poteri della Cassazione. Questa decisione sottolinea il principio della **inammissibilità del ricorso per cassazione** quando le motivazioni non riguardano errori di diritto. La condanna è diventata così definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese e una sanzione.
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Obbligo di motivazione: Appello nullo se il Giudice ignora la difesa
Un imputato, condannato per falsa testimonianza, aveva presentato appello sostenendo di aver mentito per paura di ritorsioni. La Corte d'Appello, però, ha ignorato le sue argomentazioni principali, concentrandosi solo su una richiesta secondaria. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, ribadendo il fondamentale principio dell'obbligo di motivazione in appello. Secondo i giudici supremi, il tribunale di secondo grado non può ignorare le specifiche censure sollevate dalla difesa, ma deve analizzarle e dare una risposta puntuale. La sentenza è stata quindi cancellata e il caso dovrà essere giudicato nuovamente da un'altra sezione della Corte d'Appello.
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Falsa Testimonianza: Assolto perché la Risposta era Vaga
Un testimone era stato condannato per falsa testimonianza per aver mentito sul suo movente. Aveva applicato la foto di un'altra persona su una carta d'identità rubata e in tribunale aveva dichiarato di averlo fatto "solo per prova". Le corti inferiori avevano ritenuto questa una bugia per coprire il complice. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo un principio importante: una dichiarazione vaga sul movente non integra il reato di falsa testimonianza se il fatto storico principale è stato ammesso e se la deposizione viene interrotta senza domande di approfondimento. La Corte ha quindi assolto definitivamente il testimone perché il fatto non costituisce reato.
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Prescrizione del reato: la Legge Orlando vale ancora, condanna ok
Un imputato, condannato per falsa testimonianza, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La sua difesa riteneva non applicabile la sospensione dei termini introdotta dalla 'legge Orlando'. La Corte Suprema ha respinto la tesi, stabilendo un principio fondamentale: la disciplina della sospensione della 'legge Orlando' continua ad applicarsi a tutti i reati commessi nel suo periodo di vigenza (dal 3 agosto 2017 al 31 dicembre 2019), anche dopo le riforme successive. Di conseguenza, il calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato è stato allungato, il reato non è risultato estinto e la condanna è diventata definitiva. L'imputato ha perso il ricorso.
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Alibi Falso per Droga: La Bugia che Trasforma l’Accusato in Reo
Un uomo, arrestato con oltre due chili di cocaina, accusa il suo fornitore. Quest'ultimo si difende fornendo un alibi: si trovava sul luogo della consegna per riscuotere un credito derivante dalla vendita di un'auto. Le indagini, però, dimostrano che l'alibi è falso, grazie ai documenti della compravendita e ai tabulati telefonici che localizzano l'imputato proprio nel luogo e all'ora indicati dall'accusatore. La Corte di Cassazione conferma la condanna, stabilendo un principio fondamentale: l'alibi mendace come riscontro non è un elemento neutro, ma un indizio grave che rafforza la credibilità dell'accusa e contribuisce a fondare il giudizio di colpevolezza.
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Ricorso contro archiviazione: errore procedurale costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro archiviazione presentato dalla persona offesa in un procedimento per falsa testimonianza. La decisione si fonda su un punto procedurale cruciale: dopo una recente riforma, l'ordinanza di archiviazione non si può più impugnare direttamente in Cassazione. La strada corretta è il reclamo al tribunale, ma solo in specifici casi di nullità. L'aver scelto la via sbagliata ha comportato non solo la conferma della chiusura del caso, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza sottolinea l'importanza di seguire le corrette procedure di impugnazione.
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Prescrizione e Risarcimento Danno: Testimoni Salvi dal Reato?
Due testimoni, condannati per falsa testimonianza, vedono il loro reato estinguersi in appello. La Corte d'Appello, però, conferma la loro condanna al risarcimento. La Cassazione interviene, stabilendo un principio fondamentale su prescrizione e risarcimento del danno: il giudice d'appello non può limitarsi a dichiarare la prescrizione e confermare le statuizioni civili. Deve prima valutare se esistono i presupposti per un'assoluzione piena dell'imputato, anche per insufficienza di prove. Solo in caso negativo può procedere a decidere sulla richiesta di risarcimento. La sentenza è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Falsa testimonianza: quando mentire per i parenti è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per falsa testimonianza. Il ricorrente sosteneva di aver mentito per proteggere la madre da possibili ripercussioni legali, invocando la causa di non punibilità prevista per chi agisce per salvare un prossimo congiunto. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che non sussisteva un pericolo grave e inevitabile per la libertà della madre e che l'imputato aveva scelto volontariamente di testimoniare nonostante fosse stato avvertito della facoltà di astenersi.
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Falsa testimonianza: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per aver fornito dichiarazioni mendaci in un procedimento penale. La **falsa testimonianza** è stata accertata grazie alle osservazioni dirette della polizia giudiziaria, che hanno smentito la versione del ricorrente circa la presenza di un terzo soggetto fuori dalla propria abitazione. La Suprema Corte ha confermato anche il diniego delle attenuanti generiche, motivato dai numerosi precedenti penali dell'imputato e dalla sua condotta successiva ai fatti, elementi che delineano una personalità negativa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa testimonianza: la Cassazione sulle notifiche
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsa testimonianza a carico di un soggetto che aveva negato di aver parlato con un individuo agli arresti domiciliari. La difesa aveva eccepito la nullità della notifica dell'udienza preliminare, eseguita presso il difensore anziché al domicilio eletto, e l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese. La Suprema Corte ha stabilito che tale vizio di notifica costituisce una nullità a regime intermedio, sanata se non eccepita tempestivamente. Inoltre, ha chiarito che la qualità di testimone era legittima al momento della deposizione, non sussistendo indizi di reità che imponessero le garanzie previste per l'indagato.
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Falsa testimonianza: i limiti della non punibilità
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un soggetto accusato di falsa testimonianza, la cui condanna era stata dichiarata estinta per prescrizione in appello. Il fulcro della questione riguarda l'applicabilità dell'esimente prevista dall'art. 384 c.p., che esclude la punibilità se il fatto è commesso per salvare sé stessi o un prossimo congiunto da un grave pregiudizio alla libertà o all'onore. La Suprema Corte ha chiarito che tale norma agisce sulla colpevolezza e richiede che la condotta illecita sia l'unica via possibile per evitare il danno, annullando la sentenza per una nuova valutazione dei presupposti di inesigibilità.
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Legittimo impedimento: regole sulla tempestività
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso riguardante la richiesta di rescissione del giudicato per una condanna legata al reato di falsa testimonianza. Il punto centrale della decisione riguarda il legittimo impedimento del difensore, giudicato intempestivo poiché comunicato solo la sera precedente l'udienza senza specificare quando il professionista ne fosse venuto a conoscenza. La Corte ha inoltre ribadito la validità della notifica effettuata a mani proprie, anche in assenza di firma del destinatario sulla relata, escludendo così il diritto alla restituzione nel termine per impugnare la sentenza.
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Notifica difensore: nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per falsa testimonianza poiché la notifica difensore di fiducia non era stata correttamente eseguita, essendo stata inviata a un legale omonimo. Tale errore ha comportato una lesione del diritto di difesa, qualificata come nullità assoluta e rilevabile d'ufficio.
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