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Art. 353-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 353-bis Codice Penale

Misure cautelari: anziano in carcere tra indizi e rischio recidiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo, confermando la misura cautelare della custodia in carcere. L'uomo era accusato di reati come turbativa d'asta e corruzione, aggravati dalla finalità mafiosa. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente valutato la *gravità indiziaria* basandosi su intercettazioni e altri elementi. Ha inoltre confermato le esigenze cautelari, sottolineando il rischio di reiterazione del reato nonostante l'età avanzata del ricorrente. L'interpretazione del linguaggio criptico nelle intercettazioni è stata considerata una questione di fatto, correttamente decisa dai giudici di merito.
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Sequestro probatorio sui pc: le indagini penali prevalgono sul TAR
Un imprenditore ha proposto ricorso contro il sequestro probatorio di cellulari e computer disposto nell'ambito di un'indagine per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. L'ipotesi d'accusa riguarda un presunto accordo con la pubblica amministrazione per l'acquisto di un terreno comunale a prezzo svantaggioso prima del cambio di destinazione d'uso. La difesa sosteneva la sproporzione del sequestro informatico e l'assenza di illecito evidenziata da una precedente pronuncia amministrativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la sentenza del giudice amministrativo non blocca le indagini penali e che il sequestro probatorio rispetta i principi di proporzionalità e motivazione quando definisce chiaramente il legame tra i dispositivi e i fatti contestati.
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Sequestro preventivo: il blind trust non salva il prestanome
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo del patrimonio di una società di servizi ecologici, respingendo il ricorso del suo amministratore. I giudici hanno chiarito che il terzo estraneo al reato che richiede la restituzione dei beni sequestrati non può contestare la sussistenza del reato stesso, ma solo dimostrare la propria buona fede e la titolarità del bene. Inoltre, la nomina di un amministratore formale e la costituzione di un blind trust sulle sole quote sociali non escludono il pericolo di reiterazione dei reati, qualora l'amministratore agisca come prestanome del reale gestore indagato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente
Il Dirigente Comunale ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro la condanna per il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. L'accusa riguardava il confezionamento di un bando di gara per servizi di nettezza urbana con requisiti "sartoriali" (come il possesso di una pressa idraulica) concordati con L'Imprenditore per favorire una specifica società. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni della difesa non riguardavano sviste materiali o errori percettivi della Corte, ma miravano a ottenere una inammissibile rivalutazione del merito della vicenda. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ingiusta detenzione: ricorso e carenza di interesse.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Nonostante il Tribunale avesse confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, la misura cautelare degli arresti domiciliari era già cessata per decorso dei termini massimi. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di una specifica dichiarazione volta a ottenere la riparazione per ingiusta detenzione, non sussiste un interesse concreto a impugnare un provvedimento ormai inefficace.
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Profitto confiscabile: l’onere della prova dell’imputato
La Cassazione ha respinto il ricorso di un imprenditore contro un sequestro, confermando che spetta all'indagato l'onere di provare quale parte dei suoi guadagni sia un profitto lecito. La semplice documentazione contabile generica è stata ritenuta insufficiente per distinguere il profitto confiscabile derivante dal reato dal corrispettivo per prestazioni legittime.
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