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Art. 37 Codice della Crisi d'Impresa — Anno 2025

Altri anni per Art. 37 Codice della Crisi d'Impresa

Legittimazione del creditore: basta un credito non definitivo
La Corte di Cassazione conferma che per la legittimazione del creditore a richiedere l'apertura della liquidazione giudiziale non è necessario un credito accertato con titolo definitivo. È sufficiente una valutazione sommaria e incidentale da parte del giudice, che verifichi la probabile esistenza del credito. Nel caso di specie, il ricorso di una società debitrice è stato respinto poiché basato sull'errato presupposto che il credito del fornitore dovesse essere provato da una sentenza passata in giudicato.
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Domanda di concordato: dove presentarla se c’è fallimento
Una società, già soggetta a un'istanza di fallimento presso un tribunale, ha presentato una successiva domanda di concordato preventivo in un foro diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, stabilendo che la domanda di concordato deve essere obbligatoriamente presentata dinanzi allo stesso giudice presso cui pende la procedura prefallimentare, al fine di garantire l'unità e la celerità del procedimento.
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Ricorso Cassazione Liquidazione: termine di 30 giorni
Una società in liquidazione ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che apriva la sua liquidazione giudiziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato oltre il termine perentorio di 30 giorni. La sentenza chiarisce che il termine ricorso cassazione dimezzato, previsto dal Codice della Crisi d'Impresa, si applica per garantire la celerità dei procedimenti, anche quando la sentenza d'appello riforma una precedente decisione di rigetto.
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Legittimazione attiva creditore: credito contestato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26518/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla legittimazione attiva creditore per la richiesta di liquidazione giudiziale. Un credito semplicemente contestato o 'sub iudice' non è sufficiente. Il giudice deve effettuare una valutazione sommaria ed incidentale per verificare l'effettiva esistenza del credito, non potendo basarsi sulla mera pendenza di un'altra causa. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva aperto la liquidazione basandosi solo sulla contestazione del credito.
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Stato di insolvenza: i criteri per la valutazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la sua liquidazione giudiziale. Viene confermato che, per la valutazione dello stato di insolvenza, non è sufficiente la mera contestazione di un credito, se altri elementi dimostrano l'incapacità strutturale dell'impresa di adempiere alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione giudiziale: basta un credito non certo
Una società immobiliare, posta in liquidazione giudiziale su istanza di una promissaria acquirente, ha contestato la richiesta sostenendo l'inesistenza del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per avviare una procedura di liquidazione giudiziale non è necessario un accertamento definitivo del credito. È sufficiente una valutazione sommaria e incidentale da parte del giudice, finalizzata a verificare la legittimità del creditore a presentare l'istanza. Nel caso specifico, la pretesa creditoria derivava dalla necessità di restituire acconti eccessivi trattenuti come penale in un contratto preliminare di compravendita immobiliare non concluso.
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Liquidazione giudiziale: quando è legittima la richiesta?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di una richiesta di liquidazione giudiziale anche in assenza di un previo tentativo di esecuzione forzata. Con l'ordinanza in esame, viene ribadito che per avviare la procedura è sufficiente un accertamento incidentale del credito da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società, confermando la decisione dei giudici di merito che ne avevano dichiarato l'insolvenza sulla base di una pesante esposizione debitoria.
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Legittimazione creditore e liquidazione giudiziale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro la sentenza che ne apriva la liquidazione giudiziale. Il caso verteva sulla legittimazione creditore di una società di riscossione tributi, la quale agiva in forza di un contratto di concessione con un Comune. La Suprema Corte ha stabilito che, ai fini dell'apertura della procedura, è sufficiente un accertamento sommario e incidentale del credito, senza necessità di un giudicato. Inoltre, ha ritenuto ininfluente la contestazione sulla prescrizione di tale credito, poiché lo stato di insolvenza era ampiamente dimostrato da altri ingenti debiti erariali non contestati.
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Legittimazione creditore e esecuzione fallita
Una società in liquidazione si opponeva alla dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale, sostenendo la carenza di legittimazione del creditore. Il suo credito, basato su un decreto ingiuntivo, non era stato soddisfatto a causa dell'estinzione della procedura esecutiva. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la legittimazione del creditore a richiedere la liquidazione giudiziale deriva dalla titolarità del credito (provato dal titolo esecutivo), e non dal successo dell'azione esecutiva. L'estinzione di quest'ultima non incide sull'esistenza del debito.
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