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Art. 353-bis Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 353-bis Codice Penale

Concorso o appalto? Limiti alla turbata libertà degli incanti
Il caso riguarda il presunto trucco di un concorso universitario per un posto di professore associato. Secondo l'accusa, il Direttore di un dipartimento e un Commissario avrebbero favorito una Candidata tramite minacce e accordi collusivi. In primo grado i soggetti venivano condannati per il reato di turbata libertà degli incanti. La Corte d'Appello ha annullato la sentenza, ritenendo che tale reato non si applichi ai concorsi per il personale. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Procuratore Generale. La Corte ha stabilito che la turbata libertà degli incanti tutela solo le gare d'appalto economiche e non i concorsi pubblici di assunzione. Estendere la norma violerebbe il divieto di analogia a sfavore dell'imputato. Gli atti tornano al pubblico ministero per valutare altre ipotesi di reato.
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Corruzione in atti d’ufficio: arresti per il dipendente pubblico
Il Tribunale del Riesame aveva concesso gli arresti domiciliari a un dipendente di una società pubblica, accusato di corruzione in atti d'ufficio per aver favorito alcune ditte in cambio di tangenti. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'insufficienza dei gravi indizi di colpevolezza e contestando l'attendibilità delle accuse dei coindagati e delle intercettazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che i dipendenti di società in house rivestono una qualifica pubblicistica e che la condotta di chi si mette stabilmente a disposizione del corruttore in cambio di denaro configura pienamente il reato, anche nel ruolo di intermediario.
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Abuso d’ufficio: assolto l’imprenditore per la proroga tecnica
Un imprenditore, rappresentante di una cooperativa, era stato condannato per concorso in abuso d'ufficio. L'accusa contestava lo slittamento temporale di una proroga tecnica per la gestione dei parcheggi comunali, concordato con i funzionari pubblici per consentire alla cooperativa di regolarizzare la propria posizione contributiva (DURC). La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che, a seguito della riforma del 2020, il reato di abuso d'ufficio richiede la violazione di specifiche e precise regole di condotta previste dalla legge. La semplice violazione dei principi generali di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, o l'uso della discrezionalità amministrativa nella proroga di un servizio, non è più sufficiente a integrare il reato. Di conseguenza, l'imprenditore è stato assolto.
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Sequestro preventivo: il blind trust non salva il prestanome
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo del patrimonio di una società di servizi ecologici, respingendo il ricorso del suo amministratore. I giudici hanno chiarito che il terzo estraneo al reato che richiede la restituzione dei beni sequestrati non può contestare la sussistenza del reato stesso, ma solo dimostrare la propria buona fede e la titolarità del bene. Inoltre, la nomina di un amministratore formale e la costituzione di un blind trust sulle sole quote sociali non escludono il pericolo di reiterazione dei reati, qualora l'amministratore agisca come prestanome del reale gestore indagato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Turbata libertà del contraente: offerta inviata non salva dalla condanna
Un imprenditore, condannato per aver turbato una gara pubblica tramite un accordo illecito (collusione), ha fatto ricorso sostenendo l'estinzione del reato. La Cassazione ha respinto la sua tesi, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione per turbata libertà del contraente. Il termine per la prescrizione non inizia a decorrere dalla presentazione di una singola offerta, ma solo dal momento in cui viene depositata l'ultima delle offerte frutto dell'accordo illecito. Poiché il ricorso dell'imprenditore era generico e non considerava le altre offerte, è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva. L'imprenditore ha perso la causa.
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Interesse all’impugnazione: ricorso inammissibile dopo la rinuncia
Un professionista, accusato di associazione per delinquere e turbativa d'asta per aver condizionato appalti pubblici in un ente locale, ha impugnato l'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari. Durante il giudizio di legittimità, la misura è stata sostituita con l'obbligo di dimora. La difesa ha dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse all'impugnazione, ma la Suprema Corte ha chiarito che l'interesse all'impugnazione ha natura oggettiva e non dipende solo dalla volontà della parte. Poiché il ricorso contestava i presupposti stessi della colpevolezza, l'utilità del giudizio permaneva nonostante l'attenuazione della misura. La dichiarazione di disinteresse è stata quindi riqualificata come rinuncia, portando alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso con condanna alle spese, ma senza sanzione pecuniaria aggiuntiva.
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Turbativa d’asta e natura degli enti pubblici
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per diversi soggetti coinvolti in una sistematica turbativa d'asta riguardante forniture energetiche gestite da un consorzio. Il cuore della vicenda riguarda la manipolazione di procedure ad evidenza pubblica per favorire un gruppo societario specifico, sfruttando la natura ambigua del consorzio come centrale di committenza. La Corte ha ribadito che la qualifica di ente pubblico deve essere valutata secondo criteri sostanziali e funzionali, legati alle finalità di interesse generale perseguite, indipendentemente dalla forma privatistica assunta. Nonostante la prescrizione di alcuni capi d'imputazione, l'impianto accusatorio relativo all'associazione per delinquere e ai reati di falso è stato confermato.
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Ingiusta detenzione: ricorso e carenza di interesse.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Nonostante il Tribunale avesse confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, la misura cautelare degli arresti domiciliari era già cessata per decorso dei termini massimi. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di una specifica dichiarazione volta a ottenere la riparazione per ingiusta detenzione, non sussiste un interesse concreto a impugnare un provvedimento ormai inefficace.
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Carenza di interesse e spese nel ricorso penale
Un indagato per reati contro la pubblica amministrazione ha impugnato l'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari. Successivamente, il GIP ha revocato la misura, rendendo inutile la decisione della Cassazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità per carenza di interesse, stabilendo che non sono dovute spese processuali poiché il venir meno dell'interesse non è imputabile al ricorrente.
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Corruzione senza corruttori: la Cassazione annulla
Un consigliere comunale era stato condannato per corruzione in relazione all'assegnazione di appalti pubblici. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo il principio della "corruzione senza corruttori". La Corte ha stabilito che la corruzione richiede un accordo bilaterale; l'assoluzione dei privati per mancanza di dolo (intento criminale) fa venire meno l'accordo stesso, rendendo insussistente il reato.
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Abuso d’ufficio: ricorso inammissibile e giudicato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura in un caso di abuso d'ufficio. I dirigenti di un'associazione, assolti in appello a seguito della riforma del 2020 che ha decriminalizzato la violazione di regolamenti, non possono essere giudicati per un altro profilo dello stesso reato (abusivismo edilizio) se questo non è stato oggetto di appello contro la sentenza di primo grado. La Corte ha applicato il principio del giudicato progressivo, stabilendo che la mancata impugnazione su un punto specifico cristallizza la decisione su quel punto.
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Proroga indagini preliminari: i limiti della sanatoria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare a causa di vizi procedurali legati alla proroga delle indagini preliminari. La Corte ha stabilito che un provvedimento di proroga tardivo non può sanare retroattivamente gli atti di indagine compiuti dopo la scadenza dei termini, specialmente in assenza di una sequenza ininterrotta di richieste di proroga. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione sulla base degli atti utilizzabili.
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Vizio di motivazione: Cassazione annulla ordinanza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare a carico di un imprenditore accusato di corruzione e turbativa d'asta. La decisione non entra nel merito delle accuse, ma si fonda sul vizio di motivazione del Tribunale del Riesame, che aveva confermato la misura senza rispondere adeguatamente alle specifiche contestazioni della difesa, limitandosi a replicare le argomentazioni del primo giudice. La sentenza rinvia il caso per un nuovo esame.
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