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Art. 353-bis Codice Penale — Anno 2024

Altri anni per Art. 353-bis Codice Penale

Scelta del contraente: quando non è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29214/2024, ha stabilito che non si configura il reato di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente se la procedura adottata dalla P.A. è una mera indagine di mercato senza criteri selettivi vincolanti. Il caso riguardava un affidamento diretto preceduto da una richiesta di preventivi a tre società. La Corte ha ritenuto che, in assenza di un vero e proprio vincolo competitivo, non si può parlare di 'gara', neanche informale, escludendo quindi l'applicabilità dell'art. 353-bis cod. pen. e dichiarando inammissibile il ricorso della parte civile.
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Spese legali ingiusta detenzione: quando paga lo Stato?
La Cassazione ha stabilito che in un procedimento per ingiusta detenzione, se il Ministero dell'Economia non si oppone al diritto all'indennizzo ma contesta solo l'importo richiesto, non può essere condannato al pagamento delle spese legali ingiusta detenzione. La Corte ha annullato la decisione che condannava lo Stato a rimborsare i costi legali a un cittadino, nonostante gli fosse stato riconosciuto un risarcimento, seppur in misura ridotta.
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Profitto del reato: come si calcola nei contratti?
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo per un valore di oltre 157.000 euro, stabilendo un principio chiave sul calcolo del profitto del reato. La sentenza chiarisce che, in caso di reati che viziano un contratto d'appalto ('reato in contratto'), il profitto confiscabile non è l'intero importo percepito dall'imprenditore. Bisogna invece sottrarre il valore delle prestazioni effettivamente eseguite e risultate utili per la controparte, in questo caso un ente pubblico. Il caso è stato rinviato al Tribunale del riesame per una nuova quantificazione che tenga conto dei costi sostenuti e del valore dei lavori eseguiti.
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Concorso esterno 416 bis: Cassazione chiarisce i limiti
Due imputati, condannati per partecipazione mafiosa, vedono il reato riqualificato in concorso esterno 416 bis dalla Corte d'Appello in sede di rinvio. La Cassazione dichiara inammissibili i loro ricorsi, confermando che il giudizio di rinvio era limitato alla sola qualificazione giuridica del fatto e non poteva riesaminare la responsabilità penale già accertata.
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Abuso d’ufficio: concessioni e discrezionalità
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di assoluzione per il reato di abuso d'ufficio a carico di un amministratore di società. Il caso riguardava la proroga di una concessione demaniale marittima ottenuta tramite un atto pubblico. La Corte ha ritenuto viziata la motivazione del giudice d'appello, che aveva definito l'atto contemporaneamente come 'meramente ricognitivo' e connotato da 'ampi margini di discrezionalità', una contraddizione logica. La decisione sottolinea che, anche dopo la riforma del 2020, l'abuso d'ufficio sussiste se vengono violate norme specifiche, e non solo principi generali, richiedendo un nuovo esame del caso.
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Reato di corruzione: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore contro l'annullamento di una misura cautelare per un politico locale accusato di corruzione. L'accusa sosteneva che il politico avesse ricevuto utilità da un'impresa in cambio della promessa di futuri appalti. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, sottolineando che per configurare il reato di corruzione è necessaria una chiara 'corrispettività funzionale' tra il vantaggio ricevuto e un atto specifico della funzione pubblica. Inoltre, il ricorso del PM è stato ritenuto inammissibile anche per non aver argomentato sulla persistenza delle esigenze cautelari.
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Estinzione illecito 231: società cancellata è assolta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25648/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di responsabilità amministrativa degli enti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando che la cancellazione di una società dal registro delle imprese comporta l'estinzione dell'illecito amministrativo previsto dal D.Lgs. 231/2001. Questo evento viene equiparato alla morte del reo, rendendo inapplicabili le sanzioni pecuniarie e interdittive. La decisione si fonda sull'effetto costitutivo ed estintivo della cancellazione, che fa venir meno il soggetto giuridico a cui la responsabilità e le sanzioni sono destinate, precludendo anche la possibilità di rivalersi su soci o liquidatori.
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Peculato per contratto nullo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'assoluzione di alcuni amministratori accusati di peculato per contratto nullo. Il caso riguardava pagamenti effettuati da una società a controllo pubblico a un'altra società partecipata per servizi di gestione calore, in base a un contratto poi dichiarato nullo in sede civile. La Suprema Corte ha confermato che, avendo la società ricevente effettivamente eseguito le prestazioni, seppur in modo parziale, il pagamento aveva una causa giustificativa e non configurava un'appropriazione illecita di fondi pubblici. La mera irregolarità del contratto non è sufficiente a integrare il reato di peculato.
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Turbata libertà del contraente: no a concorsi pubblici
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21104/2024, ha stabilito un importante principio in materia di reati contro la Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava un dirigente pubblico accusato, tra le altre cose, di turbata libertà del contraente per presunte irregolarità nella sua nomina. La Suprema Corte ha annullato l'accusa, specificando che il reato previsto dall'art. 353-bis c.p. non si applica alle procedure di assunzione di personale, ma solo a quelle finalizzate alla scelta di un contraente per la fornitura di beni o servizi. La sentenza ha inoltre affrontato la questione dell'inutilizzabilità delle prove derivanti da intercettazioni, estendendola anche ai dati di geolocalizzazione.
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Turbata libertà degli incanti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di reati contro la Pubblica Amministrazione, coinvolgendo funzionari pubblici e imprenditori. La sentenza chiarisce un punto fondamentale: il reato di turbata libertà degli incanti, previsto dall'art. 353-bis c.p., non è configurabile in caso di procedure di affidamento diretto, poiché queste non prevedono una gara o un atto ad essa equipollente. La Corte ha inoltre affrontato temi come la corruzione di un funzionario dopo il pensionamento e la rivelazione di segreti d'ufficio, annullando alcune condanne per insussistenza del fatto e rinviando per un nuovo giudizio su altre imputazioni.
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Competenza territoriale: Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale tra i Giudici dell'udienza preliminare di Lanusei e Oristano in un caso di corruzione e turbativa d'asta. La sentenza stabilisce che la giurisdizione spetta al tribunale del luogo in cui è stato commesso il primo tra i reati più gravi connessi, individuando in questo caso la competenza del Tribunale di Lanusei.
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Scambio elettorale: Cassazione su misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un politico contro un'ordinanza di arresti domiciliari. Le accuse includono associazione per delinquere, turbativa d'asta con aggravante mafiosa e scambio elettorale politico mafioso. Secondo l'accusa, l'indagato avrebbe manipolato appalti pubblici e stretto patti con esponenti legati a clan mafiosi per ottenere voti in favore della figlia, candidata alle elezioni regionali. La Suprema Corte ha ritenuto che il ricorso tentasse un inammissibile riesame dei fatti e ha confermato la logicità della decisione del Tribunale del Riesame, sia riguardo ai gravi indizi di colpevolezza sia sulla persistenza delle esigenze cautelari, data la presunzione relativa prevista per i reati di matrice mafiosa.
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Turbata libertà appalti: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5096/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di appalti pubblici. Il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.) non si configura quando un pubblico funzionario elude completamente la gara attraverso un affidamento diretto, anche se illegittimo. La Corte ha annullato senza rinvio le accuse relative a questo reato nei confronti di un dirigente pubblico, chiarendo che la norma punisce la manipolazione di una procedura competitiva esistente, non la sua totale omissione. Il caso è stato rinviato al Tribunale del riesame per una nuova valutazione sull'accusa di associazione per delinquere.
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