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Art. 360 Codice di Procedura Civile

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Legittimazione passiva sanità: chi paga il debito?
Una struttura sanitaria privata ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per il pagamento di prestazioni erogate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la legittimazione passiva sanità non spetta all'ASL che ha stipulato il contratto, ma all'ente specificamente incaricato del pagamento dalla Regione. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso per revocazione presentato dalla struttura sanitaria, confermando che l'individuazione del soggetto debitore deriva da una precisa norma di legge e non da un errore di fatto, consolidando un importante principio sulla responsabilità dei pagamenti nel settore sanitario convenzionato.
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Borsa studio medici specializzandi: no all’adeguamento
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto l'adeguamento triennale e annuale della propria borsa di studio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7237/2023, ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che, per i corsi iniziati tra il 1998 e il 2005, la normativa successiva al 1997 ha escluso l'applicazione dei meccanismi di adeguamento previsti in precedenza, consolidando la quota del Fondo sanitario nazionale destinata al finanziamento della borsa studio medici specializzandi e ritenendo legittimo il blocco degli incrementi.
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Conferimento incarico: prova e poteri dei funzionari
Una società di gestione ha contestato il compenso a dei professionisti, sostenendo che il conferimento incarico professionale non fosse stato formalizzato e che i propri funzionari non avessero il potere di affidarlo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'incarico può essere provato tramite comportamenti concludenti (facta concludentia) e che le azioni dei funzionari erano coerenti con lo scopo sociale di valorizzare il patrimonio immobiliare in vista della liquidazione.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione tra il 1982 e il 1990. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione medici specializzandi, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/99. Le incertezze giurisprudenziali invocate dai ricorrenti non sono state ritenute idonee a posticipare tale termine.
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Accordo tacito compenso: la parola alle fatture
Un professionista ha richiesto compensi aggiuntivi a una compagnia assicurativa, sostenendo che i pagamenti ricevuti per anni fossero solo acconti. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando l'esistenza di un accordo tacito compenso basato sull'emissione e il pagamento di fatture senza alcuna riserva o indicazione di acconto. La Corte ha stabilito che la condotta delle parti, protratta nel tempo, è una prova sufficiente dell'accordo sul prezzo finale.
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Costituzione servitù: basta la firma sulla convenzione?
La Corte di Cassazione ha confermato che la sottoscrizione di una convenzione di lottizzazione, inclusi i progetti che mostrano lo scarico di acque su un fondo, è sufficiente per la costituzione servitù. Non sono necessarie formule sacramentali, ma solo una chiara e inequivocabile volontà delle parti desumibile dall'atto scritto. Il caso riguardava una proprietaria che negava l'esistenza di una servitù di scolo acque meteoriche sul suo terreno, ma la Corte ha ritenuto il suo consenso validamente prestato con la firma degli accordi urbanistici.
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Notificazione e termini: quando si perfeziona?
Una società ha impugnato l'estinzione del suo processo, dichiarata per una presunta notificazione tardiva. La Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo che la notificazione si perfeziona per il notificante al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, e non quando il destinatario lo riceve. Questo principio salva il notificante da decadenze dovute a ritardi a lui non imputabili.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta dei lavoratori
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo, contestando i criteri di scelta e la limitazione della platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della procedura. Ha stabilito che la scelta dell'imprenditore di ridurre il personale è insindacabile nel merito e che la limitazione della platea è ammissibile se giustificata da oggettive esigenze tecnico-produttive, come nel caso di specie.
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Licenziamento collettivo: legittimità e criteri di scelta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7111/2023, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori contro un licenziamento collettivo. La Corte ha confermato la legittimità della scelta aziendale di limitare la platea dei licenziandi a una specifica unità produttiva, purché tale decisione sia giustificata da oggettive esigenze tecnico-produttive e organizzative, adeguatamente comunicate in fase di apertura della procedura, e le mansioni dei lavoratori non siano fungibili con quelle di altre sedi.
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Licenziamento collettivo: legittima la scelta per sede
Un gruppo di lavoratori ha impugnato un licenziamento collettivo, sostenendo che la selezione del personale da licenziare (ballottaggio) fosse illegittimamente limitata alla sola sede di Roma. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che un'azienda può limitare la platea dei lavoratori a una specifica unità produttiva se tale scelta è giustificata da esigenze tecnico-organizzative specifiche e non discriminatorie, come la crisi circoscritta a quella sede. Il licenziamento collettivo è stato quindi ritenuto legittimo.
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Licenziamento collettivo: limiti alla scelta dei lavoratori
La Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori contro un licenziamento collettivo. La Corte ha stabilito che è legittimo limitare la platea dei dipendenti da licenziare a una singola unità produttiva se il piano di ristrutturazione la riguarda in modo esclusivo e se le ragioni sono state comunicate ai sindacati, escludendo la necessità di una comparazione con altre sedi.
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Riparto di giurisdizione: diritto di opzione e immobili
Una società conduttrice di un immobile, messo in vendita nell'ambito di una procedura di dismissione pubblica, ha agito in giudizio per far valere il proprio diritto di opzione all'acquisto, contestando le modalità della procedura che avevano portato alla vendita del bene a un'altra società. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7043/2023, ha stabilito il corretto riparto di giurisdizione, confermando la competenza del giudice ordinario. La Corte ha chiarito che, una volta che l'ente pubblico ha determinato il prezzo e formulato l'offerta, la posizione del conduttore titolare del diritto di opzione è quella di un diritto soggettivo perfetto, la cui violazione rientra nella giurisdizione ordinaria e non in quella amministrativa.
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Prescrizione presuntiva: quando non si applica
Una società si opponeva al pagamento di una parcella legale invocando la prescrizione presuntiva, ma contemporaneamente contestava l'esistenza stessa del credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7063/2023, ha stabilito che tale linea difensiva è contraddittoria e inammissibile. La difesa di prescrizione presuntiva, infatti, presuppone il riconoscimento che il debito sia esistito e si fonda sulla presunzione che sia stato pagato, rendendola incompatibile con la negazione del credito stesso.
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Sindacato giurisdizionale e Consiglio di Stato: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un farmacista contro una sentenza del Consiglio di Stato relativa all'apertura di una nuova farmacia. La Corte ha ribadito che il suo sindacato giurisdizionale sulle decisioni degli organi di giustizia amministrativa è strettamente limitato alle questioni di giurisdizione e non può estendersi a una rivalutazione del merito o a presunti errori di giudizio.
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Responsabilità fornitore: il caso Sudan I in Cassazione
Una recente sentenza della Cassazione affronta il tema della responsabilità fornitore nel settore alimentare, a seguito della vendita di spezie contaminate con un colorante vietato. La Corte conferma la responsabilità del venditore, qualificando il vizio come 'aliud pro alio', e riconosce un concorso di colpa dell'acquirente. Viene però cassata la decisione sull'esclusione della copertura assicurativa, rinviando alla Corte d'Appello per una corretta interpretazione delle clausole contrattuali.
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Tutela ripristinatoria: obbligo di demolizione
La Corte di Cassazione conferma l'obbligo di demolire una sopraelevazione illegittima che viola le norme su edifici di interesse storico. La tutela ripristinatoria prevale sulla richiesta di risarcimento, anche se il proprietario danneggiato ha nel frattempo eseguito lavori di consolidamento sul proprio immobile. La Corte stabilisce che la possibilità tecnica della demolizione va valutata al momento della decisione finale e che il giudice di rinvio ha il potere di disporre nuove perizie per accertarla.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione chiara
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6974/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata adeguata retribuzione durante i corsi frequentati tra il 1979 e il 1990. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione risarcimento medici specializzandi, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999. Le incertezze giurisprudenziali successive non sono state ritenute idonee a posticipare tale termine, consolidando un principio chiave in materia.
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Doppia imposizione dividendi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6955/2023, ha chiarito i rapporti tra la Direttiva UE 'Madre-Figlia' e le convenzioni bilaterali contro la doppia imposizione. Una società madre francese aveva richiesto il rimborso del credito d'imposta per i dividendi ricevuti da società figlie italiane, nonostante avesse già beneficiato dell'esenzione dalla ritenuta alla fonte. La Corte ha stabilito che i due regimi sono alternativi e non incompatibili. Per ottenere il rimborso previsto dalla convenzione, è sufficiente che il dividendo concorra a formare il reddito imponibile nel Paese di residenza della società madre, indipendentemente dall'imposta effettivamente pagata. La scelta di un regime non preclude l'accesso all'altro.
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Nullità CTU: quando eccepire i vizi procedurali?
Due agricoltori citano un'azienda fornitrice di fertilizzanti per i danni alle colture. Dopo un lungo iter processuale, la Cassazione rigetta il ricorso, sottolineando che la nullità della CTU per vizi procedurali deve essere eccepita tempestivamente, altrimenti decade. I motivi del ricorso sono stati ritenuti inammissibili o infondati.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma la tassa
Una società di scommesse estera e il suo centro di trasmissione dati (CTD) in Italia hanno impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tassa è dovuta anche da operatori senza concessione statale. Ha stabilito che la normativa non viola il diritto UE, non è discriminatoria e non costituisce un'imposta sul volume d'affari vietata.
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