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Art. 360 Codice di Procedura Civile

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Doppia non imposizione: utili esteri tassabili
Una società italiana ha richiesto il rimborso IRES per utili ricevuti da una controllata francese, invocando l'esenzione del 95% (Art. 89 TUIR). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, poiché gli utili non erano stati tassati in Francia a causa del regime di trasparenza fiscale dell'ente estero, l'esenzione non è applicabile in Italia. L'obiettivo della norma è evitare la doppia imposizione, non creare una doppia non imposizione.
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Dividendi esteri: no esenzione senza tassa all’origine
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28154/2023, ha negato il diritto a una società italiana di beneficiare dell'esenzione fiscale del 95% sui dividendi esteri provenienti da una controllata francese. Poiché la società francese era un'entità fiscalmente trasparente e i suoi utili non erano stati tassati in Francia, la Corte ha stabilito che l'applicazione dell'esenzione in Italia avrebbe generato una inammissibile doppia non imposizione, contraria alla ratio della norma, che è quella di evitare la doppia imposizione.
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Omesso esame fatto decisivo: Cassazione inammissibile
Un Ente Locale contesta una fornitura energetica, ma la Cassazione rigetta il ricorso. La Corte chiarisce i limiti del vizio di omesso esame fatto decisivo, che non permette un riesame del merito delle prove, confermando l'inammissibilità del ricorso.
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Revocatoria trust familiare: quando è inefficace?
Una madre istituisce due trust per i figli. Un creditore agisce per renderli inefficaci tramite azione revocatoria, ottenendo ragione in primo e secondo grado. La madre e i figli ricorrono in Cassazione, contestando la legittimazione passiva della madre (dichiarata fallita) e la natura dell'atto. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che la revocatoria del trust familiare è legittima, in quanto l'atto è da considerarsi a titolo gratuito e l'azione può colpire direttamente l'atto istitutivo del trust, rendendolo inopponibile ai creditori.
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Inammissibilità del ricorso: se mancano i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due soggetti condannati al risarcimento danni per truffa. La decisione si fonda su un vizio di forma: la mancata e chiara esposizione dei fatti di causa nell'atto di ricorso, un requisito essenziale previsto dal codice di procedura civile. La Corte ha sottolineato che tale carenza impedisce al giudice di legittimità di avere una completa cognizione della controversia, rendendo l'esame del merito impossibile.
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Eccezione data certa: quando il giudice decide d’ufficio
La Corte di Cassazione conferma che la mancanza di data certa di una scrittura privata, come un contratto preliminare, costituisce un'eccezione rilevabile d'ufficio dal giudice. In un caso di azione revocatoria, la Corte ha stabilito che, in assenza di prova della data certa del preliminare, il momento per valutare la consapevolezza del danno ai creditori è quello della stipula del contratto definitivo, rendendo inefficace la vendita immobiliare che pregiudicava le ragioni creditorie.
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Nullità contratto non registrato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 28143/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di locazioni. La nullità del contratto non registrato, prevista dalla legge 311/2004, non ha effetto retroattivo. Pertanto, un accordo di maggiorazione del canone stipulato prima dell'entrata in vigore di tale legge è valido, anche se non registrato. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato la sanzione della nullità a un contratto precedente alla norma, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Responsabilità Stato: No danni da leggi incostituzionali
Una società ha richiesto il risarcimento dei danni allo Stato a causa di una legge, poi dichiarata incostituzionale, che aveva estinto le sue procedure esecutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, a differenza dei casi di violazione del diritto dell'Unione Europea, non sussiste una responsabilità dello Stato per i danni derivanti da leggi nazionali giudicate incostituzionali, in virtù del principio di insindacabilità dell'attività legislativa.
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Azione Revocatoria: Assegno come Promessa di Pagamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28141/2023, ha rigettato il ricorso di un debitore che aveva trasferito la nuda proprietà del suo unico immobile ai genitori. I creditori avevano agito con un'azione revocatoria. La Corte ha confermato che, ai fini di tale azione, un assegno, anche se invalido come titolo di credito, costituisce una valida promessa di pagamento e quindi una prova sufficiente della ragione di credito. Inoltre, ha ribadito che la frode ai danni dei creditori (participatio fraudis) può essere provata tramite indizi, come lo stretto legame di parentela e la permanenza del debitore nell'immobile.
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Esenzione IVA chiropratico: la Cassazione decide
Un professionista chiropratico ha impugnato un avviso di accertamento che negava l'esenzione IVA per le sue prestazioni. La Corte di Cassazione, ribaltando l'orientamento precedente e conformandosi al diritto europeo, ha stabilito che l'esenzione IVA chiropratico è applicabile anche in assenza di specifici decreti attuativi. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per la verifica delle qualifiche professionali del prestatore, ritenute il requisito fondamentale per beneficiare dell'agevolazione fiscale.
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Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28135/2023, ha affrontato un caso di accertamenti bancari a carico di un professionista. Ha stabilito che, per superare la presunzione legale che i versamenti su conto corrente costituiscano reddito imponibile, il contribuente deve fornire una prova analitica e specifica per ogni singola movimentazione. Non sono sufficienti giustificazioni generiche, perizie di parte non dettagliate o dichiarazioni sostitutive. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza d'appello che aveva annullato parte della ripresa a tassazione basandosi su prove ritenute non adeguate.
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Rendita catastale: il saggio del 2% è inderogabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28102/2023, ha stabilito principi chiave sulla determinazione della rendita catastale per immobili industriali (categoria D). Il caso riguardava la rettifica da parte dell'Agenzia Fiscale della rendita proposta da un contribuente, che aveva applicato un saggio di fruttuosità dell'1% anziché del 2%. La Corte ha confermato che il saggio del 2% è un parametro legale fisso e inderogabile, non influenzabile dallo stato di conservazione dell'immobile. Inoltre, ha chiarito che il sopralluogo non è un requisito indispensabile per la stima, potendo l'ufficio basarsi sulla documentazione disponibile.
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Classamento catastale RSA: il fine di lucro oggettivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28114/2023, ha stabilito i principi per il corretto classamento catastale RSA. La controversia vedeva contrapposte l'Agenzia delle Entrate e una struttura assistenziale. La Corte ha cassato la decisione di merito, affermando che la classificazione deve basarsi sulle caratteristiche oggettive e strutturali dell'immobile, idonee a generare reddito (fine di lucro oggettivo), e non sull'uso concreto o sulla natura non-profit del gestore.
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Assegno divorzile: il sacrificio non deve essere totale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27945/2023, ha accolto il ricorso di un'ex moglie a cui era stato negato l'assegno divorzile. La Corte ha stabilito che per il riconoscimento dell'assegno non è necessario dimostrare un abbandono 'totale' del lavoro o una 'scelta forzata', ma è sufficiente provare di aver sacrificato opportunità professionali e di carriera per dedicarsi alla famiglia, contribuendo così alla formazione del patrimonio comune e dell'altro coniuge.
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Indennità di espropriazione: il PIP detta le regole
In una controversia ultraventennale sull'indennità di espropriazione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario terriero contro un Comune. La Corte ha stabilito che, per calcolare il giusto indennizzo di un'area inclusa in un Piano per gli Insediamenti Produttivi (PIP), si deve fare riferimento esclusivo ai parametri edificatori previsti dal PIP stesso, che definisce sia il potenziale che i limiti dell'edificabilità. Le critiche alla perizia tecnica sono state ritenute inammissibili in quanto miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Divieto di matrimonio: chi può impugnarlo?
Un terzo, come la fidanzata, non può impugnare il divieto di matrimonio imposto a una persona in amministrazione di sostegno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27691/2023, ha stabilito che solo il beneficiario della misura, quale unico titolare del diritto personalissimo a sposarsi, ha la legittimazione per contestare tale provvedimento. Di conseguenza, il ricorso della donna è stato respinto per difetto di legittimazione attiva.
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Appello elettorale e termine: notifica o albo pretorio?
Un consigliere comunale, dichiarato decaduto dalla carica, impugnava la decisione. La Corte d'Appello dichiarava il gravame inammissibile per tardività. Il consigliere ricorreva in Cassazione sostenendo che il termine per l'appello elettorale dovesse decorrere dalla pubblicazione del provvedimento sull'Albo Pretorio e non dalla sua notifica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado, il termine per impugnare decorre dalla notifica o comunicazione della sentenza, mentre la regola della pubblicazione sull'Albo Pretorio vale solo per gli altri cittadini o elettori interessati.
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Protezione speciale: Unilav prova il lavoro
Un cittadino straniero si vede negata la protezione speciale perché il Tribunale ritiene la sua integrazione debole, svalutando le comunicazioni di assunzione (Unilav) senza le relative buste paga. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che per la protezione speciale l'Unilav è una prova sufficiente del rapporto di lavoro, avendo un valore probatorio preminente in quanto dichiarazione ufficiale. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Mantenimento figlio adulto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26875/2023, interviene sul tema del mantenimento del figlio adulto. Nel caso specifico, un padre ricorreva contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato l'assegno per la figlia trentaquattrenne, giustificandone l'inerzia lavorativa e accademica con la necessità di assistere la madre. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza e enunciando principi fondamentali: il diritto al mantenimento non è illimitato e si fonda sul principio di autoresponsabilità. Spetta al figlio adulto, specie se 'ultra-maggiorenne', dimostrare di aver fatto tutto il possibile per rendersi indipendente, e la cura di un genitore non può giustificare una totale e prolungata inattività.
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Protezione sussidiaria: dovere di cooperazione del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27439/2023, ha annullato il diniego di protezione sussidiaria a un cittadino straniero. La decisione è stata motivata dal fatto che il tribunale di merito non aveva adempiuto al suo dovere di cooperazione istruttoria, omettendo di indicare le fonti su cui si era basato per valutare la sicurezza del Paese d'origine del richiedente. La Corte ha ritenuto la motivazione del decreto impugnato 'apparente', e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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