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Art. 361 Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 361 Codice Penale

Ingiusta detenzione: quando spetta l’indennizzo?
Un pubblico ufficiale, inizialmente arrestato per presunta corruzione e collusione con la criminalità organizzata, è stato definitivamente assolto per non aver commesso il fatto. Nonostante l'assoluzione, la Corte d'Appello aveva negato l'indennizzo per ingiusta detenzione, ravvisando una colpa grave nei contatti amicali con colleghi corrotti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice della riparazione non può basare il diniego su fatti esclusi o non provati nel processo penale, né presumere la consapevolezza dell'attività illecita altrui senza una motivazione rigorosa.
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Collegamento probatorio: quando un testimone è indagato
La Corte di Cassazione conferma l'inutilizzabilità delle dichiarazioni di un consigliere comunale, vittima di un tentativo di corruzione, poiché egli stesso era indagabile per omessa denuncia. Esaminando il caso, la Corte ha stabilito che esiste un collegamento probatorio tra l'istigazione alla corruzione e l'omessa denuncia del fatto, che imponeva di sentire il consigliere con le garanzie difensive previste per l'indagato, e non come semplice testimone. Di conseguenza, le dichiarazioni rese senza tali garanzie sono state correttamente ritenute inutilizzabili, portando all'inammissibilità del ricorso del Pubblico Ministero.
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Particolare tenuità del fatto e reati seriali: il no
Un pubblico ufficiale, condannato per aver omesso di denunciare quindici notizie di reato, ha presentato ricorso in Cassazione invocando la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che, sebbene la pluralità di reati non escluda di per sé l'applicazione della norma, la serialità e la reiterazione delle condotte, valutate nel loro complesso, possono costituire un indice di gravità tale da rendere il fatto non più "tenue".
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Liquidazione spese di lite: la Cassazione decide
Un professionista si oppone alla riduzione del suo credito verso un condominio. La Cassazione, pur rigettando gran parte del ricorso, accoglie il motivo sulla errata liquidazione spese di lite, cassando la sentenza d'appello e rinviando per una nuova valutazione del valore della controversia.
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