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Art. 360 Codice di Procedura Civile

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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento induttivo basato sulla condotta antieconomica di un'impresa e su gravi incongruenze contabili. Viene chiarito che, in tali casi, l'obbligo di contraddittorio preventivo non sussiste, anche se l'accertamento menziona gli studi di settore, poiché non ne costituisce l'unico fondamento.
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Onere della prova: Cassazione e rivendicazione
Una società energetica ha dimostrato con successo la proprietà di un terreno occupato da un vicino. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del vicino, chiarendo i rigorosi requisiti per l'onere della prova nelle azioni di rivendicazione immobiliare e le regole procedurali per contestare le prove. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, tra cui il difetto di autosufficienza e la tardiva contestazione di vizi processuali.
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Credito d’imposta dividendi: la Cassazione chiarisce
Una società madre francese ha percepito dividendi dalla sua controllata italiana. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a un rimborso parziale del credito d'imposta italiano, chiarendo che è sufficiente che i dividendi siano inclusi nella base imponibile in Francia, senza doverne provare l'effettiva tassazione. La sentenza affronta il rapporto tra la convenzione sulla doppia imposizione e la Direttiva UE Madre-Figlia in materia di credito d'imposta dividendi.
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Termine lungo impugnazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, presentata oltre il termine lungo di sei mesi previsto dalla legge. La Corte ha ribadito che tale termine decorre dalla data di pubblicazione (deposito in cancelleria) del provvedimento e non dalla sua successiva comunicazione alla parte.
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Tassazione dividendi IRAP: la Cassazione attende la CGUE
Una società di assicurazioni ha contestato l'applicazione dell'IRAP sui dividendi percepiti, sostenendo una violazione del diritto UE che limita la doppia imposizione. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il procedimento in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea su casi analoghi. La questione centrale riguarda l'applicabilità del limite di tassazione previsto dalla Direttiva "Madre-Figlia" anche a imposte come l'IRAP, per evitare una discriminazione a danno delle società che percepiscono dividendi nazionali.
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Radiazione professionale: valida anche senza data?
Un medico veterinario, radiato dall'albo per aver detenuto materiale sanitario di provenienza illecita, ha impugnato la sanzione per vizi formali, tra cui l'assenza della data sul provvedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sanzione di radiazione professionale è valida se la data della decisione, pur non essendo apposta, è chiaramente desumibile dagli atti del procedimento, come il verbale della seduta deliberante. La Corte ha inoltre confermato la sufficienza della motivazione e la proporzionalità della sanzione.
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Tassazione dividendi IRAP: la Cassazione attende l’UE
Un istituto di credito contesta la tassazione dei dividendi ai fini IRAP, ritenendola in contrasto con la Direttiva europea "madre-figlia" che limita l'imposizione al 5%. I giudici di merito hanno respinto il ricorso. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea su casi analoghi, riconoscendo la centralità della questione di compatibilità tra la normativa nazionale e il diritto unionale.
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Cancellazione avvocato albo: rinvio udienza in Cassazione
Una società ricorre in Cassazione contro una cartella di pagamento. Il procedimento subisce una battuta d'arresto a causa della cancellazione dell'avvocato difensore dall'albo professionale. La Suprema Corte, per tutelare il diritto di difesa, dispone il rinvio della causa a nuovo ruolo, ordinando che la comunicazione della nuova udienza sia notificata direttamente alla parte. La decisione sottolinea l'importanza del contraddittorio e del diritto a una difesa tecnica effettiva, anche nel giudizio di legittimità, in caso di cancellazione avvocato albo.
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Rinuncia tacita alla legittima: guida pratica
Una figlia, agendo come erede della madre, ha citato in giudizio gli eredi del fratello per ottenere la quota di legittima lesa da donazioni passate. Gli eredi del fratello sostenevano che la madre avesse operato una rinuncia tacita alla legittima. La Corte di Cassazione ha respinto tale tesi, chiarendo che la rinuncia richiede comportamenti inequivocabili e concludenti, non desumibili dalla semplice inerzia o dalla mancata partecipazione a un precedente giudizio.
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Accertamento sintetico: prova contraria del Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento sintetico basato sul redditometro. La Corte ha chiarito che, per l'applicazione dello strumento, è sufficiente rilevare lo scostamento reddituale per due annualità, senza necessità di un accertamento formale per entrambe. Inoltre, ha ribadito l'onere del contribuente di fornire una prova documentale specifica che colleghi i redditi esenti alle spese contestate, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate.
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Trattenimento richiedenti asilo: i termini sono perentori?
Un cittadino straniero, trattenuto in un Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR), presenta domanda di protezione internazionale. Nonostante ciò, il suo trattenimento viene prorogato. L'uomo ricorre in Cassazione, sostenendo che il superamento dei termini per l'esame della sua domanda avrebbe dovuto comportare la fine del trattenimento. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale e la necessità di un approfondimento alla luce del diritto europeo, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare la causa a una nuova udienza. La decisione finale chiarirà se i termini procedurali per il trattenimento richiedenti asilo siano perentori.
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Improcedibilità ricorso: termini perentori in Cassazione
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché depositato oltre il termine perentorio di venti giorni previsto dalla legge, senza esaminare il merito delle questioni sollevate.
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Prova contraria: Cassazione sul reddito presunto
La Corte di Cassazione analizza un caso di accertamento fiscale nei confronti di un professionista. La sentenza impugnata, favorevole al contribuente, viene cassata perché la prova contraria fornita – un prospetto di flussi di cassa pluriennale – è stata ritenuta generica e non idonea a dimostrare la concreta disponibilità di risorse finanziarie per coprire le spese contestate nei specifici periodi d'imposta. La Corte ribadisce i rigorosi requisiti della prova contraria in materia di accertamento sintetico.
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Motivazione contraddittoria: sentenza tributaria nulla
Una società di servizi viene accusata di aver emesso fatture per operazioni inesistenti. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado annulla le sanzioni, ritenendo che l'Agenzia delle Entrate avesse ritirato le accuse. La Corte di Cassazione, tuttavia, rileva una motivazione contraddittoria nel giudizio di secondo grado, basato su un presupposto fattuale errato. La Cassazione cassa la sentenza, affermando che una decisione con affermazioni inconciliabili è nulla e deve essere riesaminata.
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Onere della prova vendita: la pesatura non basta
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova in un contratto di vendita. Un venditore ha richiesto il pagamento per una fornitura di grano basandosi su ricevute di pesatura, ma il tribunale ha respinto la richiesta. La Corte ha confermato che, in caso di contestazione, spetta al venditore dimostrare non solo la pesatura, ma l'effettiva conclusione del contratto e la consegna della merce. La sola documentazione di pesatura è stata ritenuta insufficiente, riaffermando che l'onere della prova del credito spetta a chi lo vanta.
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Trattenimento migranti: i termini sono perentori?
Un cittadino straniero contesta la proroga del suo trattenimento in un C.P.R., lamentando il mancato rispetto dei termini procedurali per l'esame della sua domanda di asilo. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla natura perentoria di tali termini, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La decisione sul caso è stata sospesa in attesa di un'altra pronuncia su una questione analoga, fondamentale per il tema del trattenimento migranti.
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Procura speciale: quando è valida per la Cassazione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la procura speciale conferita al difensore era stata rilasciata in data anteriore alla pubblicazione della sentenza impugnata, violando il requisito di posteriorità richiesto dalla legge per la validità dell'atto.
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Abuso di informazioni privilegiate: la prova presuntiva
La Corte di Cassazione conferma la sanzione CONSOB per un caso di abuso di informazioni privilegiate, basata su prove presuntive. La sentenza chiarisce che una catena di indizi gravi, precisi e concordanti, come intensi contatti telefonici e schemi di investimento paralleli, è sufficiente a provare l'illecito, senza violare il divieto di 'presunzione su presunzione'.
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Mansioni superiori: quando scatta il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19880/2024, ha confermato il diritto di un lavoratore del pubblico impiego al riconoscimento di mansioni superiori. La decisione si basa sul criterio della 'piena autonomia' nello svolgimento dei compiti, ritenuto elemento distintivo per l'inquadramento superiore. La Corte ha inoltre chiarito i limiti del ricorso per cassazione riguardo l'interpretazione dei contratti collettivi integrativi, la cui valutazione spetta al giudice di merito.
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Recesso per inadempimento e caparra: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19897/2024, ha stabilito che la parte adempiente in un contratto preliminare può legittimamente esercitare il recesso per inadempimento e trattenere la caparra, anche se inizialmente aveva richiesto la risoluzione del contratto. La Corte ha chiarito che lievi difformità urbanistiche, facilmente sanabili, non giustificano il rifiuto della controparte di stipulare il contratto definitivo. In questo caso, il rifiuto dell'acquirente di procedere all'acquisto è stato ritenuto un inadempimento grave, legittimando la ritenzione della caparra da parte del venditore.
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