Un automobilista sanzionato per guida in stato di ebbrezza ha tentato di evitare la condanna con l'aiuto di due conoscenti. Nel processo, un amico si è autoaccusato falsamente di essere stato al volante, mentre l'altro ha reso una dichiarazione non veritiera al giudice per confermare tale versione. L'inganno ha portato a un'imputazione per falsa testimonianza e concorso in falsa incolpazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tutti i soggetti coinvolti. I giudici hanno confermato le responsabilità penali, evidenziando che le testimonianze erano smentite dai rilievi trasparenti e concordi effettuati dagli agenti di polizia. Chi mente per salvare un amico da una sanzione commette il reato di falsa testimonianza e risponde delle relative conseguenze penali ed economiche.
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