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Art. 352 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 352 Codice di Procedura Penale

Frode nell’esercizio del commercio: etichette false e sigilli ok
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei due titolari di un'azienda alimentare contro il sequestro di confezioni di cibo. I prodotti presentavano etichette ingannevoli che indicavano la provenienza da uno stabilimento con bollatura sanitaria in realtà già revocata dalla Regione. Tale condotta integra il reato di frode nell'esercizio del commercio. I giudici hanno confermato la legittimità del sequestro probatorio, chiarendo che le incongruenze formali presenti nel decreto (come date errate o clausole prestampate) costituiscono meri errori materiali che non annullano il provvedimento. Di conseguenza, il sequestro rimane valido e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fuga dal bar: Cassazione valida la perquisizione preventiva stupefacenti
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di una perquisizione in un locale, scattata dopo la fuga improvvisa dei clienti alla vista delle forze dell'ordine. La sentenza chiarisce che la perquisizione preventiva stupefacenti, prevista dalla legge sulla droga (art. 103 D.P.R. 309/90), ha presupposti diversi da quella ordinaria. Non serve un reato già accertato, ma basta un 'fondato motivo', come un comportamento sospetto, per giustificare l'intervento urgente della polizia. Il controllo del giudice su tale atto deve limitarsi a una verifica della ragionevolezza della scelta degli agenti al momento dei fatti, senza sostituirsi alla loro valutazione discrezionale. La Corte ha quindi annullato la decisione del giudice che aveva invalidato la perquisizione, confermandone la piena validità.
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Soldi nel letto e spaccio: il tempo non basta a escludere il reato
Un indagato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio viene scarcerato perché è passato molto tempo dai fatti. Il Pubblico Ministero fa ricorso e vince. La Corte di Cassazione stabilisce che il tempo da solo non basta a escludere il pericolo di reiterazione del reato. La scoperta di 12.000 euro in contanti, nascosti in casa dell'indagato, è un elemento concreto che dimostra la sua attuale pericolosità sociale e il legame ancora vivo con l'attività criminale. La scarcerazione è quindi annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Lancio di oggetti: condanna per sassi contro il bus.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti responsabili del lancio di oggetti contro un pullman di tifosi avversari. Gli imputati erano stati sorpresi con pietre occultate dopo un tentativo di fuga. La difesa ha eccepito la nullità della perquisizione e la tardività della notifica dell'udienza, ma la Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Le nullità sollevate, essendo a regime intermedio, dovevano essere eccepite tempestivamente nei gradi di merito. Inoltre, è stata negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della natura organizzata e collettiva dell'azione violenta.
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Sequestro preventivo: quando il denaro è profitto reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni imprenditori contro il sequestro preventivo di una cospicua somma in contanti, ritenuta profitto di reati fiscali. La sentenza ribadisce che il ricorso per cassazione contro misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge e non per vizi logici della motivazione, a meno che questa non sia totalmente assente o meramente apparente.
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Ricorso per saltum: conversione in appello
Due imputati, condannati in primo grado per il commercio illegale di specie vegetali protette, presentano un ricorso per saltum direttamente in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, rileva che i motivi di impugnazione non riguardano pure violazioni di legge, ma contestano nel merito la valutazione delle prove. Di conseguenza, il ricorso viene convertito in un regolare appello e il caso trasmesso alla Corte d'Appello competente, in applicazione dei limiti procedurali previsti per il ricorso per saltum.
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Custodia cautelare: la Cassazione e le prove sufficienti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo accusato di violenza sessuale e atti persecutori ai danni di due minori, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La sentenza sottolinea come le lievi discrasie nelle testimonianze delle vittime non ne inficino l'attendibilità e chiarisce che la mancata notifica del decreto di sequestro al difensore non ne causa la nullità, ritenendo la misura detentiva proporzionata alla gravità dei fatti e al pericolo di reiterazione del reato.
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Concorso emissione fatture: il ruolo del consulente
Un consulente fiscale e due legali rappresentanti di società cartiere sono stati condannati per concorso emissione fatture. La Cassazione ha confermato le responsabilità, ritenendo il consulente il perno della frode, nonostante non fosse il legale rappresentante delle società emittenti. I suoi ricorsi, basati su presunte irregolarità nell'acquisizione di una pen drive con le fatture, sono stati giudicati inammissibili.
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Perquisizione polizia giudiziaria: quando è lecita?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo sottoposto a misura cautelare per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la perquisizione della polizia giudiziaria, anche se svolta nel contesto di un'attività investigativa programmata, è pienamente legittima se avviene in stato di flagranza di reato. Di conseguenza, le prove raccolte, come la sostanza stupefacente e una cospicua somma di denaro, sono utilizzabili. La sentenza ha inoltre confermato la gravità dei fatti, escludendo l'ipotesi di spaccio di lieve entità, e la proporzionalità della misura cautelare applicata.
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Sequestro probatorio di smartphone: i limiti del potere
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20374/2024, ha rigettato il ricorso di un indagato per reati contro minori, confermando la legittimità del sequestro probatorio dei suoi dispositivi elettronici. La Corte ha chiarito che, in presenza di una notizia di reato già delineata, il sequestro non è 'esplorativo' ma 'istruttorio', finalizzato ad approfondire i fatti. La proporzionalità della misura è garantita non dalla preselezione dei dati, ma dalla limitazione temporale del vincolo, che deve durare solo il tempo necessario agli accertamenti tecnici.
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Acquisizione codice IMEI: Cassazione conferma legalità
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Il punto legale cruciale riguarda l'acquisizione del codice IMEI dei telefoni cellulari. La Corte ha confermato che questa attività, finalizzata a identificare il dispositivo e non le comunicazioni, non richiede una preventiva autorizzazione giudiziaria, rendendo legittime le intercettazioni successive. È stata inoltre confermata l'esistenza di una strutturata organizzazione criminale sulla base delle prove raccolte.
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Deposito incontrollato di rifiuti: la Cassazione decide
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per deposito incontrollato di rifiuti. Confermato che la responsabilità del legale rappresentante sussiste anche per omessa vigilanza sui dipendenti e che le prove raccolte, anche con ingresso non autorizzato, sono valide. Rigettata l'applicazione della particolare tenuità del fatto per la gravità della condotta.
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Inammissibilità del ricorso: perquisizione e sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'eventuale illegittimità della perquisizione non invalida il successivo sequestro del corpo del reato, come la droga. Tutti gli altri motivi di ricorso, inclusa la presunta mancata conoscenza della lingua italiana e la richiesta di attenuanti, sono stati respinti perché ritenuti generici o manifestamente infondati, confermando così la condanna dei giudici di merito.
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