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Art. 36 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 36 Codice di Procedura Civile

Opposizione a decreto ingiuntivo tra crediti nuovi e limiti
Una società creditrice ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per prestazioni professionali non pagate. La società debitrice ha notificato un atto di opposizione a decreto ingiuntivo, eccependo in compensazione un controcredito per lavori idraulici e chiedendo la condanna della controparte per la somma residua. Costituendosi nella causa di opposizione, la creditrice originaria non ha contestato il debito per i lavori idraulici, ma ha introdotto a sua volta nuove pretese economiche derivanti da incarichi del tutto autonomi rispetto alla lite. I giudici hanno dichiarato inammissibile questa contro-domanda tardiva ed estranea. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che il creditore opposto non può ampliare il processo con crediti slegati dalla difesa dell'opponente.
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Sospensione feriale rito lavoro: ricorso fuori tempo
Un libero professionista impugna una cartella esattoriale e la Cassa previdenziale chiede il risarcimento dei danni all'Agente della Riscossione per la prescrizione dei contributi dovuta a notifiche errate. Il giudice d'appello tratta le cause con il rito lavoristico e condanna l'Agente al risarcimento. L'Agente propone ricorso in Cassazione notificandolo a settembre e confidando nella pausa estiva. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per tardività: applicando il principio di ultrattività del rito, per le cause di lavoro non si applica la sospensione feriale rito lavoro. Il ricorso, inviato oltre il termine di sei mesi non sospeso ad agosto, viene respinto con condanna dell'Agente alle spese.
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Revocazione Sentenza: Quando un Errore di Fatto non è tale per la Cassazione
Un Lavoratore ha chiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione. La precedente sentenza aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso perché non aveva specificato dove trovare la Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) su cui si basava. Il Lavoratore sosteneva un errore di fatto, affermando che la CTU era nel fascicolo d'ufficio e quindi a disposizione della Corte. La Corte ha respinto la richiesta di revocazione sentenza. Ha chiarito che un errore di fatto riguarda solo fatti indiscussi, non la valutazione del giudice sulla conformità di un atto processuale ai requisiti di legge, come la specificità della localizzazione dei documenti.
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Ripetizione indebito ritenuta d’acconto: Giudice Civile decide, non Fisco
Un Cliente ha agito contro un Professionista per ottenere la ripetizione indebito ritenuta d'acconto e IVA, sostenendo di aver pagato due volte queste somme relative a prestazioni professionali. Il Professionista ha contestato la giurisdizione del giudice ordinario, ritenendo competente il giudice tributario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Professionista. Ha stabilito che le controversie tra sostituto e sostituito d'imposta, che non riguardano il rapporto con l'erario ma solo la legittimità delle ritenute tra privati, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. Il Cliente ha quindi ottenuto il diritto alla restituzione delle somme.
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Opposizione allo stato passivo: no a condanne contro la banca
Un istituto di credito ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per crediti derivanti da saldi di conto corrente. Il curatore si è opposto e ha formulato una richiesta di restituzione delle somme percepite indebitamente dalla banca per clausole nulle. Il Tribunale ha rigettato la pretesa della banca e anche la richiesta restitutoria del curatore. La Corte di Cassazione, nell'ambito del giudizio di opposizione allo stato passivo, ha stabilito che nel rito dell'articolo 99 della legge fallimentare non sono ammissibili domande autonome di condanna presentate dal curatore, ma soltanto eccezioni difensive. Pertanto, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la decisione sul merito della richiesta del curatore, confermando che tali pretese restitutorie devono essere azionate esclusivamente in un autonomo processo ordinario.
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Principio di prevenzione: salva anche l’immobile abusivo
Due vicini si scontrano in tribunale per la violazione delle distanze tra i rispettivi edifici. I primi proprietari chiedono l'arretramento della casa dei vicini, i quali rispondono con una domanda simile. La Corte d'appello ordina ai primi proprietari di arretrare il proprio immobile poiché quello dei vicini era stato costruito per primo. I primi proprietari ricorrono in Cassazione, sostenendo che l'edificio dei vicini fosse abusivo e che quindi non potesse beneficiare del principio di prevenzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'eventuale natura abusiva di una costruzione rileva solo nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Nei rapporti privati tra vicini, il principio di prevenzione si applica ugualmente, obbligando chi costruisce per secondo a rispettare le distanze legali, a prescindere dalla regolarità edilizia del primo fabbricato.
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Deducibilità costi black list: Fisco batte azienda in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda la deducibilità costi black list per oltre venti milioni di euro, relativi ad acquisti da fornitori in paradisi fiscali, oltre all'evasione dell'IVA sulle merci importate. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'azienda, ritenendo provata l'attività reale dei fornitori esteri. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno stabilito che la sentenza d'appello era nulla per motivazione apparente, non avendo spiegato concretamente perché i fornitori svolgessero un'attività commerciale prevalente. Inoltre, il giudice d'appello è incorso in ultrapetizione per aver annullato anche riprese fiscali non impugnate dall'azienda. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: no a nuove richieste dell’impresa
Un'impresa edile ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro due committenti per il saldo di lavori idraulici e termici. I committenti hanno proposto opposizione a decreto ingiuntivo, sostenendo di aver già pagato il dovuto e chiedendo i danni per vizi. Nel corso del giudizio, l'impresa ha avanzato una nuova richiesta di rimborso per l'acquisto dei materiali. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto solo in minima parte la pretesa dell'impresa, dichiarando inammissibile la nuova domanda sui materiali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che il creditore opposto non può proporre domande nuove che non dipendano strettamente dalle difese dell'opponente. L'impresa è stata condannata a pagare le spese legali.
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